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Recensioni


    • Il Il paese delle nevi di Kawabata Yasunari


      Dispiace pensare che in Occidente ci si accosti a una delle più straordinarie letterature mondiali attraverso scrittori perlopiù mediocri, trascurando i massimi esponenti di quella letteratura come Kawabata Yasunari. Il suo sguardo profondamente lirico e contemplativo, radicato nel buddhismo giapponese, il raffinato erotismo, l’uso allusivo della parola e lo stile limpido ed evocativo fanno di “Il paese delle nevi” un capolavoro.



      Scritto da ac57, lunedì 25 maggio 2015

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    • La La cartella del professore di Kawakami Hiromi


      Kawakami Yoko con il suo “ La cartella del professore” ci offre una delicata storia d’amore e contemporaneamente una riflessione sul trascorrere del tempo e sulla nostra percezione della quotidianità. Lo stile poetico e delicatamente ironico dell’autrice crea un romanzo armonioso che incanta il lettore. Come, scrive Gianluca Coci, sull’Indice:” Era ora che, accanto ai noir di Kirino Natsuo, ai mondi interiori di Ogawa Yōko e a quelli surreali di Murakami Haruki, vi fosse spazio per la sublime leggerezza di Kawakami Hiromi”.



      Scritto da ac57, sabato 2 maggio 2015

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    • Giuda di Oz Amos


      Amos OZ pone al centro del suo ultimo romanzo la figura di Giuda, diventata ormai emblema del traditore, e oltraggio per l’intero popolo ebraico. Ribaltando il giudizio Oz apre a nuove possibilità di interpretazione, il traditore diviene colui che attraverso la ribellione alla regola e all’assoggettamento a norme dominanti, o come nel caso di Giuda a causa di un eccesso di fede, apre la strada al cambiamento. “Solo chi esce fuori dalle convenzioni della comunità a cui appartiene è capace di cambiare se stesso e il mondo”, ha dichiarato a la Repubblica. Temi di altissimo livello si dibattono nella Gerusalemme degli anni 1959-60, tra i protagonisti magistralmente descritti dall’autore, in un romanzo corale dove i diversi livelli narrativi si intersecano perfettamente. Non c’è una risposta conclusiva ma l’interrogarsi su un passato che è ancora presente. Storia, politica, religione, etica si intrecciano alle esistenze dei protagonisti in una perfetta architettura che non cede mai in tensione narrativa .Superbo.



      Scritto da ac57, venerdì 16 gennaio 2015

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    • Tre diari di Rosen Maria von e Bergman Ingmar


      Scritto con stile scarno ed essenziale “Tre diari” è una dura e sofferta riflessione sulla morte e la malattia, attraverso la quale si manifesta la nostra fragilità di esseri umani. Sentimenti ed emozioni opposti e oscillanti si alternano e si fondono in un tortuoso e doloroso percorso che non è solo l’elaborazione di un lutto personale ma lo specchio in cui ciascuno di noi riconosce la propria inadeguatezza di fronte alla sofferenza, alla morte, al significato di temi come la vita e l’amore, unitamente alla consapevolezza che ognuno di noi nella sua complessità è spesso estraneo a se stesso e all’altro.



      Scritto da ac57, mercoledì 29 ottobre 2014

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    • La La porta di Szabò Magda


      Lo stile artificioso, compromesso da un eccesso di autocompiacimento insieme alla caratterizzazione dei personaggi, che il lettore sente falsi, costruiti con una eccedenza di programmaticità, fanno de La porta di Magda Szabó un romanzo mancato. Peccato, perché il tema trattato, un rapporto ossessivo e conflittuale padrona – serva , insieme alla denuncia della drammatica storia dell’Ungheria, facevano sperare in un romanzo di ben altro livello e spessore .Considerata da molti la più grande scrittrice ungherese, Szabó,ci consegna un romanzo-confessione, sul rapporto da lei intrattenuto per oltre vent’anni con la sua cameriera e portiera Emerenc, con la quale stabilirà un rapporto di amore -odio, assoluto e opprimente ,inevitabilmente distruttivo per le due protagoniste. Al centro un segreto oscuro e doloroso che dovrebbe, attraverso il crescendo di tensione , essere il tema portante della narrazione fino allo svelamento e al drammatico finale . Purtroppo l’ambiguità dell’autrice, costantemente preoccupata di assicurarsi l’assoluzione e l’ammirazione del lettore, vizia la scrittura che non di rado annoia e infastidisce Se attraverso il personaggio di Emerenc, voleva poi raccontare la tragica situazione ungherese, segnata dai peggiori totalitarismi del ventesimo secolo , stupisce che Szabó , sia riuscita, attraverso la mancanza di equilibrio dei piani narrativi, a relegarla nell’ombra, stanco fondale a una storia eccessiva ,improbabile, alla quale l’autrice è riuscita a togliere interesse e attrattiva



      Scritto da ac57, venerdì 24 ottobre 2014

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    • Conversazioni private di Bergman Ingmar


