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    • Tutti i romanzi e i racconti. Ediz. integrale di


      La raccolta Tutti i romanzi e i racconti di Howard Phillips Lovecraft ed edita da Newton Compton è divisa in quattro sezioni e così noi le svisceriamo per voi, una dopo l’altra, settimana dopo settimana. Cominciamo da: “Tutte le storie dell’orrore puro”. Immancabile l’introduzione al volume di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco sulla vita (poco entusiasmante) dell’autore e sulla sua eredità letteraria (così viva ancora oggi per merito del neo-paganesimo da lui messo su carta). Lo scrittore di Providence si era ispirato ad Arthur Machen, il quale aveva reso “invisibile” l’orrore, ma anche a Il re in giallo di Chambers,relativamente alla creazione del suo personale “libro maledetto” (il Necronomicon). Non a torto si considera l’opera di Lovecraft una rivoluzione copernicana per la letteratura orrorifica: scacciato il male incorporeo (i fantasmi) e le sue incarnazioni metafisiche (come i vampiri), grazie forse anche ai suoi interessi verso la chimica, Lovecraft individuò l’orrore in delle forze cosmiche e aliene. Se Van Helsing deve comprendere Dracula per ucciderlo, Lovecraft ci dice che comprendere il male (ovvero il suo pantheon di divinità venute dall’abisso) significa perdere il senno. Perché la realtà è follia. Figlio di un pazzo, segnato da un rapporto morboso con la madre, Howard Phillips Lovecraft sposò e divorziò da una vedova russa, soffrì di esaurimento nervoso, trasse la sua maggiore attività dalle traduzioni pur se i suoi racconti venivano pubblicati sul leggendario magazine pulp Weird Tales. L’interessante biografia riportata all’inizio di Tutti i romanzi e i racconti ci introduce alla vita del solitario di Providence, sottolineandone la sua evoluzione lungo uno dei contesti più floridi per la letteratura di genere. Mentre Lovecraft cresceva, infatti, nascevano parimenti: Conan il barbaro, Fu Manchu, John Carter da Marte, Tarzan delle scimmie, Buck Rogers, Il Signore degli Anelli, Il meraviglioso mondo di Oz, ecc. Molti sono i racconti che Lovecraft ha ricevuto dai suoi corrispondenti e sui quali operava corpose modifiche, finanche riscritture, talmente radicali da stravolgere la fonte originale: la cosa scontentava i corrispondenti, ma questo ha fatto sì che la paternità di tali racconti fosse attribuita a Lovecraft e non ad altri. Scopriamoli (quasi) per ordine. La tomba è uno dei due racconti sopravvissuti agli anni giovanili (Lovecraft distrusse tutti gli altri) nel quale emergono vividamente tute le sue passioni (cita Plutarco, e sappiamo bene della sua inclinazione verso il classicismo) e ossessioni (si sforzava di vedere diadi emergere dalla fonte vicino casa)... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/tutto-lovecraft-1-4/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 16 maggio 2020

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    • Il Il cavaliere dei Sette Regni di Martin George R. R.


