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Recensioni


    • Dell'arte poetica di Aristotele


      Come meglio specificato nei Lineamenti Storici che introducono Dell’arte Poetica di Aristotele, edizione curata da Carlo Gallavotti per la Mondadori, si tratta di un’opera di appunti o lezioni dedicata da Aristotele alla cerchia ristretta della sua scuola peripatetica. L’indagine di Aristotele è una rivendicazione realistica della poesia contro la condanna platonica. La definizione della poesia come mimesi è molto più antica di Platone, ma Aristotele rivaluta il concetto di mimesi sotto un duplice aspetto: sia come istruzione dell’uomo sia come un superiore diletto dell’animo. Concepisce la poetica (ars poetica) come un mestiere: è un’ars, una tecnica, che ha bisogno di norme dettate dalla coerenza artistica della vicenda rappresentata e non dal piano morale. Le norme del mestiere non potrebbero però mai da soli produrre un poeta eccelso. Platone vedeva nella mimesi artistica una degradazione della realtà, Aristotele una intuizione del vero. Per la prima volta viene affermata l’autonomia dell’arte, che è una categoria a sé stante dello spirito. Il trattato si concentra sulla tecnica della composizione poetica, ovvero su contenuto e forma. Ma la costruzione logica non esclude l’estro, la fantasia. La poesia è dunque un logos che parla all’animo della gente e non alla ragione... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/scriveresenzagloria3-dellarte-poetica-di-aristotele/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 8 agosto 2020

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    • Macchine come me di


      Ingredienti: un anno del passato (1982) più tecnologico del presente, un automa evoluto capace di sviluppare sentimenti, poesie e ragionamenti, una coppia cui viene sconvolta la vita dal robot domestico, uno scontro tra la limpida razionalità delle macchine e le complesse contraddizioni degli umani. Consigliato: a chi vuol godersi un riuscito mix di elettronica ed antropologia, a chi vuol riabilitare il genio poco longevo di Alan Turing.



      Scritto da angebet, mercoledì 5 agosto 2020

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    • La La rifondazione di Dune. Il ciclo di Dune. Vol. 6 di Herbert Frank


      La rifondazione di Dune (1985) è il sesto ed ultimo episodio del Ciclo di Dune, almeno di quelli firmati dal suo autore principale, Frank P. Herbert, perché come sappiamo la saga è poi continuata con altre storie scritte dal figlio Brian Herbert in collaborazione con Kevin J. Anderson. Ma di questo parleremo più avanti. Nel Ciclo delle Fondazioni di Isaac Asimov, di cui presto vedremo la serie TV, tutto quanto era stato calcolato dalla Psicostoria, persino gli imprevisti e le ribellioni alla Psicostoria stessa. Così l’originalità del Ciclo di Dune si va affiev olendo sempre più nella sua seconda parte in quanto sembra ricalcare lo stratagemma di Asimov: ogni avvenimento di trama viene piegato al piano previsionale lungo millenni del tiranno Leto II. Il dubbio con il quale ci aveva lasciato il finale del quinto episodio era: e se la distruzione del pianeta Dune, una distruzione voluta dal Bene Gesserit per sbarazzarsi delle trote delle sabbie nelle quali sopravviveva la coscienza mnemonica del tiranno, fosse stata anch’essa prevista dal tiranno stesso? Come si dice “le vie del Signore sono infinite”, in questo caso la via è una sola: il Sentiero Dorato cominciato con il martirio del tiranno, il sentiero attraverso il quale si è incasellato il destino umano per i secoli a venire... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/la-rifondazione-di-dune-di-frank-p-herbert/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 1 agosto 2020

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    • Allmen e le libellule di Suter Martin


      Ingredienti: un dandy svizzero pieno di debiti e di spese, l’amore per l’arte come forma (poco lecita) di sopravvivenza, un furto di soprammobili di valore come occasione definitiva per risollevarsi, una sequenza di pericolosi imprevisti come prova delle proprie capacità di sopravvivere. Consigliato: a chi vive spensieratamente nelle difficoltà economiche, a chi tira fuori il meglio di sé nelle avversità.



