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Recensioni


    • Il Il nostro agente all'Avana di Greene Graham


      Ingredienti: un ingenuo e attira-guai venditore di aspirapolveri inglese, un incarico casual-surreale da agente segreto a Cuba, un contorno di compagni reali e collaboratori immaginari, varie situazioni paradossali tra omicidi, pedinamenti, rapporti segreti. Consigliato: a chi si costruisce castelli di carte con la fantasia per abitarci realmente, a chi crea commedie degli equivoci senza più riuscire a distruggerle.



      Scritto da angebet, lunedì 24 febbraio 2020

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    • Kafka sulla spiaggia di Murakami Haruki


      Lo diciamo senza mezzi termini, Kafka sulla spiaggia (2002) è un capolavoro di evocazione impressionista a qualsiasi livello lo si voglia considerare. Nella scrittura di Murakami convergono musica alta e musica intesa bassa in quanto popolare (da una parte Beethoven e dall’altra Prince) così come convergono cinema alto e cinema “basso” (da una parte Francois Truffaut e dall’altra Indiana Jones). Non solo, in questo mix postmoderno convergono pittura, poesia, libri vecchi e nuovi, filosofia ottocentesca e tragedia greca, suspense da romanzo mystery, umorismo, esasperazioni sessuali rubate di peso dalla profezia di Edipo, e diventano un unico flusso visionario di maledizioni e simboli, sesso, scene cruente e tenere, astrazioni introspettive come il miglior David Lynch… Questo insieme lo chiameremo Tesi. Una Tesi moderna che “esce fuori da sé” e si proietta su una Antitesi antica, quella delle tradizioni religiose giapponesi, e nella fattispecie dello shintoismo. Lo shintoismo di Murakami non ha niente a che fare con quello Imperiale, settario e di Stato. Semmai, attraverso le sue riflessioni sull’importanza della famiglia e sulla sacralità della natura, fonde la corrente templare (fondata sul culto all’interno dei templi jinja, a loro volta radunati sotto il manto della Chiesa Shintoista) con quella popolare (mai canonizzata e sempre in divenire). Alla fine di questa dialettica intesa in senso hegeliano, la Tesi popolare, rinata nell’Antitesi shintoista, “ritorna in sé” come Sintesi complessa e naturale allo stesso tempo. Che in fondo è lo stile stesso della scrittura di Murakami: profonda e semplice allo stesso tempo... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/kafka-sulla-spiaggia-di-haruki-murakami/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 15 febbraio 2020

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    • Il Il cacciatore di aquiloni di Hosseini Khaled


      Baba è cresciuto sin da piccolo insieme ad Ali, un orfano accolto in casa dal papà giudice dopo che questi aveva “condannato all’esercito” i due drogati che ne avevano ucciso i genitori. Baba e Ali crescono come fratelli. Il primo non ha studiato legge come il genitore ma è diventato un ricco mercante; il secondo gli è sempre stato vicino in qualità di servo. Il primo è pashtun, il secondo hazara. Ali, inoltre, è stato reso zoppo da una poliomelite. Corsi e ricorsi storici. Amir, il figlio di Baba, è cresciuto sin da piccolo insieme ad Hassan, il figlio di Ali: i due hanno sempre vissuto nella povera capanna nel cortile della casa di Baba, la più ricca di Kabul. Amir diventerà un rinomato scrittore, Hassan rimarrà analfabeta come tutti i servi. Il primo ha perduto la madre durante il parto, il secondo è stato abbandonato dalla madre dopo il parto. Il primo è pashtun, il secondo hazara. Hassan, come il padre Ali, presenta una vistosa deformazione: ha il labbro leporino sin dalla nascita. Non mancano i colpi di scena e i rovesci di fortuna, neanche fossimo in un film hollywoodiano, tanto da far venire meno a questo punto la sospensione di incredulità garantita dall’uso descrittivo della prima persona singolare. Nel racconto non prevale tanto lo scontro tra la modernità americana e l’arretratezza talebana quanto il contrasto tra la splendente civiltà afghana di una volta e quella degradante di oggi sotto l’egemonia dei terroristi. Il cacciatore di aquiloni, best-seller mondiale del 2003 e in Italia pubblicato da Edizioni Piemme, è il primo romanzo dello scrittore afghano Khaled Hosseini. Pashtun di Kabul, Khlaed è figlio di un diplomatico, insieme alla famiglia costretto a fuggire di città all’età di 10 anni film, quindi ottenne l’asilo politico in California… esattamente come Amir, il protagonista del libro.Khaled Hosseini firmerà altri casi editoriali negli anni a venire, come Mille splendidi soli e E l’eco rispose, sempre incentrati sull’Afghanistan straziato dagli estremisti islamici, ma è questo il romanzo che lo ha imposto all’attenzione del grande pubblico e dal quale Marc Forster ha tratto l’omonimo film del 2007... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/il-cacciatore-di-aquiloni-di-khaled-hosseini/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 1 febbraio 2020

