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Recensioni


    • Bianco, rosso e Veronelli. Manuale per enodissidenti e gastroribelli II° di Veronelli Luigi e Echaurren Pablo


      Bell'antidoto a tutte le "note di grafite, lunghe al palato, con naso aperto e coda di mirtillo e ribes". Contro l'iper-specializzazione degli enologi al servizio di un'industria che pilota i gusti e li orienta (guarda un po') verso l'omologazione; contro il barrique e la micro-ossigenazione che rende uno chardonnay uguale a un lagrein, ecco le sagge parole di "papà" Veronelli, nell'occasione affiancato da un suo epigono e sodale di bevute, Pablo Echaurren. Basterebbe la distinzione operata fra "vini che dànno gioia e vini che non ne danno", invece di quella che ci viene ammannita abitualmente fra vini buoni e vini cattivi, per consigliare la lettura di questo intelligente e pugnace libello.



      Scritto da Q3ttola, giovedì 28 maggio 2015

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    • Il Il libero mercato dell'amore di Grunberg Arnon


      Grunberg mi piace assai. Qui, per esempio, ci ammannisce delle graffianti variazioni sul tema del libero mercato e del gioco, dell'amore proibito e del piacere perverso, del tradimento e dell'abuso di potere. Se vi sembra troppo, per un solo libro, non conoscete questo scrittore. La penna di Grunberg sta sempre un passo indietro rispetto alla sua acutissima intelligenza. Con questo voglio dire che è il tipo di scrittore che non si lascia mai prendere la mano da calligrafismi o virtuosismi (di cui, pure, sarebbe ben capace). Scrittura asciutta, ai limiti dello scabro, ma è sempre leggibile in filigrana una umanissima pietas per i soggetti i cui tic e le cui nevrosi irride tanto efficacemente. Leggetelo, e leggete anche il suo alter ego Marek Van der Jagt (bellissimo il suo "Storia della mia calvizie"... un capolavoro, secondo me).



      Scritto da Q3ttola, lunedì 20 aprile 2015

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    • Cognome e nome: Weiser Dawidek di Huelle Pawel


      Pawel Huelle è uno scrittore sconosciuto, in Italia. Peccato, perché i pochi che hanno letto il suo "Pozzanghere, pioggia e lumache" sanno che Huelle è un narratore saturnino, umorale, difficile. Ma magistrale. La capacità di evocare stati d'animo attraverso un uso controllatissimo della metafora, la musicalità delle sue frasi, l'attenzione alle cose e la bravura nel tratteggiare caratteri e situazioni con poche, abili pennellate, ne fanno un autore da tenere stretto al cuore. Consigliatissimo.



      Scritto da Q3ttola, lunedì 23 febbraio 2015

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    • Mandragola di Machiavelli Niccolò


      Le trappolerie di un furbo giovanotto danno vita a una sarabanda forsennata nella Firenze dei Medici. Insuperato (dicono gli esperti, e io voglio fidarmi) esempio di commedia del rinascimento, "La mandragola" affascina e diverte ancor oggi, con una lingua ricca di invenzioni e un cast di personaggi che sembrano moooolto più moderni di certe macchiette da fiction che si vedono in televisione oggi (per non parlare delle figurine di carta che affollano alcune mediocri commedie). Il signor Nicla, ricco e vecchio, non riesce ad aver figli dalla bella e giovane Lucrezia, che ha preso in sposa. Callimaco è invaghito della ragazza, e si finge medico per portare a compimento il suo piano. Indovinate un po' di che si tratta? La mandragola di cui al titolo è la base della pozione che permetterà a Lucrezia di restare incinta, presentando però una controindicazione non da poco: chi giacerà con lei, ne morirà subito dopo. Bellissimo, e questa edizione è curata da Guido Davico Bonino, cosa che è sinonimo di qualità.



      Scritto da Q3ttola, giovedì 12 febbraio 2015

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    • La La politica nell'era dello storytelling di Salmon Christian


      Libro che in qualche misura fa da contraltare a "Le virtù della menzogna. Politica e arte dell'inganno" di Jay Martin, uscito pochi mesi fa. L'argomento mi interessa, da sempre, e quindi ho salutato questo "filotto" di uscite con grande entusiasmo. C'è un distinguo importante da fare, comunque: dove il libro di Martin offriva una trattazione storica dell'inganno operato tramite la retorica in ambito politico, il libro di Salmon cerca di mettere a fuoco come quella stessa capacità di comunicare che per alcuni politici è la più affilata arma a disposizione rischi di mostrare ben presto il suo doppio taglio, vincolando i "grandi comunicatori" alla reiterazione di mantra efficaci ma vuoti o irrealizzabili. La questione è: quali sono i limiti dello "storytelling", oggi, nella sfera pubblica? È legittimo spacciare quello in cui viviamo come il migliore dei mondi possibili perché - in fondo - "Candide" è una narrazione come un'altra? E ancora: basta una parola di gran moda a ridare verginità a un concetto in fondo antico (la dicotomia fra reale e racconto, per non dire della retorica e dell'uso strumentale che se ne può fare il politica)? Tanta carne al fuoco, come si vede, ma il libro di Salmon può essere considerato come un portolano svelto e di facile consultazione per orientarsi fra concetti destinati ad assumere importanza crescente, in politica e nella comunicazione in generale. E - va da sé - come antidoto a quelle narrazioni che siamo stufi di vederci ammannire.



