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    • Cinema#giornalismo. Immaginario e narrazione di


      Cinema#Giornalismo. Immaginario e narrazione, edito da 40due edizioni in libreria e online, è un lavoro unico, realmente. Mai prima d’ora era stato infatti affrontato e catalogato il rapporto e l’intreccio fra questi due mass media tanto amati quanto vituperati. Finalmente questa lacuna è stata colmata. L’autore di questo lavoro originale e insieme titanico è Ivan Scinardo, giornalista professionista e direttore della sede siciliana, specializzata nel documentario, della più importante e antica scuola di cinema al mondo, il Centro Sperimentale di Cinematografia. Ed è qui che Scinardo negli ultimi dieci anni ha sviluppato una serie di ricerche sul rapporto fra cinema e giornalismo. L’Ordine di Sicilia, non ha caso, ha inserito il “Cinegiornalismo” fra i moduli della formazione obbligatoria degli iscritti. Ed è così che arriva a noi Cinema#Giornalismo, frutto di tre instancabili anni di ricerche, raccolta dati, osservazione, visioni di film, incontri con i giornalisti, non supportato da alcuna precedente bibliografia, come detto, perciò diventando un autentico unicum tanto letterario quanto cinematografico. L’introduzione dell’autore vede nella narrazione il principale motore che, da un antropologico bisogno di comunicare, ha accomunato cinema e giornalismo, i quali a un certo punto della loro vita hanno viaggiato insieme. Come cambiava l’uno, cambiava l’altro. E lo hanno fatto declinandosi in vari generi trasversali: dal newspaper movie al cinema investigativo, dal cinema d’inchiesta alla psicoanalisi e così via fino agli scenari futuri delle piattaforme digitali, come Amazon Prime Video e Netflix, sapientemente tirati in ballo nella copertina di Antonio Di Natale. Appassionante e toccante il ricordo dell’autore di quando affrontò gli esami di giornalista professionista ticchettando sulla macchina da scrivere “Lettera 22“, con quel filo di appassionata e appassionante nostalgia che ci farà da filo conduttore lungo tutto il libro. Quello che risalta maggiormente, come anticipato, è lo sviluppo della storia del giornalismo attraverso il racconto cinematografico: lo scandalo di copiare gli articoli altrui in Miss Prima Pagina che oggi è diventata la routine delle redazioni; la triste analogia della “tv del dolore” ne L’asso nella manica (1951) di Billy Wilder con la tragedia di Vermicino nel 1981, e via dicendo. A costo di ripeterci, lo affermiamo chiaramente: non lo sapevamo ma di questa guida ne sentivamo la mancanza e ora non possiamo più farne a meno... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/cinemagiornalismo-di-ivan-scinardo/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 20 febbraio 2021

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    • Lo Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Haddon Mark


      Inserito dalla BBC fra i “100 libri da leggere prima di morire“, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte è il libro più noto di Mark Haddon, tradotto in oltre venti paesi e che ha scalato persino le classifiche italiane. Colui che dovrà risolvere il caso cui si fa menzione nel titolo, ma anche colui che crede sia un caso degno d’attenzione, è Christopher John Francis Boone, quindicenne che soffre della sindrome di Asperger. Se da una parte ha un deficit nell’interpretare le espressioni degli altri, dall’altra Christopher dimostra spiccate qualità matematiche. Il caso di cui decide di occuparsi comincia con il delitto di Wellington, il cane barbone della vicina di casa. Quindi comincia esattamente come Il mastino dei Baskerville, uno dei romanzi preferiti di Christopher. Ne deduce che, come nel libro con Sherlock Holmes, si uccide un cane in realtà per colpire un uomo. Infatti Christopher ha delle qualità in comune con Sherlock: riesce ad astrarsi dalla realtà, riesce a collegare eventi bizzarri e apparentemente sconnessi, non crede nel soprannaturale. Il lettore (grazie ma non solo all’ausilio di digressioni ed esemplificazioni ottenute anche per mezzo di disegni, fotografie, diagrammi, grafici, formule ed elenchi, comunque mai eccessivi, salvo un uso ridondante del grassetto) viene portato a decostruire la realtà come fa questo “detective sui generis” che è il nostro Virgilio, finendo per essere catapultato all’interno della sua diversità. Il romanzo adatto a tutte le età, importante anche a fini didattici e per sviluppare una buona coscienza critica della patologia in questione: infatti la disabilità non è guardata con il solito patetico pietismo un tanto al chilo della società civile, ma esattamente dal punto di vista delle persone affette da autismo. Per di più attraverso la lente del giallo... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/lo-strano-caso-del-cane-ucciso-a-mezzanotte-di-mark-haddon/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 13 febbraio 2021

