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    • L' L' Arminuta di


      Donatella di Pietrantonio è abruzzese, nella vita fa la dentista pediatrica, ma quando scrive partecipa al Premio Strega (nel 2014 con Bella Mia) e vince il Premio Brancati (nel 2020 con Borgo Sud). Per L’Arminuta, che è stato tradotto in più di 25 Paesi e tra i numerosi premi vinti annovera il Premio Campiello del 2017, ha ricevuto l’endorsement nientemeno che di Michela Murgia: d’altronde, per suggestione poetica o per atmosfera evocativa, questo romanzo può essere accostato al suo Accabadora. A soli tredici anni la protagonista del libro viene restituita “come un pacco“, senza un chiaro motivo, dalla famiglia adottiva alla famiglia d’origine, che fino a quel giorno ignorava persino di avere. In dialetto abruzzese, perché è questa la regione che fa da cornice alla storia, “arminuta” significa “ritornata“, e la nostra protagonista arminuta non avrà altro nome all’infuori di quello. Suo è il punto di vista narrativo che ricorda gli eventi legata alla traumatica scissione, quando venne forzatamente trasferita dalla città al paese, dal mare alla campagna, dall’agiatezza alla povertà, dai corsi di danza e nuoto allo sbrigare le faccende domestiche, dal silenzio al rumore. Orfana due volte, e sempre di genitori viventi. Ma l’abbandono è solo la prima cicatrice sulla sua anima in fiore. La trama sembra assurda, ma non lo è affatto. L’Arminuta è un romanzo introspettivo che esplora le complicazioni familiari con lo stesso gusto che riscontreremmo in un noir: la protagonista vuole comprendere le ragioni profonde per le quali la sua vita è stata scombinata, vuole scoprire se un dolore ha veramente travolto la sua seconda madre e così via... Se i è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/larminuta-di-donatella-di-pietrantonio/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 19 giugno 2021

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    • Piranesi di


      Susanna Clarke, a sedici anni di distanza dal suo fulminante esordio con Jonathan Strange & il signor Norrell, un fantasy gotico a metà tra Jane Austen e J.K. Rowling, è finalmente tornata in libreria con “Piranesi” (edito da Fazi), un particolarissimo romanzo fantasy. Il protagonista, anche io narrante, vive dentro una Casa composta da spazi immensi e classicheggianti, unico mondo possibile per lui. Fra le Statue, c’è ovviamente anche quella del Minotauro, come a sancire la prigionia in un labirinto dove scontare la propria solitudine, e dalla quale si può evadere solo grazie alla bellezza della poesia (quella che si trova nelle piccole cose) e all’incanto del sogno (quella che si trova nella pace della quotidianità). Il narratore non è però del tutto solo. Due volte la settimana, il martedì e il venerdì, alle dieci in punto, incontra l’Altro. Ed è l’Altro a chiamarlo Piranesi, forse ispirandosi a Giovan Battista Piranesi, pittore non a caso delle Carceri (1745): se il suo quadro fosse questa storia qui, allora avrebbe senz’altro pure un tocco di Escher. La scrittura semplice e quasi fanciullesca della Clarke ricalca il punto di vista ingenuo di Piranesi. Infatti, dietro la menzognera oggettività cui vuole appellarsi l’io narrante, c’è una soggettività depistata. Parallelamente, questo fantasy assolutamente originale decide di tradire il genere per percorrere la strada del thriller. Ma il suo discorso sull’Arte è talmente metafisico che è impossibile per il lettore orientarsi alla ricerca di indizi, e non gli resta che lasciarsi trasportare per mano fino alla rivelazione finale. Un colpo di scena spiazzante come la brevità del romanzo.... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/piranesi-di-susanna-clarke/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 5 giugno 2021

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    • I I romanzi dei corsari di Salgari Emilio


