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Recensioni


    • Danse macabre di King Stephen


      La più celebre Danse Macabre è senz’altro il breve poema sinfonico del 1874 composto da Camille Saint-Saens e spesso usato nei film come nei cartoni animati. Il compositore si era ispirato al tema iconografico tardo-medievale conosciuto come Danza Macabra, nel quale è rappresentata una danza tra uomini e scheletri. Da questo, dall’omonima poesia di Charles Baudelaire e da molto altro prende spunto il “Re del Brivido” Stephen King nel suo manuale-non-manuale alla ricerca dell’essenza dell’horror. Danse Macabre non un romanzo, quindi, avete letto bene: è un saggio. Antesignano di quel “vero” saggio sulla scrittura che sarà On Writing. Un saggio sulla paura. Uno scheletro, non a caso, o meglio un teschio, campeggia sulla bellissima sovracopertina in bianco e nero della ristampa Frassinelli. In quest’opera King, con il suo consueto stile semplice, colloquiale e a volte sboccato, passa in rassegna il meglio (e il peggio) della produzione libresca, filmica (e seriale) e radiofonica dedicata al mondo della paura, dimostrando una conoscenza quasi enciclopedica della materia per il trentennio 50′-80′ e sfoderando una lucida analisi della quale è priva la maggioranza dei recensori per riviste dedicate. Un’onniscienza cinematografica, quella esibita da King, che scommettiamo potrebbe competere con quella di Quentin Tarantino… Come di rito per i libri di King, oltre alle dediche e ai ringraziamenti (per Bloch e Long tra i lovecraftiani, ma anche Jorge Luis Borges e Ray Bradbury), oltre agli epitaffi (uno di Eddie Cochran e l’altro di Peter Staub, collega di penna con il quale ha scritto Il talismano e La casa del buio), segue una sfilza di premesse: l’introduzione “Curiosity killed the cat” a cura del traduttore Giovanni Arduino che elogia il what if alla base di ogni testo kinghiano e si fa beffe dei critici e del fandom duro e puro; l’inevitabile Nota all’edizione italiana; quindi la Prefazione alla prima edizione sui motivi che spinsero King a scrivere la sua Ultima Parola sui meccanismi dell’orrore, e infine la Prefazione all’edizione tascabile nella quale riconosce il suo debito verso i complici di questa impresa. Leggere un saggio di King non dà mai l’impressione di leggere un manuale di scrittura in biblioteca, quanto una piacevole rivista appena trovata nella sala d’attesa di un dentista. Anche in questo caso il Re non si approccia alla materia con la dovuta scientificità, anzi sembra negarne la possibilità, ma comunque con metodo... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/king-of-halloween-danse-macabre/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 17 ottobre 2020

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    • On writing. Autobiografia di un mestiere di King Stephen


      On Writing: Autobiografia di un mestiere (2000) è un saggio di Stephen King che, più di tutte le altre sue opere, interpella il lettore come l’insegnante in un corso di scrittura, rivelandosi fallace e superiore al tempo stesso. Esattamente quello che dovrebbero trasmettere i migliori manuali di scrittura. L’introduzione di Loredana Lipperini accosta il processo di scrittura a quello della magia, citando direttamente il film Now you see me – I maghi del crimine di Louis Leterrier, ovvero entrambe non sono accomunate dall’inganno, ma dal senso di meraviglia. Vengono riportate in sequenza le tre prefazioni del libro: nella prima King spiega come si sia convinto a scrivere questa autobiografia letteraria, come l’idea gli sia stata suggerita dalla sua compagna di band, perché nessuno chiede mai agli scrittori di genere di parlare del “linguaggio“; nella seconda King si appropria della brevità e “omette parole inutili“; nella terza ammette che “l’editore ha sempre ragione” perché se “scrivere è umano, editare è divino“. La prima parte del libro è il Curriculum vitae, non una biografia in senso stretto ma un susseguirsi di istantanee di ricordi che emergono dal sempre nebuloso passato: così vengono a galla interessanti collegamenti fra la vita del giovanissimo King e la sua opera futura. Dalle malattie dell’infanzia alle dipendenze da adulto, dal rapporto con la madre e il fratello all’amore con Tabitha e l’ispirazione per Carrie, primo libro e caso letterario in carriera: la biografia stessa, vediamo, diventa nella penna di King un autentico manuale di scrittura. La parte più corposa si trova ovviamente nel mezzo, come fosse il secondo atto di una grande storia, e si intitola appunto Sullo scrivere: un bravo scrittore deve essere anzitutto un buon lettore, e a questi King consiglia di disciplinare la propria scrittura e di trovare un luogo dove scrivere, che favorisca la concentrazione e dove chiudere la porta con il mondo. Se ti piace l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/king-of-halloween-on-writing-autobiografia-di-un-mestiere/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 10 ottobre 2020