      Scritto da angebet, lunedì 27 luglio 2020

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    • Gli Gli eretici di Dune. Il ciclo di Dune. Vol. 5 di Herbert Frank


      Gli eretici di Dune (1984) di Frank P. Herbert è il quinto episodio della saga iniziata circa vent’anni prima con il capolavoro Dune (1965), il più grande connubio che si sia mai operato a livello letterario fra fantascienza ed epica. Apparentemente, anche questo volume non si distacca dai precedenti in termini stilistici: capitoli di grandezza omogenea, non numerati e introdotti da citazioni estrapolate da testi immaginari, compresenza di più punti di vista all’interno di uno stesso capitolo, ecc. La storia de Gli eretici di Dune riparte millenni dopo i fatti raccontati nel precedente volume della saga, L’imperatore-dio di Dune (1981). Il tiranno Leto II è morto. Con la sua scomparsa si sono verificate tre cose. Uno: l’Impero che dominava nel nucleo centrale della galassia si è dissolto. Due: il martirio del tiranno ha indicato ai fedeli il Sentiero Dorato da percorrere per i successivi 3.500 anni (cioè fino a quando comincia la storia del presente volume). Tre: ha avuto luogo la Dispersione, ovvero l’emigrazione dell’umanità dal centro della galassia sino alla sua lontana periferia. Cosa succede adesso? Alcuni coloni che hanno espanso l’umanità stanno facendo ritorno a quello che un tempo era il centro dell’Impero, in particolare stanno per rientrare le crudeli Matres Onorate, un numerosissimo mix della psiche delle Bene Gesserit e della potenza delle Ittiointerpreti... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/gli-eretici-di-dune-di-frank-p-herbert/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 25 luglio 2020

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    • Tre sorelle, tre regine di Gregory Philippa


      Non è il romanzo più bello della Gregory. La storia di Margaret Tudor (è geniale che inizi a parlare in prima persona, senza presentarsi) è poco conosciuta, e per questo rende completo il puzzle. Ma l’ho trovato un po’ troppo lungo - e a me piacciono i romanzi infiniti, ma qui si esagera. Non so come si poteva fare, perché come al solito la documentazione storica è impeccabile e, se certi fatti sono accaduti, c’è poco da fare, ma io avrei tagliato qualcosina. La prima parte è una monotona serie di gravidanze finite male da entrambi i fronti, la seconda, dopo l’unico vero colpo di scena, è un susseguirsi infinito di battaglie, invidie, calunnie, lettere, tutto uguale a se stesso, tanto che già non me le ricordo più. Non sento di essermi innamorata di nessuna delle protagoniste: Margaret è rimasta nella mia testa una figura secondaria, Caterina, che mi aveva fatto piangere in “La prima moglie”, qui mi sta antipatica (e non è un merito dell’autrice, come a volte capita, ma semplicemente l’inutilità di un non personaggio, che si intromette quando non dovrebbe, e si permette pure di comparire nel titolo!), Maria... Quale Maria? Il titolo, poi, mi sembra una forzatura: quelle tre si odiano, non sono vere sorelle (almeno, non tutte e tre) e far loro scrivere falsità per raccontarne la storia, costruendovi attorno il vincolo indissolubile della sorellanza, mi sembra un po’ troppo. Maria era troppo piccola quando Margherita è partita per la Scozia, e Caterina non l’avrebbe considerata una sorella, avendo già una sorella a cui appellarsi, e vera, nei Paesi Bassi. Un titolo simile si poteva usare per altre protagoniste, sorelle e regine allo stesso tempo (e ce ne sono a bizzeffe). Tanto più che somiglia molto a un romanzo edito da Newton Compton, in cui il tre era il quattro: davvero un peccato, perchè quello della Gregory sembra una mera imitazione. Normalmente sono favorevole alla fedeltà ai titoli nella traduzione, ma qui si poteva fare un’eccezione.



      Scritto da Yaris, venerdì 24 luglio 2020

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    • Pranzo da Antoine di Parkinson Keyes Frances


      Ingredienti: un ristorante di New Orleans nel 1948 come sfondo iniziale e finale di un giallo, un omicidio-suicidio di una 20enne creola ammirata da tutti, una società alto borghese dedita a feste, gite e mondanità, una morte che rivoluziona in una settimana programmi e relazioni consolidati. Consigliato: a chi ama i gialli dalle tonalità più rosa che nere, a chi ha pietà dei suicidi e del loro dolore.