      Tutte le storie marinaresche di Emilio Salgari, il papà di Sandokan, sono finalmente raccolte in un voluminoso tomo di 1700 pagine, I romanzi dei corsari, ma di rilegatura comoda e maneggevole, per i Grandi Classici di BUR Rizzoli. L’introduzione a cura di Claudio Magris sembra quasi una giustificazione sul perché si debba amare Salgari, le cui opere Magris indica portanti di un’universalità minima (sono i libri d’evasione che nei primi anni di scuola ci hanno fatto approcciare al diverso, al distante, al molteplice) e che definisce “un’elementare epica” (come se, appunto, non possa definirsi epica tout court). Sembra volerci dire che Salgari lo si è amato perché eravamo piccoli, ma oggi che siamo grandi, esperti di mondo, non è più possibile, perché i nostri gusti devono per forza di cosa essere più raffinati. Beh, oggi che Salgari non viene nemmeno più letto nei primi anni di scuola, e non è neanche più il primo avvicinamento all’universalità che ci circonda, forse è il caso di rivendicare l’epica dell’avventura, della fantasia fine a se stessa, per il piacere di raccontare e di immaginare, senza voler cercare toni distanti da sé, senza doverla legare assolutamente a delle particolari contingenze di tempo, senza nemmeno limiti di spazio, e ritrovare nell’unità di mondo che le è propria tutto l’essenziale che rende una storia come quella dei Corsari infinita e un narratore come Salgari immortale. Il volume della BUR si compone in un dittico: prima la pentalogia sui Corsari delle Antille, poi la trilogia sui Corsari delle Bermude. Si tratta di un lodevole lavoro di riscoperta di uno dei nostri migliori autori, il migliore in fatto di romanzi d’avventura. Se i romanzi letti in sequenza danno al lettore una sensazione di “già letto” perché lo schema narrativo è praticamente riciclato da un libro all’altro, la maniera in cui le avventure si intrecciano alle descrizioni naturalistiche degli ambienti rimangono uno dei punti di forza. Se i primi volumi sono costellati di colpi di scena, man mano che si va avanti le pagine perdono di mordente e di inventiva. Eppure i mille sotterfugi non mancano mai, così come non stancano le spacconerie dei mille pirati. Da inserire nelle letture consigliate della nostra scuola dell’obbligo!



      Scritto da librisenzaglo, domenica 30 maggio 2021

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    • I I corsari delle Bermude di Salgari Emilio


      Parliamo del primo episodio (1909), ed anche il più celebre, della trilogia a cui dà il nome: il “Ciclo dei corsari delle Bermude“, e non Bermuda, per una licenza poetica di Emilio Salgari. Il romanzo è un sequel spirituale del precedente ciclo, quello sui “corsari delle Antille“, e sin da subito gli ultimi filibustieri delle Bermude ci vengono presentati come eredi e sopravvissuti di quegli ultimi delle Antille di cui Salgari ci ha cantato le gesta attraverso la famiglia dei tre Corsari. La storia è ambientata 100 anni dopo, durante la guerra d’indipendenza americana. Dimenticate la Folgore del Corsaro Nero e la Nuova Folgore del figlio del Corsaro Rosso, è ora la Tuonante a solcare i sette mari. Il suo giovane comandante è sir William Mac-Lellan, figlio “bastardo” dell’inglesissimo marchese di Halifax e di una donna francese, successivamente creato nobile da re Giorgio IV. Il baronetto William sposa la causa degli americani guidati dal generale Washington, dunque dirige la Tuonante verso Boston per strappare l’amata Mary di Wentwort dalle mani del fratellastro, il nuovo marchese di Halifax. Salgari ci ripropone la solita riuscitissima formula che amalgama avventura e romanticismo. Stavolta però le spacconate dei pirati sono così roboanti che è impossibile non innamorarsi di Testa di Pietra, il corsaro bretone somigliante amante del fumo e dell’alcol e che “mangia come una tigre del Bengala“, e del suo amico gabbiere Piccolo Flocco... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/i-romanzi-dei-corsari-6-8-i-corsari-delle-bermude/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 15 maggio 2021

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    • Il Il figlio del Corsaro Rosso di Salgari Emilio