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    • L' L' uomo che sussurrava ai cavalli di Evans Nicholas


      Ingredienti: un incidente stradale come inizio della trama, una ragazza ed un cavallo sfuggiti alla morte ma feriti nel corpo e nell’anima, un “mago” dei cavalli per ricomporre frammenti di vite spezzate, un incidente finale per ripristinare l’ordine d’origine. Consigliato: a chi cerca il modo giusto per superare le proprie paure, a chi trova il modo di rialzarsi dopo ogni caduta.



      Scritto da angebet, martedì 22 settembre 2020

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    • Trappola mortale di Child Lee


      Pubblicato nel 1999 (prima del crollo delle Torri Gemelle) e da noi nella collana La Gaja Scienza nel 2002 (dopo il crollo delle Torri Gemelle), il terzo romanzo con protagonista Jack Reacher ambienta gran parte delle sue scene proprio in uno degli anonimi e grigi piani del World Trade Center. Come al solito abbiamo un Jack duro e puro che spacca di brutto, una bella e candida Jodie da salvare quando finisce nei guai, e un supercattivo più pittoresco del solito: Hook Hobie, un villain alla 007 con l’occhio immobile, il volto sfigurato e un uncino al posto della mano. Stavolta alcune storie parallele alla vicenda principale aumentano il respiro epico della trama, elevandola da episodio conclusivo in stile McGavyer a possibile effettivo racconto da due ore per il grande schermo. Anzi, per gran parte del libro Jack e Jodie conducono un’indagine per conto della famiglia di Hobie con l’obiettivo di scoprire se loro figlio è veramente scomparso durante un incidente in Vietnam, ignorando che un Hobie è tuttora vivo e vegeto, al comando di una losca organizzazione a Manhattan e che tiene in ostaggio una coppia di ricconi che ha mandato sul lastrico. La compagna d’avventure del nostro “lone ranger” questa volta è l’altolocata Jodie Garber, figlia dell’ex mentore di Jack: un tizio con il quale aveva instaurato un rapporto simil-paterno come quello di Rambo con il suo colonnello. Una donna che Jack conosceva sin da ragazzina, e questo fa scattare in lui un amore meno passionale e più sentimentale, che lo fa dubitare della propria vita, gli fa considerare l’opportunità di prendere fissa dimora (ha ereditato la casa del suo mentore morto), e gli fa prendere grossi abbagli nel corso dell’indagine. Cosa che dunque lo porta a riflettere sul suo intuito da ex poliziotto militare. Un Jack Reacher sicuramente più “umano”, diverso che nelle sue precedenti incursioni letterarie. Alla fine dei conti, dopo hotel a cinque stelle e viaggi in prima classe, né la donna né la casa gli faranno cambiare idea, perché sappiamo che egli recupererà la sua indipendenza da vagabondo e tornerà l’infallibile Reacher che abbiamo imparato a conoscere. Rispetto alla sua norma, stavolta Lee Child si concentra meno sui dettagli tecnici e militari, cosa che favorisce il coinvolgimento, ma non riesce a rinunciare a una certa prolissità nei flashback dedicati al passato del sinistro e misterioso Hobie, novello “capitan uncino” diventato oggigiorno “squalo della finanza”... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Sena Gloria: http://librisenzagloria.com/le-avventure-di-jack-reacher-3-3-trappola-mortale/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 19 settembre 2020

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    • La La lunga vita di Marianna Ucria di Maraini Dacia


      Ingredienti: una donna colta, curiosa e sordomuta, la Sicilia del ‘700 basata su rigide caste e matrimoni combinati, una famiglia nobile e ricca in cui le donne servono a sposarsi e figliare, un trauma giovanile che scombina ruoli e condizioni imposti dal destino. Consigliato: a chi scopre il mondo con la vista e l’odorato, a chi vive di parole scritte più che pronunciate.