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    • Il Il tailleur grigio di Camilleri Andrea


      Il tailleur grigio, pubblicato nel 2008 da Mondadori, è il più “francese” tra i romanzi di Andrea Camilleri che con questa sorta di malinconico “diario interiore” si aggira più dalle parti di Georges Simenon. Perché la storia si presenta piuttosto come un’indagine psicologica negli appartamenti della crepuscolare alta borghesia lanciata all’esplorazione di un intreccio di realtà mafiose, imprenditoriali e bancarie. Seppure scritto in terza persona, l’anziano protagonista non viene mai chiamato per nome. Egli è un alto funzionario di banca appena andato in pensione, è un utile idiota che, ritrovato il tempo perduto il giorno della pensione, comincia a soppesare morbosamente ogni parola, ogni gesto della bella e sensuale Adele, la donna sposata in seconde nozze, anche lei vedova, più giovane di lui di venticinque anni. Sin dal primo giorno di inattività lavorativa, lunghi flashback portano l’uomo a chiedersi perché Adele abbia scelto proprio lui che non è né bello né mondano. La letteratura di Camilleri ha spesso guardato alle figure femminile in quanto dark ladies, e nemmeno Adele sfugge allo stereotipo della femme fatale. Come le altre che l’hanno preceduta, è debole e insieme indebolitrice, donna misteriosa che tira le fila della vita domestica (e professionale) della famiglia. Adele disprezza il sesso in tv ma nella vita lo pratica in tutte le forme, disprezza i vestiti scollacciati ma è in grado di accendere con poco qualsiasi fantasia sessuale. Burattinaia, calcolatrice, è tutto un gambe lunghissime, sguardi ammalianti, sfioramenti languidi. Adele è una splendida moglie ma anche donna d’affari, che per ingabbiare la sua carnalità deve ricorrere al castigato tailleur grigio del titolo, il quale assume un particolare significato simbolico per le occasioni in cui viene indossato: ovvero diventa simbolo dell’ipocrisia borghese. Questo tailleur è l’unico abito che la donna conserva dal precedente matrimonio, abito che a sua volta conserva una macchia di sangue sulla manica: ovvero anche l’apparenza del conformismo cela insaziabili ardori e orrori. Senza che ci sia un delitto nelle prime pagine, è la conturbante Adele ad ammantare il dramma di atmosfere noir. Autore prolifico, con Il tailleur grigio Camilleri sfugge alla coazione a ripetere allontanandosi dalla serialità di Montalbano pure mantenendo continuità con il suo fantasioso dialetto: è un romanzo brevissimo, scritto nella lingua di Camilleri (anche se i personaggi comunicano fra di loro in italiano) e come sempre non ci vuole più di una pagina per entrarvi in sintonia... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/il-tailleur-grigio-di-andrea-camilleri/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 6 febbraio 2021

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    • I I predatori di Du Brul Jack e Cussler Clive


