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    • I I leoni di Sicilia. La saga dei Florio di Auci stefania


      Il libro rivelazione dell’anno è stato pubblicato da Editrice Nord e si chiama I leoni di Sicilia. In copertina campeggia “Ritratto di signora con due adolescenti” di Vittorio Matteo Corcos (un po’ fuori tempo rispetto al periodo descritto). La signora nell’illustrazione si fa metafora della Sicilia mentre l’adolescente che le parla è uno dei due giovani Florio sbarcati sulle sue coste. Dalla Sicilia, e in specie da Palermo, prende piede l’ascesa di questa famiglia il cui destino si intreccerà con quello del Sud Italia e, come nei migliori racconti della tradizione, toccando i toni dell’epica. Il romanzo è diviso in diverse sezioni. Di volta in volta una “merce” differente dà il titolo a ciascuna sezione, invariabilmente introdotta da proverbi siciliani scritti in dialetto con tanto di traduzione. Ogni merce è scelta per il valore e per il protagonismo che ha avuto nel decennio/ventennio di riferimento; ogni merce è quindi correttamente posizionata ai fini della scalata al potere della famiglia Florio, evidentemente sempre in anticipo sui tempi piuttosto che al passo. 16 ottobre 1799, a questa data la scrittrice trapanese Stefania Auci fa risalire la Genesi dei Florio. Data del terremoto che ha segnato la fine della loro vecchia vita e l’inizio di quella nuova. Un nuovo inizio che, come tutte le cose belle, ha luogo con un viaggio per mare. La breve odissea dei fratelli Florio, ovvero Paolo (il maggiore) e Ignazio (il piccolo), li vede abbandonare la nativa Bagnara Calabra per approdare a Palermo, dove gestiscono insieme al cognato Pietro Barbaro (ha preso in sposa Mattia, la sorella dei Florio) un magazzino ridottosi a catapecchia impolverata. Romanzo lungo e allo stesso tempo breve, un passato raccontato e vissuto sempre “al presente” grazie a una documentazione ineccepibile e a un realismo che prende il meglio dai Malavoglia di Verga e fa a meno di orpelli retorici. Quello che emerge è un dipinto perizioso. Laddove l’autrice, nome nuovo ma penna matura, tradisce la verità storica è per il bene della finzione che mai, però, ci allontana dalla realtà dei fatti come invece avviene nei romanzi storici d’oltreoceano... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/i-leoni-di-sicilia-di-stefania-auci/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 10 agosto 2019

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    • L' L' uomo del labirinto di Carrisi Donato


      Dopo La ragazza nella nebbia (2015), ecco L’uomo del labirinto (2017). La vicinanza di temi è fissata anzitutto dal titolo: nel primo bestseller di Donato Carrisi avevamo una ragazza e la nebbia, stavolta abbiamo un uomo e un labirinto. I punti di contatto proseguono con la tipica ambientazione alla Carrisi che localizza le sue indagini in anonimi (nel senso di “non nominati”) posti semi-europei e semi-americani (un mix di geografia e toponomastica) all’interno di una bolla temporale indefinita. La conferma che esista un “Universo Condiviso Carrisi” arriva quando il dottor Green, il profiler dai metodi poco ortodossi che segue da vicino Samantha Andretti (la ragazza scomparsa da piccola e quindici anni dopo ritrovata in una palude), le fa vedere in TV alcuni gruppi di preghiera radunatisi per lei fuori dall’ospedale dove è ricoverata. Non è la prima volta che succede, le dice, e le riporta l’esempio di quanto accaduto qualche tempo prima ad Avechot, la comunità alpina che è stata il set principale proprio de La ragazza nella nebbia. Sullo stile dell’UCM, Universo Condiviso Marvel, quello di Carrisi continua a estendersi anche sul fronte del secondo protagonista di questa storia. Infatti, oltre al dottor Green, seguiremo anche la pista dello scalcinato detective privato Bruno Genko (no, non è Ginko). Abiti lerci, un’amica confidente transessuale e un “talismano” sempre in tasca: ovvero il certificato medico che gli diagnostica una vita brevissima. Più del dottor Green, è forse quest’ultimo il protagonista assoluto dell’indagine. Fra le sue peripezie, Genko finirà per “estorcere” informazioni anche ad un agente del Limbo, la sezione di polizia dedicata ai casi di persone scomparse e con tendenza (come gli stessi soggetti cui dovrebbe indagare) a finire nel dimenticatoio. Nel Limbo trova quindi un alleato, l’agente Simon Berish, il quale ha già lavorato con Mila Vasquez della Squadra Speciale di investigazioni, la protagonista n.1 del bestseller di Donato Carrisi Il suggeritore (2009, vincitore tra gli altri del Premio Bancarella). Proprio un suggerimento della Vasquez, riportato per bocca di Berish, motiverà Bruno e lo metterà sulla strada giusta: “Loro non sanno di essere mostri“... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/luomo-del-labirinto-di-donato-carrisi/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 27 luglio 2019

