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Recensioni

Le recensioni di StefaniaStefy Le più famose Più recenti I miei amici I miei autori

    • Cento giorni di felicità di Brizzi Fausto


      Nonostante alcune banalità e alcune situazioni a mio avviso improponibili e affrontate con eccessiva leggerezza e ironia, per sdrammatizzare la situazione di malato terminale in cui si trova il protagonista, penso che la storia dia degli spunti interessanti su cui riflettere, etici, morali, sentimentali. Ogni pagina è intrisa da un’amarezza di fondo, ma nello stesso tempo anche da ingenuità e tenerezza autentica, in un’aurea di nostalgia diffusa; e non mancano nemmeno i ricordi, la malinconia, rimorsi e rimpianti per un futuro in cui non vedrà i figli crescere, i momenti strappalacrime che raggiungono l’apice nel finale non ad effetto…, ma anzi già scontato dall’inizio. L’attore principale, Lucio Battistini, non è dei più simpatici, risulta egocentrico e a tratti menefreghista, uno che ha tutta l’aria di aver sempre “galleggiato”; ma di certo non si commisera e non cerca la pietà degli altri; una simpatica canaglia che tra zingarate ed “effetti speciali” riesca a farsi perdonare quasi ogni cosa e alla fine, nonostante tutto, cade in piedi. Alla notizia dei pochi mesi di vita rimasti a causa di un tumore incurabile il protagonista si “prende” 100 giorni scanditi in un macabro conto alla rovescia durante i quali, presumibilmente, la sua situazione clinica sarà ancora tale da consentirgli una certa vitalità fisica prima del decadimento che lo porterà al punto di non ritorno e affronta un viaggio-vacanza con la sua famiglia per recuperare il tempo perduto con i suoi affetti più cari, per ricucire rapporti, farsi perdonare errori. Per vivere davvero insomma. Vivere e basta. Un tempo fatto di sola qualità. Viaggio che diventa per tutta la famiglia esperienza e per il protagonista viaggio interiore per riconciliarsi con se stesso e col suo mondo. Fino al confine con l’Italia e simbolicamente con la vita che nel frattempo è giunta al giorno zero. Si recherà in Svizzera per andarsene “dignitosamente”. Argomento spinoso, ma troppo, troppo personale e soggettivo da risultare totalmente ingiudicabile



      Scritto da StefaniaStefy, giovedì 3 maggio 2018

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    • Ninfee nere di


      Un giallo davvero magistrale! Superato lo scoglio iniziale dove la narrazione risulta un po' lenta, si entra nel vivo dell'indagine e dei caratteri e il libro svolta alla grande. Grande l'intreccio, grande l'ambientazione, davvero notevoli i caratteri. Chapeau al colpo di scena finale che scioglie il mistero e quadra il cerchio, rimettendo tutti i pezzi a posto e lasciando di stucco il lettore, che ritornando sui propri passi, si accorge che gli indizi erano disseminati tra le pagine. Monet grande presenza "assente" che incombe su tutta la storia. L'affascinante ispettore Laurenc, duro dal cuore tenero, a volte Cluseau più spesso bel tenebroso, a della serie " a volte ritornano". Su tutti una magnifica, seducente, tormentata Stephanie, in tutte le stagioni della sua vita, che si riscatta e si rivela in tutto il suo spessore, ancora una volta!, nel più che sorprendente finale, che si tinge di rosa in extremis.



      Scritto da StefaniaStefy, lunedì 30 ottobre 2017

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    • Le Le otto montagne di Cognetti Paolo


      Uno stile essenziale ma fortemente evocativo, "genuino", autentico, porta alla luce un romanzo di formazione con elementi palesemente autobiografici, dal carattere forte, molto maschile, e allo stesso tempo delicato e rispettoso. Proprio come il protagonista Pietro (nomen omen?) diventato amico e poi tutt'uno con quella montagna che diverrá imprescindibile e lo accompagnerá prepotentemente per sempre. Non è una storia gioiosa; e nemmeno leggera; è un insieme di pensieri gravosi, pesanti, che sgorgano a mo'di flusso di coscienza a volte tranquilli altre volte impetuosi. Ed è storia di rapporti familiari dalla sostanza più o meno solida per i troppi "non detti", persi all'improvviso e riscoperti e riabilitati troppo tardi. E di amicizia, soprattutto. Grande. Profonda. Indissolubile; anche nell'assenza. Un memoir cupo, riflessivo, ma insieme rilassato e rilassante, dove la vita è semplice, fatalista come i ritmi di quella natura che la fa ineluttabilmente da padrone. Dove emerge il legame col territorio, la malinconia e la nostalgia di esserne lontani e il senso di pace anche solo nel rivedere da lontano la "propria" montagna che vigila, e ancor più la certezza nel ritornarci e viverla. Il proprio elemento che non è facile, che nulla regala, non fa sconti e dove cime e panorami mozzafiato vanno letteralmente sudati in senso fisico... e metaforico.