      Inaugurato nel 2003 con L’oro dei Lama, gli Oregon Files sono un ciclo di romanzi avventurosi composti in totale da quindici libri (gli ultimi tre sono ancora inediti da noi), annoverabili a quelli scritti da Clive Cussler in collaborazione con altri autori. I primi due sono firmati a quattro mani con l’autore di techno-thriller Craig Dirgo. I predatori (2005) è il terzo della serie, scritto per la prima volta insieme allo scrittore d’avventura Jack Du Brul, autore che da questo momento in poi firmerà insieme a Cussler altri sei volumi della serie prima di lasciare il posto a Boyd Morrison, tanto che può essere inteso come una sorta di “reboot” o di “nuovo” numero uno. L’Oregon è una nave, o meglio è la miglior piattaforma operativa per attività di spionaggio mai concepita: fuori si presenta come un dimesso mercantile buono per la demolizione, ma al suo interno nasconde un concentrato di sistemi avveneristi e di tecnologia futuristica. Dato che parliamo di superspie, la nave ospita persino un Magic Shop per i travestimenti e i trucchi curato da un ex Premio Oscar di Hollywood. L’Oregon è la segretissima base mobile della Corporation, una società di servizi di protezione privata nata alla fine della Guerra Fredda per rispondere ai tanti conflitti globali sorti con l’alterazione della polarità politica globale. Proprio per potersi sottrarre ai controlli e alla legge di qualsiasi giurisdizione, la compagnia ha scelto una nave come sede operativa e legale. La Corporation è composta da mercenari, un tempo soldati filoamericani, oggi specialisti di operazioni militari clandestine con una particolare avversione per il mondo terrorista. Ciascuno dei suoi membri eccelle in un diverso campo d’azione. Gli eroici mercenari della Corporation sono supereroi moderni con fisici da atleti olimpici, dotati delle migliori attrezzature, sangue freddo, tutti belli e con la battuta di spirito sempre a portata di mano come un calice di Champagne. Sono tutti milionari perché partecipano agli utili della compagnia, credono in un ideale superiore e per farlo rispettare viaggiano per il mondo come 007. Vivono sulla Oregon come una famiglia multietnica (leggasi “politicamente corretta”) in stile Fast & Furious. Vestono tute da combattimento nere e sono tracciabili grazie a trasmettitori satellitari sottocutanei, insomma sono una specie di A-Team meno simpatica e scalcagnata, ma meglio equipaggiata. In battaglia tutt’al più si beccano una ferita di striscio, mentre sono in grado di spazzare via decine di avversari con una sola mossa come insegna Ethan Hunt in Mission: Impossible... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggerela recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/i-predatori-di-clive-cussler-jack-du-brul/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 23 gennaio 2021

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    • La La notte del drive-in 3. La gita per turisti di Lansdale Joe R.


      Uscito nel 2005 e tre anni dopo da noi, "La notte del Drive-in 3. La gita per turisti" parte con la solita raffica di deliri tanto assurdi quanto spassosi ma via via i contenuti si fanno più estremi e il sorriso passa in secondo piano. Lo stesso può dirsi dell’intera saga: man mano che la trilogia si è andata formando ha perso sia in termini di tensione sia di inventiva, perché l’idea non era più cosi fresca e anche perché l’impianto narrativo risultava sempre meno strutturato. Diviso in cinque parti con tanto di simpatico intervallo nel mezzo, il terzo cinelibro della serie è più disomogeneo e al contempo più ambizioso dei precedenti. Il mondo fuori dal Drive-in è sempre più apocalittico: la società umana ha definitivamente fatto ritorno all’istinto animale come aveva pronosticato Jena Plissken in Fuga da Los Angeles. Il Grande Jack che ha scritto i primi due capitoli torna ad essere protagonista. Il giovane texano (come Landsale) che scrive la bibbia del Drive-in è il nostro narratore di fiducia, abile a raccontare storie intorno al fuoco pure ai compagni di viaggio; una qualità western che ha senz’altro ereditato dal suo papà letterario. Il suo amico Bob è morto (fuori campo), così Jack adesso fa coppia fissa con Reba, Grace, Steve e qualche altro accattone delle tribù del Drive-in. Ne La notte del Drive-In 3 rimane poco del survival horror del primo episodio e della distopia moderna del secondo. Lo sci-fi è sempre più demenziale, l’horror è sempre più grottesco, questo perché l’umorismo ha la meglio sull’impianto narrativo e, di conseguenza, le visioni eccentriche sembrano quasi snaturate quando non supportate da personaggi con un minimo di spessore. Parliamo di persone normali, come noi, che un orrore inspiegabile (come sono gli orrori perfetti, a detta di Lovecraft nel suo saggio sul soprannaturale) ha trasformato in folli selvaggi. Vanno in giro nudi, affamati e le donne non sono per niente sexy come Raquel Welch in Un milione di anni fa. La scrittura perde mordente persino quando, ancora una volta, l’autore trasforma la religione in un ricettacolo di gratuiti quanto fantasiosi insulti senza però basarsi su una forte idea decostruttivista. Si sa, le oscenità di Joe R. Lansdale sono scritte per essere amate, altrimenti il lettore non sarebbe arrivato fino a qui. Non ci sono filtri per raccontare un’umanità disumana dove gli istinti primordiali hanno la meglio sul raziocinio, così è tutto un fioccare di iperboli dissacranti e similitudini che passano per il turpiloquio. A lungo andare però il delirio si fa ripetitivo e si perde un po’ la riflessione di fondo, sino alla conclusione esilarante e tremenda della trilogia che, senza infamia e senza gloria, apre le porte a una quarta puntata... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/drive-in-la-trilogia-3-3-di-joe-r-lansdale/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 16 gennaio 2021

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    • La La notte del drive-in di Lansdale Joe R.