      Uscito nel 1908, è il romanzo più lungo del ciclo delle Antille, all’occorrenza diviso in due Parti. L’avventuriero cui fa riferimento il titolo è stato generato dal Corsaro Rosso insieme a una duchessa del Brabante prima che il pirata attraversasse l’Oceano. Rimasto praticamente orfano, Enrico è cresciuto in Provenza. Sbarcato a San Domingo, il giovane audace, signor di Ventimiglia, di Valpenta e di Roccabruna, nipote del Corsaro Nero, dà la caccia all’ex governatore di Maracaybo, colui che aveva impiccato il Corsaro Rosso e quello Verde, ossia la mano nera del duca Wan Guld. La nuova avventura sembra quindi voler ripercorrere il ciclo infinito di vendette e contro-vendette, almeno fin quando il giovane Corsaro non svela i reali intenti che lo hanno spinto a imbarcarsi per l’America: rintracciare una fantomatica sorellastra, che il Corsaro Rosso ha generato in “seconde nozze” con una principessa indiana. In altre parole, Salgari opera una sorta di ret-con del suo universo narrativo. La struttura narrativa anticipa quella dei videogames: per raggiungere l’obiettivo devi portare a termine l’avventura principale, ma questa è impostata come una sequenza di avventure consequenziali (con relativi sotto-obiettivi) che dall’una all’altra fanno progredire fino alla conclusione definitiva. Emilio Salgari si riconferma un maestro del cappa e spada, così come degli amori tormentati, pur con qualche accenno di razzismo tipico del tempo. Alcune imprese descritte risultano improbabili, ma noi continuiamo a preferire l’ironia alla verosimiglianza... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/i-romanzi-dei-corsari-4-8-il-figlio-del-corsaro-rosso/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 1 maggio 2021

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    • Jolanda la figlia del Corsaro nero. Ediz. integrale di Salgari Emilio


      Una nuova minaccia si manifesta per mezzo del governatore di Maracaybo, figlio illegittimo del cattivissimo duca di Wan Guld e di una marchesa messicana: l’uomo è deciso a vendicare il padre, morto perché il Corsaro Nero assolvesse la sua di vendetta. Come si dice, sangue chiama sangue. Il governatore ha rapito Jolanda di Ventimiglia, figlia del Corsaro Nero e di Honorata la regina dei Caraibi, mentre la fanciulla rimasta orfana dal Bel Paese si dirigeva su una nave olandese verso l’America. Qui Jolanda intendeva domandare la protezione del capitano Morgan (il miglior filibustiere di tutti i tempi) per reclamare le proprietà un tempo appartenute al padre, che il governo spagnolo vuol far proprie come risarcimento per i danni subiti, e le terre della madre, che il conte di Medina vuole tutte per sé. Quella dei Corsari delle Antille è in fondo una saga familiare. L’ardita ragazza è cresciuta leggendo le memorie del padre, conosce tutta la sua vecchia ciurma, e fieramente dichiara di appartenere alla filibusteria. Il destino ha chiamato questo figlia privilegiata a diventare un’eroina, ed è nel verde letale del Venezuela che affronta il suo percorso di iniziazione verso l’età adulta: con le sue mille insidie la natura indomita è finalizzata alla maturazione del personaggio. “Jolanda, la figlia del Corsaro Nero” ha conosciuto tanta fortuna al cinema, in TV e in teatro, lo stile di scrittura rimane retrò ma forte di descrizioni veloci e rapide battaglie. Forse avremmo voluto vedere Jolanda maggiormente protagonista di questa rocambolesca nuova avventura, a ogni modo la trilogia si conclude con la giusta dose di romanticismo e soddisfazione... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/i-romanzi-dei-corsari-3-8-jolanda-la-figlia-del-corsaro-nero/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 24 aprile 2021

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    • La La regina dei Caraibi. Ediz. integrale di Salgari Emilio


