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Recensioni


    • Le Le scimmie di Revueltas José


      Un capolavoro. "Le scimmie" è il tipico esempio di libro destinato a passare sotto silenzio nel chiacchiericcio da comari del sistema editoriale italiano. Parla di un tema universale, ma muovendo da una contingenza particolare, e lontana nel tempo e nello spazio: ergo, non è suscettibile di muovere l'interesse di chi è pronto a scaldarsi solamente per un "esordio folgorante" o per la "conferma di una voce sicura". L'autore, nel nostro caso, è figura di intellettuale engagée che il francesismo non basterebbe e rendere più digeribile a nessun establishment. Revueltas, uno scrittore messicano, fu imprigionato in un carcere di massima sicurezza alla fine degli anni sessanta in quanto accusato di essere l'ispiratore della rivolta studentesca. Da quell'esperienza - una prigionia fra le tante privazioni che dovette subire nella sua vita - trasse un racconto dalla sintassi claustrofobica e potentissima. Le scimmie che Revueltas osserva con piglio da etologo sono i detenuti - e particolarmente tre fra essi: Albino, Polonio e il ... oglione: figure fantastiche - ma sono anche i carcerieri, e il gioco su cui poggia questo racconto punta proprio a mischiare le carte, fino a portarci a domande sul senso ultimo dell'arbitrio e della possibilità che si ha di sottrarsi a destini che altri sembra aver disposto per noi. Naturalmente anche l'osservante non si pretende superiore o diverso da coloro che sono oggetto della sua osservazione: Revueltas sapeva che siamo tutti criceti nella ruota. O scimmie in una gabbia.



      Scritto da Ramodoro, giovedì 16 aprile 2015

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    • Homo faber. Storia dell'uomo artefice dalla preistoria alle biotecnologie di Sciarretta Galeazzo e Boncinelli Edoardo


      Questo libro propone una chiave molto stimolante attraverso cui "ricapitolare" la storia dell'umanità: quella che vede l'essenza del nostro genere nell’essere artefice. Boncinelli è un bravissimo divulgatore, e questa non è una novità, ma questo libro rappresenta comunque una piacevole scoperta, da mettere magari accanto a quel saggio di Richard Sennett uscito qualche anno fa, "L'uomo artigiano", che senz'altro ha tirato la volata a questo. L'evoluzione della specie umana è qui letta alla luce delle tappe che in essa hanno rappresentato le invenzioni dell'uomo. Già, le cose. Le invenzioni: ciò che in ultima analisi ci distingue dagli altri animali... la carne al fuoco (a proposito di scoperte) è davvero tanta, ma il taglio trovato da Boncinelli è stimolante e tiene la barra dritta durante tutta la navigazione (mi sa che ci ho preso gusto, con queste invenzioni dell'uomo, eh?)



      Scritto da Ramodoro, martedì 3 marzo 2015

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    • L' L' è el dì di mort, alegher! -De là del mur-Altre liriche di Tessa Delio


      Per tutti noi che abbiamo pensato, creduto, temuto il milanese fosse una lingua buona solamente a raccontare di fatturati e aperitivi, ecco Delio Tessa e il suo dì di mort. Alegher! Già, c'è di che stare alegher leggendo queste liriche antiliriche e spigolose, eppure così comprese in una lingua vivissima, così precise nel restituire il contesto storico in cui furono forgiate. Ho sempre trovato il nome stesso del poeta - Delio Tessa - prodromo alla sua poesia. Mi piace.



      Scritto da Ramodoro, mercoledì 18 febbraio 2015

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    • La La vita agra di Bianciardi Luciano


      Il "Torracchione", come viene chiamato il grattacielo Pirelli, continua a emanare i suoi sinistri bagliori, a cinquant'anni dalla prima pubblicazione del libro. Grandissimo Luciano, amico di tutti i veri loser, intellettuale ostinatamente, irriducibilmente non organico al sistema. A tutti i sistemi, cioè: con quello editoriale in testa a tutti (memorabili le sue pagine di critica feroce a Feltrinelli, per la cui casa editrice fu editor e traduttore, nel suo "Il lavoro culturale"). "La vita agra" è una spina nel costato di Milano e del boom economico, e come tutti i veri classici, non sta fermo un attimo.



      Scritto da Ramodoro, mercoledì 18 febbraio 2015

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    • Il Il giorno più felice della mia vita. Ogni coppia ha diritto al suo sì di Mauri Sebastiano


      "Ogni coppia ha diritto al suo sì". Giustissimo. Si sente che l'autore si è goduto il problema di cui al titolo del suo esordio, e ora ci consegna un intelligente riflessione su un tema che non sarebbe nemmeno un tema, tanto sono ovvie le implicazioni che comporta a livello giuridico e soprattutto culturale. Già: perché mai un Paese come l'Italia non dovrebbe dotarsi di strumenti legislativi appropriati per far sì che tutte le persone aventi una relazione - di qualsiasi orientamento sessuale o confessionale - non possano godere di pari diritti? La domanda è forse retorica, ma cercare di rispondere è un esercizio che fa bene a chiunque: anche (e soprattutto) a chi non è toccato in prima persona dalla questione. Insomma, dove si è mai visto che il diritto dei vegetariani a cibarsi di verdure infici in qualche modo il diritto di chi mangia carne a farsi una bella scaloppina? E quindi - si parva licet - perché mai la "famiglia tradizionale" (posto che un simile istituto abbia ancora un confine etimologicamente certo, oggi come oggi - dovrebbe essere minacciato da altre, diverse forme di convivenza e dai diritti che a queste devono essere garantiti? Il libro di Sebastiano Mauri affronta la questione con piglio brioso e mai di autocommiserazione: quel che ci vuole per godersi il problema, e la lettura, con un sorriso ottimista. Fino all'inevitabile conclusione: perché rimandare l'inevitabile? Bravo Sebastiano!



      Scritto da Ramodoro, mercoledì 11 febbraio 2015

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    • L' L' egoismo è inutile. Elogio della gentilezza di Saunders George


      Chi ha letto "L'uomo col megafono" e non ha amato fin da subito il suo autore, quello splendido Saunders capace di mettere assieme - nello spazio di un breve saggio - una gran capacità di esposizione e il prendere di petto alcuni fra i temi più difficili della contemporaneità? Bè, io ho amato Saunders, anche se poi il suo libro forse più celebrato, quel "Declino delle guerre civili americane" non mi ha coinvolto più di tanto... non so perché. ad ogni modo, in questo "L'egoismo è inutile" si ritrova quella voce ferma, pacata e autorevole, che aveva dato forma alle riflessioni contenute nel "megafono". Della gentilezza - e del suo opposto, l'egoismo - che dire? Forse quello che lo stesso Saunders diceva a nome della maggioranza silenziosa (... che sia quel 99 per cento di cui parlava Occupy Wall Street?) ai prepotenti: "A quelli che ci contrasteranno, posso solo dire: Siamo in tanti. Siamo in tutto il pianeta. Anzi, siamo molti più di voi. Anche se fate più chiasso, anche se increspate per un attimo l’acqua della vita, noi dureremo e vinceremo". Vai, George!!!!



      Scritto da Ramodoro, martedì 3 febbraio 2015

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