      IL DRIVE-IN 2 "(non uno dei soliti seguiti)" recita il sottotitolo di questo sequel scritto da Joe R. Lansdale, conosciuto anche come "Il giorno dei dinosauri". Il secondo volume arriva l’anno successivo de "Il Drive-in", cioè nel 1989. La Dissolvenza/Prologo è un pratico riepilogo della puntata precedente. Quando lo spettacolo inizia ritroviamo il protagonista Jack scampato per un pelo insieme al suo amico Bob dalla crocifissione all’Orbit, il più grande drive-in del Texas i cui spettatori erano rimasti intrappolati dentro in seguito alla precipitazione di una cometa rossa. Come in ogni sequel che si rispetti ci sono delle new entries, come Grace, la bella cintura marrone di karate: la seconda e terza bobina sono i suoi “flashback” legati all’esperienza durante la prigionia del drive-In e dopo la liberazione. Inoltre la terza bobina racchiude un “flashback nel flashback” con la origin story di Popalong Cassidy. Di chi parliamo? Un pazzo assassino armato di pistole e winchester, che indossa un costume ispirato Hapolong Cassidy, il pistolero dell’omonima serie televisiva western dei primi anni ’50, un fanatico che ha scalato una piramide di televisori fino a toccare il cielo, dove in una specie di studio televisivo metafisico le divinità dette il Grande Regista e il Produttore lo hanno investito di poteri inauditi e al posto della faccia gli hanno piazzato una “testa televisiva” che può trasmettere qualsiasi film, serie o pubblicità sia mai stata realizzata. Con il suo zapping visionario, che è lo stesso operato da Landsale su un altro livello, lo rende un villain più azzeccato del Re del Popcorn del primo volume. Per batterlo, i nostri eroi (si fa per dire) devono tornare alle origini (o al luogo dove tutto è cominciato). Uno splatter ironico a base di darwinismo degenere, a tratti disgustoso e perverso, che denuncia l’influenza della televisione come mezzo di propaganda verso le masse e di giustificazione del sessismo e della violenza, un romanzo riscattato dal non-sense grazie al suo sarcastico raffronto fra mondo umano caduto in disgrazia e mondo animale preistorico tornato alla ribalta... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/drive-in-la-trilogia-2-3-di-joe-r-lansdale/ Meno crudo e più divertente, ma anche meno claustrofobico per forza di cose, del primo episodio (di cui però fornisce alcuni chiarimenti relativamente a certi punti “oscuri” della trama), "Il Drive-in 2" è comunque fatto di momenti memorabili. Uno splatter ironico a base di darwinismo degenere, a tratti disgustoso e perverso, che denuncia l’influenza della televisione come mezzo di propaganda verso le masse e di giustificazione del sessismo e della violenza, un romanzo riscattato dal non-sense grazie al suo sarcastico raffronto fra mondo umano caduto in disgrazia e mondo animale preistorico tornato alla ribalta... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a legg



      Scritto da librisenzaglo, sabato 9 gennaio 2021

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    • Drive-in. La trilogia di Lansdale Joe R.