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    • Armada di


      Dopo l’exploit meta-letterario-cinematografico di Ready Player One, le aspettative erano altissime per la nuova fatica di Ernest Cline: Armada è uscito nel 2015 ed è rimasto per cinque settimane nella lista dei bestseller del New York Times. A onor del vero Cline non ha fatto passi da gigante con la nuova trama. Sin da quando ha occultamente finanziato l’originale trilogia di Star Wars, primo grande successo sulla militarizzazione nella fantascienza, l’EDA (acronimo di Earth Defense Alliance) ha condotto sulle masse un processo di indottrinamento antialieni (dagli anni Settanta di Space Invaders ai rilanci di Star Trek e Star Wars dei nostri giorni) ma soprattutto una pratica di addestramento subliminale attraverso i videogames progettati dalla Chaos Terrain. In particolare con i titoli Terra Firma e Armada dove i nemici spaziali sono aragoste giganti provenienti dal pianeta Tau Ceti e corrispondenti al nome di Sabrukai. In breve, troviamo fondata negli sviluppi dell’industria dell’intrattenimento una delle maggiori teorie del complotto. Una teoria già portata in scena nel cult nerd Giochi stellari (1984) che proprio Cline aveva citato in una topica scena di Ready Player One. Zack Ligthtman vive con madre single e ama rintanarsi in soffitta per consultare la roba vecchia di suo padre, morto giovane in un misterioso incidente e in odore di pazzia. Zack si è invece meritato l’appellativo di Zack Attack per non essere riuscito a controllare la rabbia di fronte ai bulli della scuola. I suoi due amici, e compagni di (video)giochi, entrambi fanno Mike di nome, sono Cruz e Diehl. Poi c’è Ray Wierzbowski (il cognome deriva da uno dei Marine coloniali di Aliens) che dirige Starbase Ace, piccolo negozio di viedeogames usati nella cittadina di Beaverton, dove Zack lavora, e propone strampalate teorie ufologiche degne di X-Files. E come nei migliori x-files, le teorie del complotto si tramutano in realtà motivando le azioni di mastodontiche società che si nascondono dietro acronimi e di un protagonista adolescente che intrattiene un legame di fascinazione malinconica con l’immaginario popolare degli anni ‘80 grazie a figure paterne mancate e venerate (tale e quale a Ready Player One). Non risulta comunque mai davvero credibile che i governi mondiali abbiano per decenni tenuto nascosta la possibile invasione aliena pur di non diffondere il panico. E anziché dire la verità a tutti e spendere i soldi per addestrare veri piloti, tramite l’EDA i governi hanno preferito tenere il segreto e addestrare giovani piloti su scala globale tramite i videogame… Bah... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/armada-di-ernest-cline/



      Scritto da librisenzaglo, domenica 21 luglio 2019

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    • Ventuno vicende vagamente vergognose. Tautogrammi di Lazzarin Walter