      Ambientato circa cento anni prima dei fatti raccontati nei sette previsti volumi delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, Il cavaliere dei sette regni è una raccolta di tre racconti scritti da George R.R. Martin tra il 1998 e il 2010. Più che racconti, meglio definirli romanzi brevi, tutti e tre di uguale lunghezza (circa 100 pagine ciascuno). Le trame non sono articolate come quelle della saga principale, anzi sono molto lineari, ma si muovono nell’identico sistema complesso di personaggi che richiede un certo sforzo al lettore. Ci troviamo trecento anni dopo l’unificazione dei sei regni e la costruzione del Trono di Spade per opera di Aegon il Conquistatore, Primo nel suo Nome, re degli annali e dei rhoynar (i profughi di Valyria, una stirpe di stregoni unici fra gli uomini ad avere ammaestrato i draghi). Sono storie che si sviluppano all’imbrunire del regno di re Daeron II Targaryen detto il Buono, colui che attraverso un matrimonio aveva unificato ai sei regni sotto il suo dominio anche il reame di Dorne. Colpisce la maniera in cui Martin ci fa percepire come la dinastia dei Targaryen all’apice del suo splendore fosse percepita “dal basso“, appena dopo la ribellione dei Blackfyre e un secolo prima che sparisse da Westeros. Il protagonista viene difatti dal basso, e l’autore ce lo fa amare come fosse uno degli eroi principali della saga madre. Le sottotrame lineari contribuiscono al piacere della lettura, senza perdere nulla dell’epica o scalfire lo stile perfettamente riconoscibile di Martin: greve e delicato insieme. Non un vero e proprio prequel, forse più uno scanzonato spin-off, Il cavaliere dei sette regni è la giusta appassionante introduzione all’universo fantasy medievale delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Il primo racconto è stato pubblicato nel 1998 con il sottotitolo Una storia dei Sette Regni all’interno della raccolta Legendes a cura di Robert Silverberg. Il cavaliere errante del titolo è Dunk. Egli era un orfano di Fondo delle Pulci, venne allevato dal cavaliere errante ser Arlan di Pennytree, il cui unico merito era l’aver disarcionato tempo addietro il Principe di Roccia del Drago. Alla morte del suo vecchio, Dunk smette di essere scudiero ed eredita armatura e titolo di cavaliere errante: non verrà chiamato lord, ma ser, nella fattispecie ser Duncan l’Alto (per ovvi motivi). A sua volta assumerà come scudiero un altro orfano, l’impertinente Egg con la testa liscia come un uovo. Egg ha la lingua lunga ma sa anche dare ottimi consigli. Ser Duke si fa da lui accompagnare al grande torneo di Ashford Meadow dove intende vincere alle giostre... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/il-cavaliere-dei-sette-regni-di-george-r-r-martin/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 9 maggio 2020

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    • Mino e il libro perduto di Livigni Mauro


      Mino e il libro perduto è un interessantissimo libro per piccini pubblicato da Spazio Cultura Edizioni all’interno della sua collana Spazio Bambini. La scrittura del testo, ma ancor di più il racconto in esso contenuto, gode della penna di un professionista dell’educazione quale è l’autore Mauro Li Vigni. Il protagonista del libro è un animale, come da tradizione delle favole. Una lontra, per l’esattezza. Una lontra curiosa che si imbatte in una “cosa” dimenticata sulla riva del lago. Un libro, per l’esattezza. Un libro dimenticato dal suo padrone, Lettore Appassionato, alla stregua anch’esso di un animale domestico. Le presentazioni vengono fatte da Titolo, il quale sostiene di essere stato creato da Autore e, per cominciare, introduce Copertina (la pagina più resistente delle altre), Storia, quindi i fratelli Capitoli (il nostro libro ne ha 13) e la famiglia Alfabeto (a sua volta formata dalla famiglia delle Vocali e da quella delle Consonanti). Come non citare poi la spassosa famiglia Punteggiatura (papà è Punto Esclamativo, mamma è Punto Interrogativo, i figli sono Punto e Virgola, Due Punti, ecc.)? Consigliatissimo per i piccoli che si avvicinano alla lettura, Milo e il libro perduto è un perfetto strumento didattico che non solo ha il pregio di spiegare ai bambini di cosa si compone un libro, e a cosa serve, ma soprattutto lo fa mettendo in gioco un altissimo campo valoriale che va dal senso di comunione a quello della scoperta... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/mino-e-il-libro-perduto-di-mauro-li-vigni/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 2 maggio 2020

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    • You. Ediz. italiana di Kepnes Caroline