      Il secondo volume del Ciclo sui Corsari delle Antille avrebbe potuto intitolarsi Il Corsaro Nero – Il ritorno o, ancora meglio, Il Corsaro Nero – La vendetta, anche perché la regina dei Caraibi ha poco spazio nelle vicende, e più che dei Caraibi è sovrana di una tribù di cannibali. Ma procediamo per gradi. Il Corsaro Nero deve ancora rispettare il giuramento fatto in nome dei fratelli uccisi, ossia di vendicarli uccidendo Wan Guld e ogni suo familiare. Per questo nel finale del precedente episodio aveva abbandonato in mare Honorata, la principessa fiamminga da lui amata, perché figlia del suo arcinemico. La nuova pista spinge il Corsaro Nero, a bordo del suo galeone, a veleggiare verso Vera-Cruz, il porto più importante del Messico, del quale tenta l’espugnazione e il saccheggio insieme ai famosi e “autentici” filibustieri che come lui vivono nella Tortue. Se il racconto fosse al centro di una serie tv moderna forse Emilio Salgari sarebbe stato accusato di “mitizzare i criminali” come successo per Gomorra! La variazione di trama non fa in realtà che rimettere in scena un’avventura identica alla precedente, il meccanismo narrativo della “trappola del topo” finisce per stancare, ma insieme al sentimento della vendetta trova spazio anche quello del pentimento. Il Corsaro Nero è valoroso e impulsivo, ma suscettibile è incline al lusso... I tempi cambiano, si sa, e anche Jack Sparrow è figlio dei suoi. Emilio Salgari è un novelliere onnisciente e ben documentato, spettacolari sono le sequenze d’azione soprattutto gli inseguimenti le battaglie navali, iper-cruente e al contempo sorprendentemente comiche (oggi diremmo “pulp”). C’è da dire che la forma linguistica appartiene ormai a un’altra generazione, però è la stessa che ha consegnato (giustamente) questo volume alla schiera dei classici... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/i-romanzi-dei-corsari-2-8-la-regina-dei-caraibi/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 17 aprile 2021

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    • Il Il Corsaro Nero di Salgari Emilio


      Questo romanzo del 1898 non è solo la origin story del Corsaro più famoso dell’universo di Salgari, ma contiene in nuce le origini degli stessi pirati. La filibusteria è vista come una sorta di onorevole fratellanza di stampo massonico, dove i pirati sono tutti coraggiosi e nobili d’animo, ladreschi ma generosi e pronti a dare la vita per i comandanti che amano, e i comandanti sono tutti belli e gentiluomini, cavallereschi in duello. Infatti dietro alla pericolosa fama del Corsaro Nero si nasconde un gentiluomo d’oltremare dei cavallereschi duchi di Savoia, tale Cavalier Emilio di Roccanera, signore di Valpenta e di Ventimiglia. Sebbene nobile d’animo, il Corsaro Nero non può però sottrarsi alle leggi dei Fratelli della Costa: ecco il suo prima dilemma, egli è un gentiluomo ma al contempo deve comportarsi da pirata. La profezia della zingara, la quale aveva preannunciato al Corsaro che la donna di cui si sarebbe innamorato gli sarebbe risultata fatale, apre un secondo e più interessante dilemma. Al comando del suo galeone, la Folgore, il più temuto filibustiere del Golfo del Messico lascia la sua cara isola Tortue per vendicare i fratelli, il Corsaro Verde e il Corsaro Rosso. Essi sono stati ignobilmente uccisi dal duca fiammingo di Maracaybo, Wan Guld, un tizio che perseguita la sua famiglia sin dalla guerra nelle Fiandre, e padre di Honorata Willerman, la duchessa di Weltendrem caduta ostaggio dei pirati e di cui il pirata piemontese si innamora... Come succede con i classici d’avventura d’un tempo, l’autore dedica pagine e pagine documentaristiche alla storia dei pirati, alla descrizione di esemplari di piante o alla vegetazione della giungla tropicale, alla lotta fra un giaguaro e un coccodrillo, come fosse History Channel o National Geographic, spezzando sì il ritmo della narrazione ma senza annoiare più di tanto. Nemmeno il lessico ricercato rappresenta un ostacolo per le emozioni; in fondo stiamo parlando di un classico esempio dello stile italiano di inizio ‘900, e si capisce appieno se si considera che Salgari era più pagato tanto più scriveva. Tanto di cappello poi se si pensa che Salgari ha elaborato queste (non sempre) accurate ricostruzioni senza essere mai stato di persona in quei posti né avendo specifici manuali scientifici da consultare in proposito ma solo enciclopedie e riviste d’epoca... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/i-romanzi-dei-corsari-1-8-il-corsaro-nero/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 10 aprile 2021

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    • Una Una storia romantica di Scurati Antonio