      Ventuno lettere dell’alfabeto. Ventuno racconti “vagamente vergognosi” (e in alcuni casi bocaccieschi, nel miglior senso del termine). Una lettera per ciascun racconto, dalla A(a) alla Z(z). Doppia lettera perché ciascun racconto è un tautogramma: interamente costruito “con componenti che cominciano, categoricamente, con caratteri coincidenti” per dirla con il tautogramma in quarta di copertina riportato ovviamente (anche) nella postilla al racconto della lettera C(c). Ciascun “brevissimo” racconto è seguito da una tabella con postilla dell’autore (appunto) sulla genesi degli specifici tautogrammi e vignetta allusiva (non ce ne voglia il bravo disegnatore ma la più suggestiva è quella che chiude il racconto Nostoi). I tautogrammi posseggono delle note a piè di pagina che non sono altrettanti tautogrammi, ma comunque non perdono la sagacia dell’autore. Walter Lazzarin, lo “scrittore per strada” che gira le piazze italiane con una vecchia Olivetti Lettera 32, anche in onda il sabato su Dribbling di Rai 2 dal 2016 al 2017. Dimostra di avere ironia, autoironia, dispensa consigli agli scrittori (e agli editor) e non lesina frecciatine alla Juventus. Tutti i racconti sono costruiti con perizia e fatica, senza alcun aulicismo poetico (sarebbe stata la via più semplice) ma con un proliferare di aggettivi, avverbi, gerundi sequenziali che in un “normale” racconto moderno avrebbero stufato, qui no. Tutti i racconti parlano di coppie di personaggi noti (Ottaviano e Ottavia, Riccardo e Robin, Socrate e Santippe, ecc), e sono raccontati per coppie (di aggettivi, verbi, ecc. che solo a lungo andare ci rammentano l’assenza di articoli determinativi e indeterminativi)... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/ventuno-vicende-vagamente-vergognose-tautogrammi-di-walter-lazzarin/



      Scritto da librisenzaglo, lunedì 15 luglio 2019

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    • L' L' ombra di Hobbs Roger


      L’Ombra è un appellativo che non rende giustizia al protagonista. Da uno che di lavoro fa l’Ombra ci aspettiamo pedini qualcun altro da mane a sera. O qualcuno abituato a vivere e a lavorare ai margini, come nel capolavoro di Roman Polanski con Ewan McGregor. Invece l’Ombra protagonista del romanzo d’esordio di Roger Hobbs è un camaleonte. L’Ombra, di cui non conosciamo la vera identità, è bravo a mutare aspetto, e a farlo silenziosamente. Non è facile contattarlo, proprio perché l’Ombra sa come rendersi invisibile. Ma chiunque riesca a scrivergli una mail può allora dargli un lavoro: si tratta nella fattispecie di incarichi salatissimi e pericolosissimi. Come annuncia la quarta di copertina, Hobbs alla sua prima prova scrive davvero (quasi) come un maestro del genere. Sono impressionanti le pagine in cui l’Ombra si trasforma fisicamente e psicologicamente: può cambiare età, caratteristiche fisiche, timbro vocale nel giro di poche prove e ore (e non di rado aiutandosi con interventi chirurgici e tinte per capelli). In poche righe egli può mutare aspetto e carisma, da Jack Morton metamorfosarsi in John Grimaldi e via dicendo… meglio di Jarod il Camaleonte! Ah dimenticavo! Quando ha del tempo libero l’Ombra si diletta traducendo classici latini (questo a dire il vero cozza un po’ con il suo passato da criminale di mezza tacca prima che entrasse nel radar di Angela, la sua mentore-Ombra). Per lui effettuare il passaggio da una lingua all’altra è una sorta di esercitazione del passaggio da una persona (da interpretare) all’altra. Voglio dire, non è un caso se su tutti preferisce tradurre l’Ovidio dell’Ars Amatoria ma soprattutto delle Metamorfosi. L’Ombra viene spesso inserita come elemento portante di squadre criminali da videogames, quelle dove ciascun componente ha caratteristiche distintive di ruolo che qui vengono canonizzate da una sorta di paraorganizzazione malavitosa transnazionale: il timoniere è colui che guida nelle rapine (bella la spiegazione sul perché di un termine così vecchio abbia scalzato un più intuitivo “conducente”) come il Transporter di Jason Statham, i manovali si occupano del lavoro pesante e dispongono di tante armi, il traduttore ha un compito abbastanza intuitivo, lo scassinatore ha come campo d’interesse le casseforti, il coordinatore è il mestiere più delicato è importante… Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/lombra-di-roger-hobbs/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 6 luglio 2019