      La serie TV di “You” creata da Berlanti/Gamble era partita in sordina. Lifetime, che l’aveva realizzata, non ci credeva fino in fondo. Poi venne comprata da Netflix e si trasformò in un successo planetario. “You” ha oggi all’attivo due stagioni, tratte ciascuna rispettivamente dai due libri di cui si compone (finora) la saga letteraria creata da Caroline Kepnes. Da noi è edito da Mondadori solo il primo volume (intitolato “Tu” prima del successo televisivo) grazie a Mondadori: “You” è un thriller psicologico tradotto in diciannove lingue e finalista ai CWA New Blood Award. Ad averlo ideato è Caroline Kepnes, losangelina regista di un cortometraggio pluripremiato, nonché autrice di show televisivi come “Settimo cielo” e “La vita segreta di una teenager americana”. Il libro è scritto in prima persona (dal protagonista Joe, il “cacciatore”) e rivolto sempre direttamente a una seconda persona (Guinevere, la sua “preda”). Il punto di vista di Joe è trasposto nella serie televisiva tramite la ricorrente voce fuori campo che prende di peso alcune battute scritte del romanzo. Ma che fa sempre tornare al centro dell’attenzione “you”. La lettura è scorrevole, le scene di sesso spinte, il tutto condensato in un “quasi” flusso di coscienza che ti fa “immedesimare” nel punto di vista deviato dello stalker Joe. La sua prospettiva è il nostro punto di vista, per questo siamo portati a tifare per Joe. Un tizio colto, affascinante, puntiglioso (ricorderete che anche il personaggio impersonato in “Gossip Girl” da Penn Badgley, l’interprete televisivo di Joe, era tacciato di essere puntiglioso?) che riesce a manipolare la “ragazza dei suoi sogni” perché ha accesso al suo cellulare, alle mail, alla sua vita social... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/you-di-caroline-kepnes/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 18 aprile 2020

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    • I I colori di una vita. Figlia di Dakar di Diallo Nafissatou


      “I colori di una vita” è il romanzo biografico di Nafissatou Diallo (1941-1982), “figlia di Dakar”, laureata giovanissima in ostetricia, specializzatasi in Francia, e morta pure giovanissima. Il libro della Diallo, che ha venduto oltre 1 milione di copie nel mondo, è un viaggio indietro nel tempo alla riscoperta delle feste, della moda, delle tradizioni (spesso pericolose), dei miti e dei riti del Senegal. Nata e cresciuta nel sistema patriarcale coranico della sua terra, in quella culla ha forgiato la tempra che avrebbe adoperato in futuro nelle battaglie per la giustizia sociale e per la dignità delle donne. Pubblicato da Cose d’Africa Edizioni e distribuito dalla Savana culture fondata da Pap Kan (il “cantastorie” senegalese trapiantato in Europa, in Abruzzo per l’esattezza) che ha curato la traduzione (di Paola Di Blasio), “I colori di una vita” è la testimonianza semplice e lucida di Nafissatou Diallo, una donna che ha avuto anzitutto il coraggio di essere se stessa in un mondo che difficilmente lo permette… Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/i-colori-di-una-vita-di-nafissatou-diallo/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 11 aprile 2020

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    • Pelle di corallo di Mistretta Antonio


      Pelle di corallo è raccontato dal punto di vista di un ramo di corallo, testimone silenzioso delle vite di tre donne di generazioni diverse: una nonna (Ondina), una figlia (Maristella), una nipote (Rosamarina). Nomi di persona che appaiono un manifesto d’intenti in questo piccolo trattato umoristico di Antonio Mistretta che pare sfornato dalla più riuscita scuola di scrittura creativa. Corallo, quindi “in parte” vivente”, ma anche gioiello, oggetto che facilmente passa di mano in mano, e che quindi attraversa più di mezzo secolo italiano: dai primi del Novecento alle lotte di classe anni ’70 passando per il ventennio fascista e la Seconda Guerra Mondiale, come fosse L’amica geniale. Pubblicato per la prima volta nel 1997 per i tipi Marsilio Editori, il romanzo breve Pelle di corallo ventuno anni dopo è stato ristampato nella presente riedizione da ELI-Palombi Editori: una realtà nata dalla partnership tra Palombi Editori, una storica casa editrice di Roma, e la libreria ELI, una delle migliori del panorama romano. Antonio Mistretta, lettore e docente universitario, organizza difatti gli incontri del gruppo di lettori della libreria ELI. La copertina monocromatica, una volta tanto, coglie nel segno. Il protagonista, il ramo di corallo, ha 116 anni e scrive in prima persona. Nella solitudine notturna della casa rievoca come in flashback il suo passato: la vita negli abissi dove apprese gli idiomi umani ascoltando i pesci che venivano da ogni dove, quando venne pescato a Sciacca, trasformato in spilla in un laboratorio di Torre del Greco, dimenticato in un magazzino di Palermo per finire casualmente sugli scaffali di una gioielleria a Catania e infine acquisito dalla famiglia Delgado, vicini di casa di quel Giovanni Verga che di mare ne sapeva qualcosa...



