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Riassunto

Il dottor Zivago - Riassunto


Boris Pasternak

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Il romanzo narra le vicende di un medico russo, il dottor Jurij Andreevic Zivago partendo dalla sua adolescenza e parallelamente da quella della sua futura moglie Tonja Gromeko sullo sfondo della rivolta del 1905.
Dopo gli anni della prima gioventù, la storia prosegue, alternando immagini della guerra e della Rivoluzione del 1917, con il matrimonio del dottore e la fuga della coppia dalla Rivoluzione in Siberia.
Qui, il dottore, obbligato a una certa inattività, comincia a frequentare le biblioteche locali dove incontra Larisa Antipova (che aveva già conosciuto come crocerossina durante la guerra, quando il martio di lei era disperso sul fronte). I due diventano amanti, ma Zivago (uomo sostanzialmente debole) vive con un sentimento contrastante questa relazione, amando ancora la moglie. Decide così di confessare tutto alla consorte, ma viene aggregato di forza - prima di poterlo fare - da un gruppo di partigiani rossi capitanato proprio da Pavel Antipov (marito di Larisa) che combatte contro i distaccamenti "bianchi". Zivago scoprirà questa identità solo più tardi perché Antipov si fa chiamare Strel'nikov.


Dopo qualche mese Zivago, finalmente libero, può tornare a Mosca, ma nel frattempo la sua famiglia è stata espulsa in quanto anti-sovietica e vive a Parigi.
Trovato un lavoro come medico, Zivago - che convive con la figlia del suo ex portinaio, Marina Capova - spera di riuscire a far rientrare i suoi cari o partire egli stesso per la Francia.
Negli stessi mesi Tonja Zivago sta combattendo dal suo esilio per ottenere il visto di rientro in patria. Ma quando ci riuscirà sarà troppo tardi: Zivago sarà già morto d'infarto.



il volto di Zivago è ormai legato a quello di Omar Sharif - qui con Julie Christie - che l'ha interpretato nel film di David Lean nel 1965


NOTE CRITICHE E STORICHE


Quando, nel novembre del 1957, dopo travagliate vicende, la Feltrinelli pubblicò Il dottor ŽZivago nella traduzione storica di Pietro Zveteremich, Boris Pasternak scrisse a un'amica:
‟Per un cieco gioco del caso il mio sogno si è realizzato, per quanto io forzosamente lo ostacolassi”.
Queste parole contraddittorie testimoniano l'atteggiamento e lo stato d'animo dell'autore nei confronti della propria opera: da un lato l'urgenza della scrittura, l'esigenza pressante di mettere sulla carta l'analisi puntuale e sofferta di un cambiamento epocale, nel quale però si muovono mille microcosmi personali, i percorsi individuali dei personaggi che si intrecciano e si allontanano, e nel quale l'artista sempre e comunque si interroga sul senso e sulla funzione dell'arte; dall'altro, invece, la consapevolezza delle conseguenze che quella prima esigenza avrebbe avuto sulla propria vita e sulla vita delle persone care.
Fino al novembre del 1957 Pasternak era considerato fondamentalmente un poeta e un traduttore: sopravvissuto alla propria generazione, sterminata da suicidi, morti violente, stenti, aveva sviluppato appieno il proprio percorso poetico cominciato nel 1913 con Il gemello tra le nuvole e continuato con Al di sopra delle barriere (1916), Mia sorella la vita (1922), i poemi L'anno Novecentocinque e Il luogotenente Schmidt (1925) e così via, fino alle poesie che compongono l'ultimo capitolo di ŽZivago.
L'esperienza della grande traduzione l'aveva invece tenuto in un contatto profondo con le radici della cultura europea: due nomi, soprattutto, ci fanno capire l'importanza di questa attività di Pasternak – Shakespeare (da Amleto a Romeo e Giulietta, da Otello a Macbeth) e Goethe (Faust). E, in quegli stessi anni, il poeta aveva portato avanti nel tempo anche l'attività di scrittore, dapprima come corollario all'opera in versi, ma in seguito con un peso sempre più importante e fondamentale, fino a trovare un equilibrio ideale proprio nell'ultima opera.
Dopo il novembre del 1957, Pasternak venne espulso dall'Unione degli Scrittori, subì una violenta campagna denigratoria, rischiò di essere privato della cittadinanza sovietica e di essere quindi espulso dal suo paese: parallelamente si sviluppò l'odissea del testo russo del suo romanzo, che dopo una prima edizione pirata in Olanda, fu pubblicato da Feltrinelli, quindi rivisto e migliorato nel 1978, mentre il testo definitivo apparve sul ‟Novyj Mir” nel 1988 e, in volume, nel 1991.
Anche la traduzione italiana, nel frattempo, era passata attraverso complesse vicissitudini e revisioni, operate da Maria Olsufieva, Mario Socrate e da Zveteremich stesso.
Recentemente si è valorizzato un aspetto dell'opera che nel corso delle varie revisioni era passato in secondo piano, ovvero l'attenta riflessione condotta da Pasternak sull'evoluzione della lingua russa dal livello alto della grande letteratura di fine Ottocento alla lingua delle sigle e degli acronimi della rivoluzione, alla lingua imbarbarita di un popolo passato attraverso gli orrori del terrore staliniano e della guerra.
(fonte: archivio storico Feltrinelli)


Da sottolineare che
"Le violente polemiche suscitate dall'attribuzione del Premio Nobel nel 1958 all'autore non hanno certo aiutato a definire il vero significato dell'opera: nel Dottor Zivago si è voluto infatti denunziare, o celebrare, secondo i casi, un attacco sistematico contro il regime comunista russo.
Pasternak dichiarò ripetutamente di non ave affatto voluto scrivere un libello, ma una 'testimonianza d'artista'; la sua opera non può quindi riflettere un solo punto di vista, mentre non tutte le parole ch'egli fa dire ai proprio personaggi possono essere ritenute espressione del suo personale pensiero."
(fonte: Dizionario Bompiani delle Opere)



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