      Scritto da angebet, lunedì 14 settembre 2020

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    • Destinazione inferno di Child Lee


      Il secondo romanzo di Jack Reacher arriva nel 1998 (nel 2001 da noi) e vale all’autore (nel 2003) il W.H. Smith Thumping Good Read Award. Ancora una volta, l’ex ufficiale dell’esercito statunitense, Jack Reacher, unico non marine ad aver vinto Wimbledon, viene coinvolto dalle solite impreviste coincidenze in una vicenda al cardiopalma: Jack viene anzitutto rapito in un giorno di fine giugno nell’assolata Chicago insieme all’agente federale Holly Johnson, caparbia e con una gamba fuori uso, appena uscita da una tintoria. Rispetto al precedente romanzo, Destinazione Inferno è scritto in terza persona, soluzione che permette all’autore di spaziare dal punto di vista di un personaggio all’altro all’interno di uno stesso capitolo, e così di potere abbandonare per qualche pagina Jack per spiegarci come si svolgono le indagini condotte dai federali per ritrovare lui e Holly. Inizialmente Jack viene sospettato di essere coinvolto nel rapimento, e solo tardi si proverà la sua estraneità ai folli progetti di indipendenza e di sterminio di una milizia anti-governativa separatista che vive in uno stabilimento segreto nel Montana. Holly non è però soltanto una semplice agente, è anche la figlia del capo degli stati maggiori (cosa che ricorda il film La figlia del generale) e pure qualcosa di più… Quella che comincia come una lenta avventura fatta di rapimento e riscatto, si trasforma pian piano in una guerriglia mozzafiato e piena di fuochi d’artificio! Nonostante l’intreccio articolato (non sempre verosimile), le talpe fra i federali (se aguzzate l’ingegno, certe battute rivelatrici possono svelarvene l’identità anzitempo), le scene d’azione e di folla maggiori rispetto al primo volume, la storia non sembra mai discostarsi dai tranquilli binari di un episodio one shot senza troppe pretese. Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sulblog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/le-avventure-di-jack-reacher-2-3-destinazione-inferno/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 12 settembre 2020

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    • Zona pericolosa di


      Ex soldato, vagabondo senza fissa dimora, Reacher attraversa in lungo e in largo gli Stati Uniti d’America in cerca di pace, ma trova soltanto guai. Così è costretto a fermarsi, raddrizzare i torti e ripartire sacca in spalla verso la prossima avventura, come un cavaliere western dei giorni nostri. In Zona pericolosa Jack giunge in una ricca ma periferica cittadina razzista della Georgia, la fittizia Margrave, dove arriva sulla tracce del vecchio bluesman Blind Blake (realmente esistito), qui viene sospettato di un efferato omicidio quindi viene arrestato, salvo scoprire che il corpo della vittima (per una incredibile coincidenza) appartiene a suo fratello Joe Reacher (agente del Tesoro sotto copertura), con il quale non si vedeva da anni. Inutile sottolinearlo, Jack torna in libertà, conquista il cuore della poliziotta locale, scova la corruzione che si annida in centrale come in municipio, risolve il mistero sulla morte di Blind Blake e smantella la più grande distribuzione di dollari contraffatti che sia mai stata messa in piedi. Lo stile è lineare grazie a una scrittura che ricorda quella minimalista di McCarthy, l’intreccio è appassionante perché la parte investigativa è ben dosata con quella action. Un lato action che ben dimostra come Lee Child abbia ereditato il bagaglio culturale-militaristico di Andy McNab. Sebbene scritto in prima persona, questa scelta comunque non favorisce l’introspezione psicologica di un protagonista che prende botte ma quando le dà ha sempre la meglio. Inoltre, il realismo della storia è minato però da alcune soluzioni scontate come da un paio di incredibili coincidenze (una delle quali abbiamo già svelato). Il racconto parte con tutta calma per piombare velocemente in uno sviluppo più adrenalinico, ma ben condito con tutte le spiegazioni argomentate e credibili sulla falsificazione del denaro. Si segnala però una grande svista: sulle banconote da un dollaro è riportata l’iconica dicitura latina “E Unum Pluribus” traducibile in “Dai molti, l’uno” che qui i falsari modificano in “E Pluribus Unum” traducendola nell’inverso “Da uno solo, molti” (candeggiando la banconota da un dollaro, ne usano la carta per stamparvi sopra valute da cento dollari): in realtà l’inversione dei termini in latino non comporta l’inversione del significato, per cui il significato non cambia a dispetto di quanto credano Child e i suoi cattivoni... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/le-avventure-di-jack-reacher-1-3-zona-pericolosa/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 5 settembre 2020