      Scritto da librisenzaglo, sabato 4 aprile 2020

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    • La La morte viene dal passato. Nubi scarlatte di Legaluppi Carlo


      La morte viene dal passato riprende l’identico titolo di un film anni ‘70 tratto dal romanzo fantascientifico di Curt Siodmak a base di elettromagnetismo e trasmigrazione di memoria. Se il sottotitolo del primo romanzo di Carlo Legaluppi, La ottava croce celtica, era Nulla è come sembra, stavolta viene preferito un calzante Nubi scarlatte ripreso anche dalla citazione in quarta di copertina. Ancora una volta i fantasmi del passato tornano a bussare alla porta del protagonista, sir Alexander Martini-Miller, e lo costringono a tornare in Irlanda, di nuovo a Belfast, e anche a Dublino stavolta. Sir Alex (quarantadue anni, mente brillante e fisico allenato) lascia Milano, il suo lavoro (è Presidente Esecutivo della Information Technology English – Italian S.p.A.), lascia la sua “nuova” ex Ellen, e corre per dare supporto al sovrintendente di Dublino e all’ispettore di Belfast. La loro caccia al novello Jack lo Squartatore, che sceglie ex soldati dei reparti scelti al posto delle prostitute, si trasforma in una corsa contro il tempo grazie al montaggio alternato con quel che avviene in un “luogo imprecisato” dove una delle future vittime viene segregata e tormentata dal misterioso serial killer incappucciato il quale, da buon psicopatico, colleziona i resti delle sue prede dentro appositi barattoli di vetro. Ancora una volta, dunque, sir Alex è costretto a rispolverare i vecchi dossier che lo vedevano capitano del SAS, e i cui ex commilitoni (dopo Sean Stantford nella prima “puntata”) cominciano a morire come mosche... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/la-morte-viene-dal-passato-di-carlo-legaluppi/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 14 marzo 2020

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    • La La ottava croce celtica. Nulla è come sembra di Legaluppi Carlo


      Vincitore del Premio Speciale della Giuria alla IX edizione del Premio Letterario Internazionale “Città di Cattolica – Pegasus Literary Awards, “La ottava croce celtica” è il primo thriller di Carlo Legaluppi Scrittore, edito per la collana Specchio della casa editrice Alter Ego. Il passato viene a bussare alla porta di sir Alexander Martini-Miller, affascinante industriale milanese. Un passato immaginario radicato in reali fatti di sangue. La caratterizzazione risulta infatti essere vicina alla rilettura dell’agente SAS fatta da Gérard de Villiers per tramite del suo spudorato Malko Linge, e a quella di James Bond con i suoi futuristici gadget. Per di più, nelle storie di Alex finisce anche il meglio di Dan Brown e Lee Child messi insieme. Davvero nulla è come sembra per questo determinato e a volte ingenuo detective (in questa commistione individuiamo l’unicità del personaggio, che va dal duro tutto d’un pezzo alla carcassa incerottata del Marv di “Sin City”) che si circonda di epigone di Vesper Lynd nella sua lotta senza quartiere contro una organizzazione clandestina a metà tra i Men in Black e la Spectre manovrata da oscuri burattinai dal ghigno facile... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/la-ottava-croce-celtica-di-carlo-legaluppi/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 7 marzo 2020

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    • Kafka sulla spiaggia di Murakami Haruki