      Scritto da angebet, lunedì 20 luglio 2020

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    • La La storia di Morante Elsa


      Ingredienti: un’umile famiglia romana fatta da una madre, due figli e due cani, 7 anni da loro vissuti dentro le pagine più dolorose della storia italiana, un giudizio senza assoluzioni sul nostro passato, un microcosmo di sofferenza e lotte quotidiane in cui germogliano speranze, illusioni, delusioni. Consigliato: a chi sceglie di stare sempre dalla parte dei più deboli e degli sconfitti, a chi vuole scoprire il lato più oscuro e intimo di ogni guerra.



      Scritto da angebet, lunedì 13 luglio 2020

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    • Atlantide e i mondi perduti di


      L’introduzione di questa prestigiosa raccolta dei migliori racconti del californiano Clark Ashton Smith è demandata al saggio Alla ricerca dei mondi perduti: utile excursus sull’opera Smith, di cui consigliamo la presa visione solo a fine lettura se non volete spoilerato il finale di molte delle storie contenute. Il presente volume Oscar Draghi dedicato ai suoi “mondi perduti” non è la prima raccolta dedicata all’autore, ma sicuramente la più estesa, tra l’altro comprendente le versioni integrali dei testi originari (sono state reintrodotte alcune scene precedentemente tagliate e reinserite secondo le indicazioni di Smith). Chiude il volume una corposa biografia. Prima delle storie di ciascun Mondo Perduto sono riportate le relative cartine, mentre fra un racconto e l’altro sono sparse le fotografie delle grottesche sculture di Smith. Come sappiamo Lovecraft (con il quale Smith era in contatto epistolare) era ammiratore sia delle trame di Smith sia delle sue “inarrivabili” illustrazioni: ricordiamo che i due, insieme, scrissero un racconto lungo tre anni e composto delle loro missive dedicate all’Eidolon, una scultura di Smith inviata in dono a Lovecraft e ispirata alle fattezze dei Grandi Antichi. I racconti di Atlantide sono i più noti fra quelli di Smith, come si evince dalla grandezza del font del titolo in copertina, ma questo volume contiene anche i racconti sugli altri strani regni fantastici, come ci ricorda il sottotiolo in copertina. I Mondi Perduti di Smith vivono in un aldilà sempre presente, in un altro tempo, quello dei weird tales, che più ciclicamente di altri ricorsi storici si fa presente alla nostra memoria. Sono così disposte in ordine le storie di Poseidonis, l’ultimo avamposto di un’Atlantide già sommersa, ma anche della pseudo-contrada francese di Averoigne (le cui storie attraversano il tessuto delle realtà dal passato druidico sino alla Rivoluzione Francese), ma c’è spazio anche per Zothique, “l’ultimo continente della terra“, e Xiccarph, uno dei sei mondi di un sistema a tre soli... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/atlantide-e-i-mondi-perduti-1-2/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 4 luglio 2020

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    • Ross Poldark. La saga di Poldark di Graham Winston


      Il punto di forza questo romanzo è sicuramente la caratterizzazione dei personaggi (e non solo dei protagonisti) – senza descriverli, la genialità dell’autore riesce a dipingerli, dalla parlata blesa di Polly, alla flemma di Prudie, alla sordità di zia Agatha, alla confusione del reverendo (Nome e Nome ehm…) fino a Jud, al suo fischio …e poi sei morto. Ho trovato meravigliosa anche la figura del protagonista, testardo, coraggioso, oscuro, in qualche modo, ma sempre rettissimo, è uno di cui ti fidi, punto, senza dubbi. Decisamente fuori dal comune. Demelza mi è piaciuta meno, trovo che cambi un po’ troppo spesso, sia fisicamente sia caratterialmente, anche se questi cambiamenti sono spiegati in parte alla fine, nella questione delle “due” Demelza vissute da Ross. Tuttavia, si notano alcuni problemi di coerenza (suppongo nella traduzione) che rendono talvolta difficile seguire il filo del discorso: manca qualche virgola, ci sono dei lei al posto di lui e viceversa, alcune frasi hanno davvero poco senso; come stile di scrittura non è il mio preferito, ma tutto sommato è scorrevole. Anche i dialoghi a volte sono un po’ strani – e non sempre questo fatto si può giustificare con la caratterizzazione dei personaggi. Ciononostante, mi è rimasta la voglia di leggere il seguito. Sarà un buon segno, no?



      Scritto da Yaris, venerdì 3 luglio 2020

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