      “Una storia romantica” di Antonio Scurati si muove su due distinte linee temporali. La prima, post risorgimentale, è quella del 1885, che vede il senatore del Regno d’Italia Italo Morosini impegnato a presiedere la Commissione per il conferimento delle medaglie commemorative delle gloriose Cinque Giornate di Milano. Almeno fin quando Italo non riceve un dagherrotipo sbiadito e un “manoscritto ritrovato” dal titolo... “Morte di un patriota. La vera storia degli ultimi giorni di Jacopo Izzo Dominioni”. Ed è questa storia a svolgersi nella seconda linea temporale, quella risorgimentale del 1848, quando in sole cinque giornate Milano diede il via alla prima guerra d’indipendenza e sconfisse l’esercito più potente del mondo, l’Impero asburgico. Italo conosceva di persona il patriota aristocratico Jacopo, così rilegge la storia del suo amico scoprendo come avesse avuto una relazione con Aspasia, musa ispiratrice degli insorti e promessa sposa proprio di Italo. Il senatore allora contempla idealisticamente questa relazione sentimentale come farebbe il “terzo amoroso” del melodramma italiano, e come noi di fronte al dipinto “Il bacio” di Hayez riportato in copertina e che, secondo il costante intreccio di vero e verosimile del romanzo, il pittore dipinse ritraendo Jacopo e Aspasia ma camuffandoli sotto abiti rinascimentali. Il Risorgimento è stato il nostro romanzo popolare mai veramente celebrato. Nel suo “libro di secondo grado” Scurati opera una miscellanea tra grande romanzo ottocentesco e influenze da cinema hollywoodiano. Il senso di dipingere un affresco epico attraverso il collage di forme letterarie diverse sta chiaramente nel volerci parlare criticamente del nostro presente...



      Scritto da librisenzaglo, sabato 3 aprile 2021

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    • La La cattedrale del mare di Falcones Ildefonso


      Con le sue oltre quattro milioni di copie vendute La cattedrale del mare è diventato un bestseller a livello mondiale sin dal 2006, anno di pubblicazione che lo incoronò fenomeno editoriale. Ildefonso Falcones de Sierra (1959), avvocato specializzato in diritto civile a Barcellona, è qui al suo folgorante esordio. Con La cattedrale del mare dà prova di una vocazione letteraria che ricorda da vicino quella de I pilastri della terra di Ken Follett (inevitabili le similitudini, tanto nella trama che nel ruolo della cattedrale), dato che entrambi sono al contempo romanzi storici e vicende corali. La storia è ambientata nella Barcellona del XIV secolo, e afferma Falcones come uno dei rari scrittori catalani che scrive in lingua castigliana. Nelle oltre 600 pagine (che filano una dietro l’altra grazie ai tanti emozionanti colpi di scena e ai rovesci di fortuna), assistiamo alla costruzione della chiesa del quartiere della Ribera, Santa Maria del Mar, definita la cattedrale del popolo, e ne siamo testimoni attraverso gli occhi del piccolo Arnau Estanyol mentre da ragazzino si fa uomo. La cattedrale diventa nel tempo simbolo della vera fede cristiana, quella di Arnau, in contrasto con quella più “politica” operata dalle istituzioni ecclesiastiche. Antena 3 ne ha tratto nel 2018 una omonima miniserie in otto puntate, da noi disponibile su Netflix. Non sempre di pregevole fattura, a volte i passaggi sono talmente affrettati che i salti temporali (soprattutto nel primo episodio) risuonano ridicoli. A ogni modo, lo show è di buon livello e abbastanza fedele al testo. Il plot è talmente denso di eventi e colpi di scena da fare impallidire qualsiasi spettatore a ogni minuto se solamente si concedesse il tempo di più stagioni come ad esempio Game of Thrones. Il punto è che la carne sul fuoco è talmente tanta che il pubblico non fa in tempo a soffrire che subito si ritrova a gioire e viceversa, a discapito del lavoro di immedesimazione. Se qualcuno volesse poi accusare la serie TV di addolcire troppo certe tematiche, allora dovrebbe volgere simili accuse al romanzo criticandolo di aver resto troppo “moderni” e “giusti” i suoi eroi medievali... La vicenda del romanzo è incalzante come le tematiche che tratta, dall’ingiustizia sociale alla tolleranza, dalla vendetta al desiderio di riscatto. La ricostruzione storica, a costo di farsi pedante, non viene mai tradita dal revisionismo della fiction. Si tratta d’altronde di un’epoca buia, costellata di pregiudizi e razzismo, troppo simile alla nostra, che ancora si affatica sul dialogo interreligioso e sula questione dell’immigrazione... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/la-cattedrale-del-mare-il-romanzo-vs-la-miserie-tv/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 27 marzo 2021

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