      “Un film di serie B con sangue e popcorn, made in Texas“: questo epitaffio introduttivo la dice di gran lunga cosa sia Il Drive-in, crudele e fantastico libro meta-letterario-cinematografico di Joe R. Lansdale, il romanziere texano noto maggiormente per la riuscita serie su Hap e Leonard o i western anch’essi d’ambientazione texana. Il Lansdale di cui parliamo è sempre irriverente e cinico ma stavolta la sua scrittura si presenta profondamente diversa dai suoi altri romanzi. Partiamo dal plot. La storia comincia con la Grande Nottata Horror del venerdì al drive-in Orbit, a fianco dell’Interstatale 45, ovvero il più grande drive-in del Texas, con sei giganteschi schermi e spazio per quattromila auto (bisogna riconoscere a Lansdale una creatività fuori dalla norma). I cinque film proiettati a ripetizione la notte in questione sono: La casa, Non aprite quella porta, La notte dei morti viventi, Ho fatto a pezzi la mamma e Utensili per l’omicidio. Tutto fila liscio fin quando non precipita dal cielo la cometa rossa che sprigiona intorno al pubblico pagante una densa cupola di melassa nera: tutti gli spettatori del drive-in rimangono intrappolati dentro e chi prova a evadere farà una brutta fine. Sembra cominciare in maniera visionaria e folle come un fanta-horror di Stephen King (non pochi sono i punti di contatto con The Dome) ma si trasforma in uno splatter formidabile: pulp ad altissimi livelli, come si conviene è una precisa danza a metà fra l’horror e la commedia. Il tempo passa inesorabile, inizialmente viene scandito dalla successione dei film, poi nulla ha più importanza. Il Banditore che va dall’Area A all’Area B (ciascuna composta da tre schermi) per portare le notizie da un lato all’altro, poco per volta perde la sua funzione sociale per diventare ghiotta preda dei cannibali. Fra questi, spicca la comunità dei cattolici sardine-dipendenti. Lansdale rinuncia presto a qualsiasi pretesa di realismo, ma con il suo stile unico ci risucchia in un trip tarantiniano ante-litteram come fosse la sua penna stessa il budino nero di cui vorrebbe farci avere paura. Attraverso il suddetto vortice di personaggi sopra le righe, megalomani e pazzeschi, Lansdale esplora una realtà allucinante, tipica della fantascienza distopica, ma con un che di esistenzialista. Pur se spesso l’humour nero sconfina nel grottesco, l’autore scatena la sua spietata ironia contro un Texas, e per estensione contro un’America bigotta, razzista e violenta. Perché questo romanzo, nel suo essere disturbante e geniale, si rivela impietoso nei confronti della natura umana così legata a doppio filo alla società dei consumi... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/drive-in-la-trilogia-1-3-di-joe-r-lansdale/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 2 gennaio 2021

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    • Limonov di Carrère Emmanuel


      Limonov è l’autobiografia romanzata del dissidente comunista ucraino Eduard Limonov firmata dal francese Emmanuel Carrère. Ma Limonov è molto più di un semplice scrittore russo (ha pubblicato oltre settanta libri) e di un qualsiasi politico anticonformista (ha fondato Altra Russia). Limonov è un personaggio eclettico e sfaccettato, affascinante per quanto ambiguo, persona geniale e insieme spregevole, moralmente abietto, assurto a inquieta figura di culto, fra cadute e ascese ha trasformato la sua stessa vita in opera d’arte e Carrère gli ha conferito dignità letteraria con una delle più importanti biografie della letteratura contemporanea. Nonostante il successo francese, i libri non hanno mai assicurato a Limonov la fama che tanto agognava, e per ironia della sorte divenne celebre come protagonista di un libro altrui, quello di Carrère, autore che ha sempre disprezzato in quanto appartenente all’intellighenzia borghese (non a caso lo ha definito “nemico della lotta di classe“). Molto di più di un biografo è pure Carrère, che non esista ad accostare la propria vita a quella del biografato. Figlio di un immigrato georgiano collaborazionista e di un’immigrata russa della nobiltà decaduta, il regista, sceneggiatore e romanziere Emmanuel Carrère non ha mai avuto paura di osare e di scandalizzare (se non sapete cosa sia, cercate il racconto erotico-ipnotico Facciamo un gioco). Quasi sempre egli appare in prima persona nei propri libri sin dai tempi de L’avversario, incentrato sugli incontri avuti con il criminale e millantatore francese Jean-Claude Romand (prima si è finto medico, poi ha sterminato moglie e figli), quasi a volere sancire il primato del reale sull’immaginario letterario. Il suo lavoro di ricerca su Eduard Limonov è durato anni, ed è stato scansionato sia temporalmente sia geograficamente in un misto fra letteratura da viaggio e il “best off” di una rockstar... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/limonov-di-emmanuel-carrere/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 12 dicembre 2020

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    • Pompei. 79 d.C. Venti ore alla catastrofe di Harris Robert