      Lo diciamo senza mezzi termini, Kafka sulla spiaggia (2002) è un capolavoro di evocazione impressionista a qualsiasi livello lo si voglia considerare. Nella scrittura di Murakami convergono musica alta e musica intesa bassa in quanto popolare (da una parte Beethoven e dall’altra Prince) così come convergono cinema alto e cinema “basso” (da una parte Francois Truffaut e dall’altra Indiana Jones). Non solo, in questo mix postmoderno convergono pittura, poesia, libri vecchi e nuovi, filosofia ottocentesca e tragedia greca, suspense da romanzo mystery, umorismo, esasperazioni sessuali rubate di peso dalla profezia di Edipo, e diventano un unico flusso visionario di maledizioni e simboli, sesso, scene cruente e tenere, astrazioni introspettive come il miglior David Lynch… Questo insieme lo chiameremo Tesi. Una Tesi moderna che “esce fuori da sé” e si proietta su una Antitesi antica, quella delle tradizioni religiose giapponesi, e nella fattispecie dello shintoismo. Lo shintoismo di Murakami non ha niente a che fare con quello Imperiale, settario e di Stato. Semmai, attraverso le sue riflessioni sull’importanza della famiglia e sulla sacralità della natura, fonde la corrente templare (fondata sul culto all’interno dei templi jinja, a loro volta radunati sotto il manto della Chiesa Shintoista) con quella popolare (mai canonizzata e sempre in divenire). Alla fine di questa dialettica intesa in senso hegeliano, la Tesi popolare, rinata nell’Antitesi shintoista, “ritorna in sé” come Sintesi complessa e naturale allo stesso tempo. Che in fondo è lo stile stesso della scrittura di Murakami: profonda e semplice allo stesso tempo... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/kafka-sulla-spiaggia-di-haruki-murakami/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 15 febbraio 2020

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    • Il Il cacciatore di aquiloni di Hosseini Khaled


      Baba è cresciuto sin da piccolo insieme ad Ali, un orfano accolto in casa dal papà giudice dopo che questi aveva “condannato all’esercito” i due drogati che ne avevano ucciso i genitori. Baba e Ali crescono come fratelli. Il primo non ha studiato legge come il genitore ma è diventato un ricco mercante; il secondo gli è sempre stato vicino in qualità di servo. Il primo è pashtun, il secondo hazara. Ali, inoltre, è stato reso zoppo da una poliomelite. Corsi e ricorsi storici. Amir, il figlio di Baba, è cresciuto sin da piccolo insieme ad Hassan, il figlio di Ali: i due hanno sempre vissuto nella povera capanna nel cortile della casa di Baba, la più ricca di Kabul. Amir diventerà un rinomato scrittore, Hassan rimarrà analfabeta come tutti i servi. Il primo ha perduto la madre durante il parto, il secondo è stato abbandonato dalla madre dopo il parto. Il primo è pashtun, il secondo hazara. Hassan, come il padre Ali, presenta una vistosa deformazione: ha il labbro leporino sin dalla nascita. Non mancano i colpi di scena e i rovesci di fortuna, neanche fossimo in un film hollywoodiano, tanto da far venire meno a questo punto la sospensione di incredulità garantita dall’uso descrittivo della prima persona singolare. Nel racconto non prevale tanto lo scontro tra la modernità americana e l’arretratezza talebana quanto il contrasto tra la splendente civiltà afghana di una volta e quella degradante di oggi sotto l’egemonia dei terroristi. Il cacciatore di aquiloni, best-seller mondiale del 2003 e in Italia pubblicato da Edizioni Piemme, è il primo romanzo dello scrittore afghano Khaled Hosseini. Pashtun di Kabul, Khlaed è figlio di un diplomatico, insieme alla famiglia costretto a fuggire di città all’età di 10 anni film, quindi ottenne l’asilo politico in California… esattamente come Amir, il protagonista del libro.Khaled Hosseini firmerà altri casi editoriali negli anni a venire, come Mille splendidi soli e E l’eco rispose, sempre incentrati sull’Afghanistan straziato dagli estremisti islamici, ma è questo il romanzo che lo ha imposto all’attenzione del grande pubblico e dal quale Marc Forster ha tratto l’omonimo film del 2007... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/il-cacciatore-di-aquiloni-di-khaled-hosseini/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 1 febbraio 2020

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