      Scritto da StefaniaStefy, lunedì 18 settembre 2017

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    • Tre figlie di Eva di Shafak Elif


      Attraverso una trama avvincente, un’analisi psicologica puntuale e approfondita dei personaggi, ognuno a suo modo fortemente caratterizzato e con una struttura “spessa”, l’autrice ci propone una neanche troppo velata critica alla società turca e alla sua cultura. Il pretesto è dato da una manciata di ore nell’arco delle quali si svolge una festa sfarzosa in una villa sul Bosforo della Istanbul che conta, serata luminosa che prende, però, una piega drammatica, segnando per la protagonista in perenne tormento (ma più forte di quanto ella stessa non creda) la fine di una serie di questioni sospese e un nuovo inizio…forse. Una serie di flash back raccontano di lei, Peri, a tuttotondo, dalla più semplice quotidianità alla più intima concezione della vita . Da un lato il suo rapporto e il suo approccio con la sua famiglia, la madre, il padre, il marito, la figlia, con gli altri, con l’amore, il sesso, la fede, la politica. Dall’altro, Peri è il tramite per gettare uno sguardo su un paese nel suo contesto socio-politico, storico e culturale, concentrandosi sulla linea spartiacque degli anni attorno al 2001, anno fatale in cui i rapporti tra Medio Oriente ed Occidente sono cambiati per sempre.



      Scritto da StefaniaStefy, giovedì 17 agosto 2017

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    • Dentro l'acqua di Hawkins Paula


      Ancora una volta per la Hawkins, le donne sono grandi e assolute protagoniste di questo cupo “thriller corale”, a fronte di figure maschili violente, grette d’animo e diabolicamente e imperdonabilmente codarde. Mogli, madri, figlie, amanti; giovani o meno. Violate, spezzate, umiliate; alcune che si sono arrese alla vita e non ce l’hanno fatta, altre che sono state “cancellate” per mano maschile, altre ancora che si sono piegate, ma hanno saputo rialzarsi con caparbietà per riprendere gli scampoli della loro esistenza. Fosche leggende biecamente strumentalizzate dal “testosterone”, torbide storie di paese che tra equivoci, incomprensioni e non detti, confluiscono nel coro dei differenti punti di vista che riportano e ricostruiscono man mano la vicenda. Ancora una volta, niente è come sembra in apparenza e il finale ad effetto lo conferma, ribaltando in una manciata di righe la situazione logica e coerente offerta appena qualche pagina prima! Vera rivelazione il fiume silente, che incombe greve per tutto il percorso, che tutto vede, tutto conosce e tutto svela.



      Scritto da StefaniaStefy, mercoledì 16 agosto 2017

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    • Il Il giardino dei fiori segreti di Caboni Cristina


      Una storia del tutto inverosimile, a tratti imbarazzante per quanto illogiche e improbabili (se non impossibili) alcune situazioni; personaggi poco consistenti, poco convincenti, poco coerenti. Un amalgama male assortito per comporre una trama che si intrica confusamente, in un maldestro tentativo di "sedurre" il lettore per sollecitarko a continuare. Impalcatura che crolla del tutto nel finale "simil-apocalittico-purificatore" per l'assenza palese di una base solida di partenza.



      Scritto da StefaniaStefy, giovedì 10 agosto 2017

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    • L' L' innamoratore di Piedimonte Stefano


      L’innamoratore. Ovvero: una grande, surreale storia di…non-amore? O ancora, di amore codardo? O piuttosto di amore per un insano e insensato masochismo autolesionistico verso la propria anima? Sì, perché alla fine a dispetto della vicenda, chi si ritrova il fisico e il cuore a pezzi è solo l’innamoratore, in un macabro gioco al massacro che nuoce in primis a se stesso. Sì perché lui, l’innamoratore non è un gigolò, né tantomeno una sorta di mercenario o…“killer”dell'amore sui generis. E quando riflette che forse…quando pensa che potrebbe fermarsi…perché poi lui si innamora sul serio, è già troppo tardi e chi soccombe davvero, tradito infine dal suo stesso fuoco amico è solo e soltanto lui. Individuo solitario, anonimo quasi. Pieno di vuoti che non riesce a colmare. Non certo con le 600 euro al giorno più le spese, né tantomeno con gli psicofarmaci. Tenendosi le sue ombre, rinunciando alle persone, vivendo l'amore nel suo modo distorto. E in tutta questa storia colei che doveva essere la vittima designata, invece è caduta in piedi, ha ritrovato una sua dignità e si è reinventata una vita; mettendo un cerotto sul cuore e lasciandone, nonostante tutto, la porta socchiusa. E l'innamoratore? Niente...lui ha ricominciato a "lavorare", e per paura (forse) o per pavidità (più probabilmente) persevererà nello stillicidio di sè.