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    • L' L' altra Grace di Atwood Margaret


      Ingredienti: una giovanissima domestica canadese accusata di omicidio, un medico statunitense che la analizza intimamente, un percorso di riscoperta di una verità mai emersa, un racconto a due voci tra episodi del presente e ricordi del passato. Consigliato: a chi ama ricostruire la realtà con la fantasia, a chi gradisce un amalgama di temi diversi (giustizia, amore, psicanalisi).



      Scritto da angebet, domenica 26 gennaio 2020

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    • La La principessa e la regina. E altre storie di donne pericolose di


      A differenza de Il cavaliere dei sette regni (dove le tre novelle raccolte sono tutte scritte da George R.R. Martin), il volume inaugurato dal racconto La principessa e la regina è in realtà una raccolta di altre storie di donne pericolose scritte da altri ancora autori, uomini e donne. Messi insieme grazie all’appello fatto ad autori di prima grandezza da Gardner Dozois, il più importante editor americano di fantasy e fantascienza (è stato premiato ben quindici volte per il suo lavoro con il Premio Hugo), i racconti in questione spaziano attraverso ogni genere di fiction. L’antologia, curata dalla coppia Dozois e Martin, è stata pubblicata per la prima volta nel 2013 e insignita l’anno successivo del prestigioso World Fantasy Award. Solo da noi in Italia La principessa e la regina apre la raccolta e solo da noi in Italia è stata aggiunta la seconda parte del titolo: e altre storie di donne pericolose. Nella versione originale, invece, il racconto di Martin chiude la raccolta. Per il resto, l’ordine con il quale sono disposti gli altri racconti segue l’indice originale. Sempre in Italia il libro è stato pubblicato in due differenti versioni: quella dalla copertina rigida divisa in due parti, e quella unica in edizione economica con copertina flessibile. Ma del secondo volume, contenente gli altri undici racconti della versione originale, non c’è ancora traccia. Donne forti e fiere, che si distinguono per tenacia e per pericolosità, sono il traversale filo conduttore di questo dizionario sui generis. In particolare, La principessa e la regina è un affresco epico che funge da prequel de Le cronache del ghiaccio e del fuoco. Il fantasy medievale da molti conosciuto solo attraverso il suo celeberrimo adattamento televisivo su HBO trova il suo antefatto in quello che ha più la forma di un trattato che di un racconto in senso stretto... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/la-principessa-e-la-regina-di-g-r-r-martin-e-g-dozois/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 25 gennaio 2020

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    • Mindhunter. La storia vera del primo cacciatore di serial killer americano di Olshaker Mark e Douglas John


