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Recensioni

Le recensioni di KidChocolate Le più famose Più recenti I miei amici I miei autori

    • Il Il resto della settimana di De Giovanni Maurizio


      Beh, ragazzi, io di autori italiani ne leggo pochini, a dire il vero... Sarò prevenuto, ma quando si tratta di noir - che è il genere che preferisco - gli americani sono impareggiabili, secondo me, e di "sòle" italiane ne ho prese troppe. De Giovanni, però, mi piace: non so se si possa definirlo davvero un autore noir, ma non ha importanza. Scrive bene, ha immaginazione e struttura bene le trame, e i suoi personaggi hanno sempre quel soffio vitale che li rende credibili e interessanti. Qui, però, siamo lontani tanto dalle atmosfere del Commissario Ricciardi quanto dai bastardi di Pizzofalcone. Ambientato dentro le quattro mura di un bar, arricchito dalla più disparata umanità, un romanzo che è un omaggio, divertente e divertito, alla Napoli dei caffè e del calcio. Personaggi - come appunto scrivevo poco fa - fantastici: Deborah "che ostenta la sua H come un titolo nobiliare" e Ciccillo, asiatico di Forcella iperattivo ed efficiente. Il libro è davvero divertente, anche se non si è di Napoli, anche se non si è appassionati di calcio.



      Scritto da KidChocolate, venerdì 20 marzo 2015

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    • Perfidia di Ellroy James


      James, James, James... cosa dobbiamo fare con te? Sono passati anni - quanti, esattamente? trenta? quaranta? - e tu continui a tornare ai tuoi luoghi oscuri. Già. Perché come definire, altrimenti che "dark places", quell'America che i più si ostinano a identificare con l'età dell'oro di Hollywood e nella quale Ellroy, sin dai tempi di "L.A. Confidential" si ostina a girare il coltello nella piaga? In quest'ultimo acclamatissimo (in patria, e anche qui da noi nonostante sia uscito l'altro ieri... (ah, a proposito: io lo sto divorando, ma sono circa a metà e quindi quella che state leggendo è da considerarsi una recensione work in progress) il nostro riprende la comitiva che ci ha presentato ai tempi di "Confidential", e ne ambienta le gesta all'epoca immediatamene successiva all'attacco che i giapponesi sferrarono a Pearl Harbour. Le persecuzioni sono all'ordine del giorno, le discriminazioni pure, e insomma quando vengono rinvenuti quattro cadaveri di altrettanti membri di una famiglia nipponica a Los Angeles, chiunque avrebbe una scusa bell'e pronta per far finta che non sia successo nulla di particolarmente sconvolgente. Ma le cose - per fortuna nostra e del nostro piacere di lettori - non andranno esattamente così... Puro Ellroy, come si vede, e lo stile sembra ispirato. NOn dò un voto al libro, perché - come accennavo prima - non l'ho ancora finito. Sperèm.



      Scritto da KidChocolate, mercoledì 11 marzo 2015

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    • Funk. La musica, il ritmo e i protagonisti di Rickey Vincent


      Funky baby! Il basso pulsante e ostinato di Larry Graham sembra accompagnare in quattro quarti la scrittura di Rickey Vincent, mentre ci racconta le peripezie di questa forma musicale che ha conosciuto un successo strepitoso negli anni settanta. La massima espansione, per l'impero del funk, ha coinciso (come spesso accade) con l'inizio di un declino rapido. Alcuni la chiamavano discomusic, e ne vanno matti; per me, però, non esiste confronto possibile fra le produzioni magniloquenti e pacchiane di Earth wind and fire e la sobria, irresistibile sobrietà danzereccia dei Meters, giusto per fare un esempio fra i mille possibili. E allora apriamo le porte a James Brown, ai Meters, a Sly and the family Stone, ai Parliament Funkadelic... e leggiamoci questa biografia del lato più allegro del blues, scritta con passione, con una birra fresca sotto mano.



      Scritto da KidChocolate, giovedì 22 gennaio 2015

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    • Capitani oltraggiosi. Un'indagine di Hap & Leonard di Lansdale Joe R.


      Una delle cavalcate più folli che si possano fare in sella a quel purosangue di Lansdale. Hap e Leonard sono nel cuore di qualunque lettore si sia imbattuto in una delle loro adrenaliniche avventure, e anche "Capitani oltraggiosi" non fa eccezione. I due amici vincono la possibilità di farsi una bella crociera, ma non sanno che quando il destino ti sventola sotto il naso un po' di bigliettoni verdi, diffidare è doveroso. Una volta imbarcati sulla nave che li porterà verso un paradiso tropicale, mollano gli ormeggi verso un abisso di orrori e nequizie d'ogni genere. Sapranno cavarsela? Sì, ok, la domanda è retorica. Ma nei romanzi di Lansdale il "come" è sempre più importante dei "cosa". E allora seguiamo i due castigamatti mentre danno la loro razione di legnate a una gang assortitissima di tagliagole originali e feroci quanto basta. Prima della fine, avremo già messo gli occhi su un altro Lansdale, per continuare a godere senza soluzione di continuità dello stile impareggiabile delle magie della penna più veloce del Texas.



      Scritto da KidChocolate, giovedì 22 gennaio 2015

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    • La La sottile linea scura di Lansdale Joe R.