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    • Le Le avventure di Jack Reacher: Zona pericolosa-Destinazione inferno-Trappola mortale di


      Jack Reacher è il protagonista di oltre venti thriller, tutti scritti da Lee Child dal 1997 ad oggi. Per estensione, Jack Reacher è l’unico protagonista di tutta l’opera di Lee Child, scrittore britannico trapiantato negli USA. Tutti i libri di Reacher sono ambientati nel loro rispettivo anno di pubblicazione, quindi è possibile leggerli in ordine cronologico dal primo all’ultimo. Inoltre, due di questi romanzi sono stati adattati per due film sul grande schermo con Tom Cruise a partire da Jack Reacher – La prova decisiva (2012) tratto dall’omonimo romanzo del 2005. Se si pensa che nei libri Jack Reacher è altissimo, pesa circa novanta chili, è biondo con gli occhi azzurri, effettivamente poco ha in comune con il protagonista di Top Gun. Dopo il mezzo flop del secondo film, Jack Reacher – Punto di non ritorno (2016) tratto dall’omonimo romanzo del 2013, la serie cinematografica ha ricevuto lo stop, così ora il personaggio di Reacher si appresta a ricevere nuova vita sul piccolo schermo in una serie televisiva supervisionata dallo stesso Lee Child. Si spera, con un interprete più in linea con il suo aspetto fisico… Noi cogliamo l’occasione per riscoprire le origini di questo iconico eroe. La raccolta Le avventure di Jack Reacher edito da Tea mette infatti insieme le prime tre avventure (in ordine cronologico e di pubblicazione) dell’omonimo personaggio... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/le-avventure-di-jack-reacher-1-3-zona-pericolosa/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 5 settembre 2020

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    • La La fine è il mio inizio di Terzani Tiziano


      Ingredienti: un padre 66enne pronto a lasciare il mondo, un figlio 35enne che ne raccoglie il testamento spirituale, una vita spesa in giro per l’Asia ad inseguire la Storia, una morte serena attesa nei luoghi natii per chiudere il cerchio. Consigliato: a chi vuole scoprire l’essenza del vero giornalista, a chi ama cercare viaggiando la bellezza e la diversità.



      Scritto da angebet, venerdì 4 settembre 2020

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    • Drammaturgia della fine. Da Eschilo a Emma Dante di Alfonzetti Beatrice


      In Drammaturgia della fine, edito da Bulzoni Editori, Beatrice Alfonzetti traccia una sorta di storia della fine, dal teatro di Eschilo a quello di Pasolini. Un trattato-excursus utilissimo per qualsiasi scrittore o sceneggiatore si interroghi su come concludere le proprie storie. Sì, perché i finali racchiudono come un microcosmo il senso della morte e della vita, mutevole all’interno delle varie epoche e società. Ogni testo ha un inizio e una fine e se modelli culturali diversi marcano più l’inizio o al contrario la fine, la chiusura del testo e il finale non sempre coincidono. In un’opera drammatica il finale ha costituito tradizionalmente il banco di prova dell’abilità di scrittura. Le opzioni fra un finale e l’altro mettono sul tappeto questioni antropologico-politiche, etico-religiose e scenico-teatrali. Da qui è maturata la convinzione che la storia della tragedia e del dramma possa iscriversi a partire da due grandi strutture oppositive: racconto o visione della catastrofe; lieto fine o fine infausto... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/scriveresenzagloria3-drammaturgia-della-fine-di-beatrice-alfonsetti/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 29 agosto 2020

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