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    • Proletkult di Wu Ming


      Proletkult è un romanzo “perfettamente organizzato”. Anzitutto è diviso in tre parti da undici capitoli ciascuna (più un epilogo) per un totale di trentatre. Perché quest’organizzazione da soviet? La scrittura sempre romanzata dei Wu Ming gioca spostandosi fra due periodi differenti. Quali? Primo. Il decennio post-Rivoluzione Russa sotto Stalin, per l’esattezza quel 1927 anno di celebrazione per l’anniversario ma anche di scontri fra governo e opposizione. Secondo. Gli anni precedenti la Rivoluzione, quando un gruppo di marxisti tentava l’impossibile: ovvero preparava proprio la Rivoluzione d’Ottobre. Dopo la Rivoluzione, il collettivo marxista di cui sopra (come collettivo è Wu Ming) si sarebbe fatto chiamare Proletkult, ovvero Organizzazione Culturale-Educativa Proletaria. L’obiettivo di questo cantiere proletario era quello di slacciarsi dalla precedente tradizione borghese per formare una classe operaia consapevole. La scrittura dei Wu Ming fa quindi avanti e indietro nel tempo senza mai venire meno alla tipica analisi storica da saggio grazie alla quale abbiamo imparato ad amarli. Ed è grazie a questo avanti e indietro temporale che la politica reale si avvicina alla dimensione fantastica: i marxisti invecchiati riflettono su cosa più rimanga della giustizia sociale e del collettivismo che propugnavano. Riflettono su che cosa oggi sia reale e cos’altro sia debordato nella fantapolitica. Non da meno, anche la copertina gioca con il tempo, in quanto remake del manifesto propagandistico di Viktor Konstantinovič Votrin datato 1966. Tutto comincia con lei, Denni. Una ragazza che pare uscita da un’altra epoca. Usa contanti di un’altra valuta, purtroppo nessuno l’aveva messa al corrente che sui rubli è scomparsa la faccia di Pietro il Grande. Viaggia in cerca di uno scrittore che conosceva il padre, va per Leningrado e scopre che oggi si chiama San Pietroburgo. Denni troverà lo scrittore amico del padre. Si chiama Aleksandr Aleksandrovic Malinovskij, pseudonimo di Aleksandr Bogdanov, personaggio storico, il primo a tradurre in russo Il Capitale e scrittore del romanzo utopico Stella Rossa (1908). Bogdanov è stato inventore dell’empirionismo (una nuova filosofia) e della tectologia (una nuova scienza), è stato fra i principali fondatori del Proletkult (con sede a villa Morozov di Mosca) e in quel 1927 dirige a Mosca un istituto di trasfusione del sangue (ancora, il comunismo anche attraverso il sangue). Il suo capolavoro letterario dal titolo Stella Rossa, romanzo fantapolitico incentrato su alieni socialisti provenienti da Marte, non sarebbe nient’altro che la trascrizione di quanto a suo tempo gli raccontò (o confidò) l’amico e compagno (scomparso nel nulla) Leonid Volchov, il padre di Denni... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/proletkult-di-wu-ming/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 29 giugno 2019

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    • Carrie di


      Il debutto non si dimentica mai, che sia al ballo di fine anno o nelle librerie. Carrie è il debutto letterario del maestro Stephen King. Immancabile in apertura la dedica a Tabby, moglie dello scrittore e scrittrice lei stessa. D’altronde è stata Tabitha Spruce, tanto tempo fa, a convincere il marito a sottoporre il manoscritto a un editore. King non era pienamente convinto del suo romanzo, fortuna che si fece convincere, altrimenti in quel 1974 l’editore Doubleday non avrebbe mai potuto pubblicare il suo primo romanzo. Poche pagine sono inusuali per un romanzo di Stephen King, ma ricordiamo essere qui per l’appunto al suo esordio. Carrie è una delle opere più brevi di King e allo stesso tempo una delle più concise. La storia ha luogo a Chamberlain, piccola e sonnolenta cittadina del Maine (ovviamente). Il libro si divide sostanzialmente in due parti (la terza, molto breve, è una sorta di epilogo). La prima parte è Doccia di sangue. Questa introduzione alla storia ricostruisce l’episodio nella sala doccia del liceo dove Carrie White comincia a perdere, per la prima volta nella sua vita nonostante i quindici anni, sangue fra le gambe. La timida Carrie diventa perciò oggetto di derisione delle crudeli compagne le quali hanno l’esaltante idea di bersagliarla con una pioggia di assorbenti. Purtroppo per le compagne, non sanno che Carrie (e i suoi poteri al limite del soprannaturale) siano la causa della pioggia di pietre che si è abbattuta su casa White molti anni prima… Tom Ross, dietro richiesta della sua fidanzata ufficiale, Sue Snell, dopo che questa si è pentita di quanto fatto a Carrie, invita proprio Carrie al ballo studentesco. La seconda parte è dedicata a La notte del ballo studentesco. Come si vede, entrambi i segmenti si concentrano sul comun denominatore della “pioggia di sangue“: un leitmotiv che ci viene proposto sotto diverse varianti in maniera crescente e sempre più terrificante. Sue Snell rimane in casa, mentre al ballo il suo boyfriend Tom e Carrie vengono addirittura (e contro ogni aspettativa) eletti Re e Regina. Nel momento del trionfo interviene allora la vendicativa Chris Hargensen: la più bella della scuola e feroce nemica di Carrie. Chris non ha mai perdonato a Carrie di essere stata espulsa dopo il fattaccio delle docce, provvedimento dal quale nemmeno il papà avvocato arrogante è riuscito a esimerla... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Goria: http://librisenzagloria.com/carrie-di-stephen-kin