      Non solo americano. Probabilmente abbiamo a che fare con il primo cacciatore “del buio“ (così lo definisce Donato Carrisi nella sua prefazione) in assoluto. Ad ammetterlo è lo stesso “cacciatore”, al secolo John Douglas, quando nelle prime pagine di Mindhunter scrive che non esistono predecessori “reali” del suo mestiere ma esistono solo nella narrazione criminale. Douglas rintraccia l’antesignano del suo lavoro in Auguste Dupin, il detective inventato da Edgar Allan Poe per I delitti della Rue Morgue, il primo investigatore letterario a valutare l’importanza del comportamento criminale per la risoluzione del caso. Altro eccellente “antenato” viene ovviamente individuato in Sherlock Holmes con il suo metodo abduttivo e Douglas, non senza una nota vanesia, ci fa sapere come il cognome da nubile di sua madre fosse Holmes! L’identica schiettezza lo porta ad affermare quanto piacere ricavò quando, quella volta in cui era impegnato nelle indagini per un caso di omicidio nel Missouri, il St. Louis Globe-Democrat lo definì “il moderno Sherlock Holmes“. Battuta ripresa nella prima stagione della serie TV che Joe Penhall ha ideato per Netflix a partire da questo testo fondamentale: Mindhunter, appunto. Nella scena in questione gli agenti Holden Ford (il personaggio ispirato al “vero” John Douglas e interpretato da Jonathan Groff) e Bill Tench (interpretato da Holt McCallany ma non associabile al co-autore del libro, Mark Olshaker, produttore di documentari e del programma Mind of a Serial Killer nominato agli Emmy) sono agli inizi della loro attività; quando Holden viene definito “il moderno Sherlock Holmes” nell’ufficio di un investigatore di provincia, la cosa suscita la gelosia del collega. A lungo tempo introvabile e pubblicato nuovamente da Longanesi, Mindhunter parte dalla fine. Cioè dal momento in cui un uomo che ha sempre messo il suo talento e i suoi interessi al servizio della collettività finisce per non reggerne più il peso. Mindhunter parte dal momento in cui John Douglas rischia di morire colpito da una encefalite acuta. Scopriamo di vero cosa c'è di vero e cosa c'è di inventato nella serie tv Mindhunter e cosa aspettarci dalle prossime stagioni... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/mindhunter-libro-vs-serie-tv/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 18 gennaio 2020

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    • Le Le correzioni di Franzen Jonathan


      Ingredienti: una coppia di genitori statunitensi sul viale del tramonto, tre figli adulti diversi e lontani, tante vite in bilico tra fallimenti e successi, un ultimo Natale da passare tutti insieme tra imprevisti e incidenti. Consigliato: a chi è abituato a fare bilanci della propria vita lavorativa e familiare, a chi corregge di continuo la propria rotta per non affondare.



      Scritto da angebet, lunedì 13 gennaio 2020

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    • Cajambre di Romero Armando


      Cajambre è la regione che prende il nome dal principale fiume che l’attraversa, il Cajambre, per l’appunto. Chi lo abita? Da una parte i paisas, ovvero i nuovi venuti, dall’altra i culimochos, quelli che vivono lì dall’epoca coloniale. In questo intrigante romanzo portato in Italia da Bibliotheka Edizioni, l’autore rievoca e romanza esperienze da lui realmente vissute nel villaggio di Playitas fra bianchi, neri e meticci. Una gioventù trascorsa negli anni ’60 a leggere André Gide sulle palafitte, ad ascoltare i racconti degli zii (Dona Elodia con il marito Arsecio, e il fratello di lei, zio Segundo), proprietari delle segherie che danno lavoro agli indigeni e riforniscono i gringos di un legno pregiato detto chachajo o “comino crespo”. Cajambre è il quarto libro di Armando Romero, uno dei più significativi romanzi latini di uno dei più interessanti autori sudamericani contemporanei. Pubblicato per la prima volta nel 2011 dalla Fundaciòn Municipal de Cultura Ayntamento de Siero in Spagna (dove ha vinto il Premio Novela Corta de Siero), in una seconda edizione nel 2012 per i tipi delle Ediciones B di Bogotà e ancora nello stesso anno dalla Editorial Difàcil di Villadolid, racconta un periodo (i ’60) di transizione. Un decennio di passaggio non solo per il mondo occidentale, come ci raccontano le lunghe passeggiate in macchina di C’era una Volta… a Hollywood, ma anche per il sud del Pacifico. Come specifica la nota finale del traduttore Claudio Cinti, subito dopo il fondamentale glossario di localismi espressamente voluto dall’autore, la stessa lingua usata è una forma di transizione dall’antico nativo al moderno spagnolo... Se ti è piaciuto l'inizio continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/cajambre-di-armando-romero/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 11 gennaio 2020

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