      Scritto da StefaniaStefy, giovedì 20 luglio 2017

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    • La La corrispondenza di Tornatore Giuseppe


      Lui, Ed, maturo astrofisico di fama internazionale e professore universitario ha una relazione con lei, Amy, giovane e bella studentessa fuori corso, segnata da un trauma passato che le brucia la coscienza; la tormenta la morte violenta del padre prima, e quella per un male incurabile di Ed poi, appresa repentinamente come il passaggio di una cometa, durante un convegno. Una trama che rasenterebbe l’ordinarietà letteraria se non fosse che Tornatore manipola e riplasma straordinariamente il binomio “Eros e Thanatos” e con un’alchimia magica lo trasforma in un (capo)lavoro sublime. Un amore più cerebrale che fisico; non proprio "onesto"; senza dubbio moderno, dove la tecnologia gioca un ruolo preponderante; ma allo stesso tempo necessario e romantico come nelle storie più classiche; e di sicuro tanto, tanto sorprendente. Struggente, perché cerca, anche pateticamente, il “per sempre” con ogni mezzo e, come lo spazio che i due scienziati scrutano, quasi congelato nell’eterno presente di una dimensione altra, sospesa, virtuale, staccato da tutti quei dettagli pratici che inevitabilmente "contaminano" un amore perfetto, rendendolo...terreno. Ed, come uno “stregone” si prende gioco del destino, del caso e della finitezza della morte; come le “stelle visitatrici” entra ed esce nella vita di Amy sempre al momento giusto, “fuori tempo”, ma con un tempismo più che perfetto facendola ridere e piangere; un amore talmente immenso, sconfinato come l’universo che li ha fatti incontrare. Nemmeno l’intervento pragmatico del medico che l’aveva in cura - “Io sono un medico, guardo le cose da vicino. Quando non vanno le curo (…) per non far soffrire gli altri (…) Ed era un egoista, ha saputo rendere infelici tutti. Sua moglie, i suoi figli…E in definitiva, immagino, anche lei.” - , riesce a riportare tanto l’innamoratissima Amy, quanto il lettore, sulla terra, nonostante entrambi sappiano che ha ragione. E niente! Ogni mossa di Ed è disarmante, anche il banale…”Volevo trovare una chiusura originale, ma mi viene solo…Ti amo.”



      Scritto da StefaniaStefy, venerdì 14 aprile 2017

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    • Nessuno come noi di Bianchini Luca


      Riportando alla mente la freschezza, la genuinità di quegli anni, si apre uno scorcio sui meravigliosi (per chi oggi è quarantenne...) anni 80...con i protagonisti che sono un po' "l'universo mondo e gli alter ego" di chi, proprio in quel periodo d'antan, ha vissuto la propria adolescenza, il proprio periodo d'oro, la propria leggerezza. La storia in sè non è così originale, ma è proprio questa "universalità" un po' generica in cui, a mio avviso, si ritrovano, chi più, chi meno gli "ex-ragazzi" di allora, che rende le pagine davvero evocative; scattano i sorrisi e la nostalgia dolce-amara di un'epoca piena, giovane, autentica; ricordi indimenticabili che si sono risvegliati di botto con un tuffo nel passato e un tuffo al cuore, grazie a una parola, a una marca, a una situazione. Dolci, perchè ritorna solo il lato "chiaro" della storia, e sono lì fissi e indelebili che scaturiscono come un fiume in piena; ed egualmente amarognoli, perchè quel tempo spensierato e dilatato non tornerà più. Solo chi è passato di lì, come infatti è il suo autore, poteva scrivere un libro così celebrativo e vissuto, capace di tirar dentro nella pagine "giovani vintage" per farli tornare quindici-diciottenni...Apoteosi catartica: leggerlo con l'autoradio che trasmette la colonna sonora del tempo delle mele, seduti nella mitica DeLorean col display rigorosamente impostato all'indietro...



      Scritto da StefaniaStefy, venerdì 31 marzo 2017

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    • Non aspettare la notte di D'Urbano Valentina


      Due destini che si incrociano nella luce spensierata dell’estate della vita; un amore perfetto che sboccia cauto, fiorisce in fretta ed esplode potente e incontenibile tra due esseri che si sono ritrovati a vent’anni (quasi)adulti e “imperfetti”; due esseri selvatici, difettosi nel fisico, cicatrici profonde sull’anima in tormento, ma una limpidezza pulita che traspare dal cuore e negli occhi velati. Un amore giovane, eppure tanto intenso e maturo. Troppo, troppo forte per stare lontani. Così doveva essere, così doveva andare. E così è stato!



      Scritto da StefaniaStefy, mercoledì 29 marzo 2017

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