      Scritto da librisenzaglo, sabato 22 giugno 2019

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    • Corri. Dall'inferno a Central Park di Di Sante Roberto


      Aldo Amedei è un giornalista di successo che vive a Frascati con una giovane compagna, Teresa. Aldo è pigro, ma un volo giù dal quarto piano gli da l’occasione di riscrivere la sua vita e di affrontare una volta per tutte i demoni che lo perseguitano. E dall’inferno risale con un obiettivo per lui inedito: Central Park, l’ultima Thule dei maratoneti di tutto il mondo. Ed è con questo spunto in stile Momenti di trascurabile felicità (il film con Pif, non il libro di Francesco Piccolo) che comincia la gara di questa lettura molto particolare. Edito per la collana ULTRA di Castelvecchi, Corri. Dall’inferno a Central Park di Roberto Di Sante è diventato un caso editoriale giunto alla terza ristampa. Un libro semi-autobiografico che ha segnato il riscatto di molti lettori i quali si sono rispecchiati nell’esperienza del personaggio-autore. La gara di Amedeo prende piede dalla depressione e approda alla speranza, dalla disperazione al sogno: tutto passa attraverso il podismo e lo sport, ma quel che c’era prima di questa rottura rimane fuori campo, non interessa l’autore. Quel che vuole mostrarci Di Sante non è il prima ma il dopo: la via della redenzione, non del peccato. Per questo, fra gli altri, cita il mito assoluto del riscatto: Rocky Balboa. Aldo corre. All’inizio è scarso, poi affronta le prime mezze maratone, quindi la Roma-Ostia, e sulla soglia dei trenta chilometri accetta la sfida per la maratona di New York. E non si arrende mai, continua a correre, da Cortina a Roma, nonostante il suo coach Emanuele lo scoraggi nell’impresa… e ci torna in mente il discorso motivazionale che Will Smith fa al figlio nella scena simbolo de La ricerca della felicità. Aldo, quindi, continua a correre anche nonostante le preoccupanti condizioni del menisco diagnosticate dal dott. Francesco Bianchi. Aldo corre e non si arrende: a fargli da nume tutelare è l’inciso a inizio romanzo tratto da quell’ode ai viaggiatori che è Roadhouse Blues di Jim Morrison. Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/corri-di-roberto-di-sante/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 15 giugno 2019

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    • L' L' imperatore-dio di Dune. Il ciclo di Dune. Vol. 4 di Herbert Frank


      L’Imperatore-Dio di Dune (ovviamente c’è sempre Dune nel titolo, titolo ricorrente come in tutte le saghe che si rispettino), quarto libro della famosissima serie di fantascienza, è ambientato tremilacinquecento anni dopo la conclusione del precedente romanzo ma pubblicato solo cinque anni dopo (nel 1981). Gli estratti che anticipano ogni capitolo di questo nuovo volume, a differenza dei precedenti, non provengono da fonti perlopiù varie, ma principalmente dai Diari trafugati all’Imperatore Leto II (il Leto figlio di Paul Atreides ma qui profondamente mutato nel fisico e nello spirito). Alcuni (pochissimi) capitoli (e comunque mai numerati) sono trascrizioni di interrogatori come fossero copioni teatrali, aspetto stilistico finora inedito per la serie. Il furto dei diari quindi… che sarebbe anche l’incidente scatenante del primo capitolo. A rubarli è stata Siona Ibn Fuad Al Seyefa: questa donna ribelle è una Atreides ma comanda i ribelli contro l’Imperatore-Dio (che di cognome fa sempre Atreides). Nella sua missione clandestina Siona è assistita da Topri, ma deve guardarsi dalla fanatica Nayla infiltrata nel suo esercito da Leto II. Questi può sempre consultare i ricordi di tutti gli avi che “albergano” nel suo corpo da pre-verme fatto di scaglie e lungo sette metri, ma Siona è il frutto di lunghi incroci genetici che la pongono “al di fuori” del campo di preveggenza del Dio Atreides. L’Imperatore si è atrofizzato in un essere alieno, pachidermico e con le pinne, di cui solo il volto umano è a tratti riconoscibile, una specie di Krang delle Tartarughe Ninja. Superiore a tutto e a tutti, l’Imperatore ha bisogno dei continui confronti con i ghola (cloni creati a partire dal codice genetico di base) di Duncan Idaho, il vecchio amico del padre. Ogni volta che un Duncan prova a tradirlo, l’Imperatore lo uccide (questo è l’altro inizio del romanzo). Se c’è qualcuno con cui l’Imperatore si mostra sempre più loquace (in particolare dopo l’eliminazione di un Duncan) è con il Maestro di Palazzo Moneo Atreides (discendente di Ghanima, sorella gemella di Leto II) dall’uniforme bianca. E chi è Moneo Atreides se non il padre naturale della pre-destinata Siona Atreides?.. Se ti è piaciuto l'inizio continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/limperatore-dio-di-dune-di-frank-p-herbert/