      Bello, bello, bello. Ne "La sottile linea scura" c'è tutto quel che rende Lansdale un grande, nel suo genere... che poi tanto genere non è - a meno che non si vogliano considerare semplici convenzioni il piacere della paura, il tema del diventare adulti, il conflitto fra le generazioni e l'amicizia virile. Qui troviamo una rievocazione riuscitissima della provincia americana degli anni cinquanta, e tutto quel che comportava nascere e crescere in un piccolo paese essendo magari figlio del gestore dell'unico drive-in dei paraggi. Si sente che Lansdale conosce bene la materia di cui racconta, ed è capace di restituircene la forza dopo averla filtrata attraverso lo sguardo di un ragazzino vivace e intraprendente, con un talento speciale per cacciarsi nei guai. Vicino a "Stand by me. Racconto di un'estate" e anticipatore delle atmosfere che hanno fatto la fortuna di "Io non ho paura" (senza nulla togliere alla bravura di King o di Ammaniti), "The thin dark line" regala qualche ora di autentico piacere ai lettori capaci di sospendere la propria incredulità e di consegnarsi alle capaci mani di Lansdale. Grazie, Joe!!!



      Scritto da KidChocolate, martedì 9 settembre 2014

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    • La La sottile linea scura di Lansdale Joe R.


      Grande Lansdale!!! Una specie di "Stand by me" condito dalle sapienti mani di Joe, con qualche (blando) sconfinamento nell'horror e molto ritmo. La storia affascina più per il modo in cui è raccontata, che non per il tema in sé stesso o perché contenga qualche memorabile colpo di scena (anche se verso la fine...). Ma questo è Lansdale, capace di avvincere i suoi lettori grazie soprattutto alla caratterizzazione fresca e vivace dei personaggi, e al "senso della frase" che pervade ogni suo dialogo. Ambientato negli anni cinquanta, attorno al Drive in di una cittadina della profonda provincia americana e alla famiglia sui generis che lo gestisce, il romanzo vira verso atmosfere alla Stephen King, senza però scimmiottarne stilemi e trucchi narrativi, ma scegliendo piuttosto di far metabolizzare al racconto le "madeleines" texane di cui il giovanissimo Joe si dev'essere nutrito nella sua scapestrata adolescenza. Che dire? Divertente e intelligente, un libro da leggere.



      Scritto da KidChocolate, venerdì 29 agosto 2014

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    • Storia d'inverno di Helprin Mark


      Una storia ambientata fra la metà dell'ottocento e i giorni nostri. Peter Lake, orfano, ladro di appartamenti, amante, idealista, meccanico di prim’ordine. Braccato dalla polizia perché considerato un pericolo pubblico, Lake viene incarcerato in un campo di lavoro forzato, ma presto entra a far parte di una sorta di casta privilegiata: cinquanta fra gli "ospiti" del campo sono chiamati a compiere un apprendistato, il cui garante e controllore è il reverendo Mootfowl. Peter, però, non sembra particolarmente dotato per il lavoro in fabbrica. Preferisce invece entrare a far parte dei Coda corta, una banda di ladri. IL capo di quest'organizzazione sui generis si chiama Pearly Soames. Ne succederanno di tutti i colori.



      Scritto da KidChocolate, giovedì 23 gennaio 2014

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    • Altre stelle uruguayane di Marelli Stefano


      Tomo tomo, caccchio cacchio, 'sto Marelli magnetico se ne viene fuori con un romanzetto canaglia niente male. C'è tutto quel che serve e che piace: la sbornia facile, lo spaesamento di un deraciné romantico il giusto, la nostalgia per l'age d'or del gioco del calcio. Più - atout non indifferenti - un gusto spiccato per i dialoghi e un bel senso del ritmo. Insomma, la storia c'è, ma potrebbe anche non esserci poi troppo: l'importante è la voce che la racconta. Bravo Stefano Marelli, e bello "Altre stelle uruguayane", che merita d'esser letto e di avere un posto sui nostri scaffali, accanto a Fabio Stassi e non troppo distante dalla mensola Soriano. Che il nostro sia bravo se n'è accorto anche D'Orrico, uno che - serafico e papale - unge i libri col suo aspersorio e li fa vendere, oppure storce sopracciglia neghittose, e allora son dolori. Tutto bello, intendiamoci, e la sponsorship del critico del "Corriere" per un esordiente è meglio di una vincita al totocalcio. ma quando si leggono cose come "Marelli è lo scrittore più bravo fra quelli - anche di larga fama - che sono stati presentati al salone di Torino", beh, allora le pelotas non girano più solamente a centrocampo, e verrebbe da chiedere al suddetto D'Orrico "... ma tu hai presenziato a TUTTE le presentazioni? Ma tu hai letto TUTTI i libri che sono stati presentati al salone?". Basta con gli editti, per favore. E basta con i soloni dei saloni, che si permettono poi pure di avanzare dubbi a mezzo stampa sullo stato di salute della critica in Italia. Certo che il paziente è moribondo, caro il mio D'Orrico, fino a quando a far diagnosi e somministrare le cure saranno gli stessi che delegittimano la funzione cui sono preposti. Ciò detto (e che vada ridetto), bravo Marelli!



      Scritto da KidChocolate, mercoledì 26 giugno 2013

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