      Anche in questo romanzo in cui l’autore non sceglie di narrare in forma direttamente autobiografica, Bergman torna a parlare di una delle ossessioni che segnano tutta la sua opera narrativa, il matrimonio dei suoi genitori, e anche se in questo caso il soggetto non era destinato a diventare un film, lo fa con una scrittura profondamente cinematografica. Il lettore attraverso le sue descrizioni precise ed essenziali di luoghi , ambienti e personaggi, vede in controluce i movimenti della macchina da presa. "Scrivevo così come da cinquant'anni sono abituato a scrivere: in forma cinematografica, drammatica.”, dirà in “ Con le migliori intenzioni”.Attraverso cinque conversazioni, cui fa seguito un epilogo-prologo, Bergman racconta la storia d'amore che la madre visse, per alcuni anni, con un giovane studente di teologia, per poi tornare a riavvicinarsi al marito pastore , uomo fragile e psicologicamente turbato. Anna, la protagonista, è una donna forte, fiera educata all'indipendenza , consapevole del proprio diritto a un'esistenza felice ma anche tormentata dalle sue responsabilità e dai sensi di colpa, pur in una dialettica che la vede respingerli senza poterli tuttavia cancellare .Una storia intima e piena di angoscia che ci regala il ritratto di un personaggio femminile indimenticabile. Sempre descritta con partecipe commozione, Anna diviene simbolo della nostra necessità di sottrarci a un’esistenza opprimente e frustante e nel contempo attraverso la ricerca dell’ amore. del nostro bisogno di esorcizzare l’angoscia della consapevolezza della nostra solitudine. Come nel suo cinema attraverso la relazione parola-silenzio, ,Bergman scava nel profondo dell'animo umano, mettendone a nudo le debolezze, le meschinità e le falsità.



      Scritto da ac57, domenica 5 ottobre 2014

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    • Piccoli suicidi tra amici di


      Se Paasilinna voleva costruire un romanzo nero, grottesco per beffare la morte ha fallito. Noioso, ripetitivo, banale nella trama, superficiale nella caratterizzazione dei personaggi, il romanzo non strappa molti sorrisi e diviene decisamente irritante nel finale rabberciato, a dir poco imbarazzante.



      Scritto da ac57, venerdì 3 ottobre 2014

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    • Nati di domenica di Bergman Ingmar


      Una scrittura splendida , cinematografica, ,di una intensità incredibile ! Partendo da una situazione autobiografica, la trascende, facendone una storia esemplare e universale dell'infanzia,dei conflitti con il mondo adulto e di come questi plasmeranno e segneranno l'adulto che diventeremo Bergman descrive magistralmente il passaggio doloroso alla consapevolezza .



      Scritto da ac57, domenica 28 settembre 2014

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    • In fuga di Munro Alice


      Scritto nel 2004”, In fuga”, appartiene alla produzione matura di Alice Munro e testimonia come la scrittrice canadese abbia raggiunto vertici altissimi, non solo nella perfezione dello stile ma nell'affinamento della sua capacità di conoscenza della realtà, attraverso la coscienza di sé e del mondo Cos'è la scrittura per la Munro? Al lettore viene da chiedersi se non sia il tentativo di dare un ordine alle cose attraverso quella coscienza. La sua arte che rifugge da ogni furbizia, il suo stile asciutto privo di psicologismi e moralismi, le sue sottilissime capacità di penetrazione e analisi, ci mostrano il mistero più profondo e oscuro ,la natura dell’essere umano. Tutto ci sconvolge nelle sue storie, seguiamo i suoi protagonisti quasi sempre donne, tra paure in agguato, attese infinite, desideri frustrati, lacerazioni del tempo; perché Munro sa che un fatto non accade una volta per tutte, ma è li a maturare, crescere,e magari diviene altro, che torna però dolorosamente a ricordarci che non c’è linearità nelle nostre vite, ma tutto si avvolge in una spirale dalla quale non è facile uscire per avere finalmente una seconda opportunità. Si fugge in queste storie, costantemente, e si può anche credere di arrivare in un altrove diverso, ma cosa è cambiato nel profondo dei protagonisti? Ci ritroviamo davanti a ricordi e rimorsi che pensavamo archiviati e il passato è lì pronto a risucchiarci senza nessuna speranza di riparare a torti inflitti o subiti a piccole tragiche crudeltà consumate .



      Scritto da ac57, lunedì 22 settembre 2014

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    • L' L' incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio di Murakami Haruki


      Anche in questo ultimo romanzo Murakami ci narra una storia di perdita , di separazione, di precarietà delle relazioni umane e affettive .Tazaki Tsukuru , è un uomo apparentemente senza qualità, segnato da un trauma vissuto durante gli anni dell’adolescenza, il rifiuto e l’allontanamento, senza spiegazioni, subìto da parte dei suoi amici. Questo rifiuto lo farà precipitare nel baratro di un infelicità senza desideri che lo porterà vicino alla morte, finché l’amore per una donna lo costringerà a fare i conti con quel passato che aveva abilmente cercato di seppellire, perché come dice lui stesso:”Il fatto è che cercare la causa, portare alla luce la verità e guardarla in faccia, mi faceva paura. Qualunque fosse questa verità, non pensavo che mi sarebbe stata di aiuto. Il perché non lo so ma ne ero assolutamente certo ”. Sulla scia di Norwegian Wood , Murakami costruisce un romanzo di formazione, realistico , che denuncia con maggiore evidenza l ‘impianto melò che è alla base di tutti i suoi lavori. Tutto giocato sulla personalità del protagonista, Tazaki Tsukuru non può dirsi all'altezza di altre sue opere più complesse dove l’attesa del lettore viene sempre tenuta alta e soddisfatta da piccole inattese rivelazioni che ,però non svelano mai veramente nulla. Caratteristica e fascino di Murakami è far agire i suoi protagonisti e narrarci la loro interiorità usando forze esterne, misteriose, enigmatiche che qui ritroviamo solo di scorcio .Il risultato è un romanzo decisamente sottotono che si legge con piacere senza però entusiasmare



      Scritto da ac57, venerdì 29 agosto 2014

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