      Scritto da librisenzaglo, lunedì 10 giugno 2019

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    • I I figli di Dune. Il ciclo di Dune. Vol. 3 di Herbert Frank


      I figli di Dune sono anche i giovani figli di Paul Atreides, meglio noto come il leggendario Muad’dib. Si chiamano Leto II e Ghanima. Leto (secondo nel suo nome dopo il nonno Duca deceduto nel primo romanzo) e la sorella hanno il dono della compartecipazione interiore: i due riescono a richiamare i ricordi degli avi che vivono dentro di loro, a rivivere esperienze passate, addirittura a prestare momentaneamente loro il proprio corpo. In questa maniera leggiamo le sequenze più originali e disturbanti: il nipote può in un primo tempo rivolgersi alla nonna con le parole del figlio scomparso, e successivamente con la voce del marito morto rievocando i loro rapporti sessuali. Ancora, fratello e sorella discorrono fra loro impersonando un marito e una moglie di un’altra epoca. I due gemelli sono il perfetto risultato del progetto procreativo avviato dalla sorellanza Bene Gesserit per portare alla generazione del Kwisatz Haderach: tramite Lady Jessica hanno partorito Paul Atreides, quindi la mutazione ha raggiunto l’apice con i figli di Paul, ossia Leto e Ghanima. Però c’è un passaggio intermedio, la sorella di Paul, Alia Atreides: lei, la Reggente con al seguito un esercito di amazzoni, a differenza dei nipoti, è assuefatta dalla tranche di spezia. Alia finisce posseduta da una delle persone-mnemoniche che vivono dentro di lei, e nientemeno che dal cattivissimo barone Vladimir Harkonnen del primo romanzo: viene dunque posseduta da suo nonno (e se non sta ad ascoltarlo, quello la minaccia provocandole lancinanti mal di testa), diventa l’Abominio (Jessica riconosce la Possessione quando le vede muovere le dita nella caratteristica maniera che era del vecchio e perfido Harkonnen) e attua un piano di trasformazione ecologica per portare all’estinzione dei vermi giganti del pianeta Arrakis (meglio noto come Dune) e porre fine al commercio della spezia (il melange richiesto da tutti i pianeti) dopo averne però incamerato una buona scorta. Ossessionata dalle voci di fantasma, Alia diviene a tutti gli effetti la Lady Mcbeth dello spazio. La “zia” Alia ha già contravvenuto a un diktat del Bene Gesserit secondo il quale non bisogna manipolarsi a livello enzimatico per restare sempre giovani. Non contenta, si sceglie per amante Duncan Idaho il ghola-Mentat (una sorta di computer umani da quando guerre passato hanno impedito la costruzione di vere e proprie macchine pensanti – ma nel suo caso “redivivo” come raccontato nel precedente romanzo). Stillgar, il naib dei Fremen, è rimasto su Dune (dove l’acqua non è più un problema come un tempo) per istruire e proteggere nel loro Sietch Tabr i due gemelli figli del suo vecchio amico Paul. Fra i nuovi personaggi abbiamo l’infido, corrotto e giovane sacerdote Javid, uomo di Alia. Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/i-figli-di-dune-di-frank-p-herbert/



      Scritto da librisenzaglo, sabato 1 giugno 2019

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