      Robert Harris, giornalista BBC e autore di bestseller quali Enigma e Fatherland, ci offre con Pompei (2003) la cronaca di una tragedia annunciata e che in qualche modo rievoca nella nostra mente le immagini dell’11 settembre 2001. In apertura del romanzo le Note dell’autore specificano che secondo il calendario romano i giorni della settimana erano Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere, Saturno e Sole. Pompei si svolge nell’arco di quattro giorni (da Marte a Venere) nella quarta settimana di agosto del 79 d.c. Sebbene ogni capitolo sia genericamente intitolato a un’ora latina, un sottotitolo ne chiarisce il timing contemporaneo (spaccando il minuto). Infine ciascun capitolo, prima del racconto dell’antichità, ci propone stralci scientifici presi della seconda edizione di Vulcanology o da altri testi di divulgazione scientifica a tema: questo per sottolineare cosa si stesse agitando nel sottosuolo, ora dopo ora, mentre le vittime ignare si muovevano in superficie. Nonostante il romanzo non sia lunghissimo le prime pagine sono penalizzate dalle eccessive descrizioni tecniche e contestualizzazioni storiche, sebbene i dati storici così come quelli scientifici siano precisi (tranne in fatto di misurazioni poiché i romani non calcolavano le distanze con centimetri, chilometri, ecc., ma per cubiti). Perciò l’avventura fittizia non può dirsi perfettamente intrecciata alla storia vera: ci approcciamo più all’antropologia e alla quotidianità di quegli individui che non alla risoluzione del complotto vista anche la sua debolezza. Comunque, via via che la storia procede, e che si allarga il cratere del Vesuvio, la lettura si fa sempre più appassionante. Gli usi e i costumi dell’epoca, gli scenari urbanistici e architettonici così come le superstizioni, i presagi e le cerimonie, ci parlano di un progresso della civiltà che avviene di pari passo con il dilagare della corruzione. In questo senso il disastro ambientale sembra quasi una meritata punizione divina... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/pompei-di-robert-harris/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 5 dicembre 2020

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    • Guida galattica per gli autostoppisti di Adams Douglas


      Douglas Adams è stato uno scrittore, sceneggiatore e umorista britannico, con un passato di scarso successo come showrunner per un paio di stagioni di Doctor Who. Ma a soli venticinque anni Douglas propose un azzardo che avrebbe generato una popolare serie da oltre 15 milioni di copie vendute in tutto il mondo e che gli avrebbe assicurato un’importante influenza sugli autori (non solo nerd) dell’ultima parte del ‘900 (vi dice qualcosa Neil Gaiman?). Nata inizialmente come serie radiofonica di fantascienza per la BBC Radio 4 (“podcast” direbbe oggi qualcuno), Guida galattica per gli autostoppisti venne trasmessa a puntate a partire dal 1978: dopo una prima stagione di sette episodi, ne arrivò un’altra da cinque episodi nel 1980, ma bisognerà attendere molti anni per assistere alle ultime tre stagioni del ciclo (nel 2004 e nel 2005). Solo successivamente (grazie alla sua incredibile e immediata popolarità) la saga venne adattata in una miniserie televisiva (1981), in una serie di libri, oltre che in un videogioco (un’avventura testuale della Infocom) e in un film per il cinema. Guida galattica per gli autostoppisti è un cult, sin da subito un manifesto della controcultura grazie anche alle tematiche trattate, dalla salvaguardia ambientale al discorso sull’eguaglianza e sull’inclusività. Leggere il disastroso susseguirsi di sfortunati eventi che compongo questa rocambolesca avventura è un vero spasso. Forse perché la scrittura “risente” della velocità e della semplicità della parola radiofonica e ci coinvolge come in un inarrestabile flusso di coscienza. Le scene allucinate sono cadenzate in modo da mantenere costante la surrealtà d’insieme, condita a suon di humour britannico, satira di costume alla Monty Python, neologismi strampalati, un’ironia sottile e uno slapstick lessicale (resi per Mondadori dalla traduzione di Laura Serra) che ci ricordano il nostrano Stefano Benni. Non bisogna soffermarsi sulla profondità psicologica dei personaggi, quanto sulla loro assurda comicità e come tentino continuamente di rubarsi la scena l’un l’altro. Sono extraterrestri che rappresentano i lati più caricaturali dell’essere umano, macchiette sarcasticamente pilotate da Adams che, con riferimenti geniali, provoca e punzecchia la nostra società terrestre stimolando la nostra riflessione. Lo fa disseminando le sue critiche fra un caleidoscopio di invenzioni che rimangono impresse non tanto per la loro capacità previsionale quando per la loro stupidità. Non fantascienza classica, ma buffa e a suo modo adorabile. Se all’inizio della lettura non vi convince, lasciatevi comunque conquistare dal ritmo, e può darsi che l’amerete! Per tutte le età... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri senza Gloria: http://librisenzagloria.com/guida-galattica-per-gli-autostoppisti-di-douglas-adams/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 21 novembre 2020

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