      Scritto da Q3ttola, martedì 3 febbraio 2015

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    • Lettere 1932-1981 di Fante John


      Chi ama Arturo Bandini non potrà non essere tentato di ravvisare in queste lettere i tratti del carattere del protagonista di "Chiedi alla polvere" e "Aspetta primavera, Bandini". Proprio come il suo eroe, anche John Fante assume le proporzioni di una figura travolta dalle assurdità e dalla bellezza della commedia umana. Il suo scrivere somiglia a volte all'abbraccio del pugile messo alle corde, che solo cercando di accorciare le distanze il più possibile fra sé e la fonte dei propri dolori può sperare di lenirne la portata. Ovviamente, nel caso di Fante, a menar colpi è la vita stessa, e il ring sul quale si consuma il match sembrerà noto, nel suo perimetro, a chi abbia letto un po' dei fantastici romanzi di Fante. In questa raccolta di lettere, composte nell'arco dei cinquant'anni che durò la sua vita adulta - più precisamente da quando, appena ventenne, arrivò in California guidato dal sogno di diventare scrittore, e fino al momento della sua morte - attraversiamo giorno dopo giorno la materia vivida e inafferrabile di cui lo scrittore poté nutrire la sua fertilissima (e sofferta) vena. Mille mestieri, mille entusiasmi repentini e altrettante, inesorabili disillusioni. Quello che emerge da "Lettere 1932-1981" è il ritratto di un uomo affannosamente in cerca di una stabilità, che però viene puntualmente disattesa, procrastinata, ingannata. Che Fante sentisse, dentro di sé, che dall'approdo a quel punto d'arrivo cui sembrava tendere con tutte le sue forze, sarebbe stato distrutto? La copertina con cui Einaudi manda in libreria questa prima infornata (è già annunciata una ristampa) è sbagliata, nel senso che il poeta che vi è ritratto in copertina è Stephen Spender, e non Fante. Ma proprio in quanto "sbagliata", non potrebbe essere più giusta. John Fante avrebbe certamente sorriso dell'equivoco, chiosando "Aspetta primavera, Bandini".



      Scritto da Q3ttola, giovedì 13 novembre 2014

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    • Il Il correttore di bozze di Recami Francesco


      Romanzo geniale. Secondo Recami la vita è un refuso, e la vita di un correttore di bozze non fa che rendere visibile quant'è sottile il margine fra il testo sulla pagina e quello che scorre al di là di essa. Spigoloso e piuttosto asciutto nella forma, in realtà "Il correttore" è più di un semplice esercizio di stile perché gioca sapientemente con l'ambiguità necessaria ad attivare il processo di sospensione dell'incredulità. Funziona.



      Scritto da Q3ttola, giovedì 12 dicembre 2013

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    • Meno di niente. Hegel e l'ombra del materialismo dialettico. Vol. 1 di Zizek Slavoj


      Ripetere Hegel per rifare il mondo. L'ambizioso progetto di Zizek non sembri una vuota provocazione: nella rilettura aggiornata dell'opera e del pensiero di Hegel, filtrata dal dettato Lacaniano, il filosofo Zizek offre al mondo la sua summa. Il libro - come può immaginare chiunque conosca e apprezzi Zizek - parla di massimi sistemi con uno stile veloce, godibile e pop. Ma la vena aneddotica, l'ironia pungente e la capacità di trovare connessioni pertinenti quanto inaspettate fra sistemi culturali diversi, non devono fare dimenticare la serietà della modesta proposta del gigante di Lubiana. Perché Zizek sa - e ci invita a riflettere - che fare filosofia significa affondare le braccia fino ai gomiti nelle contraddizioni del mondo che il filosofo pretende di interpretare, e questo libro non fa eccezione, al punto che lo si potrebbe leggere come un manuale per interpretare i film che vediamo, la musica che ascoltiamo, le relazioni con le istituzioni - e la narrazione che di esse ci vien data - con strumenti e categorie propriamente filosofiche, che chiedono (anzi: ci impongono) di ripensare il nostro stare al mondo.



      Scritto da Q3ttola, mercoledì 6 novembre 2013

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    • Il resto di niente di Striano Enzo


      Bellissimo, questo "Il resto di niente"! Mi piacque molto quando lo lessi, tanti anni fa, per lo stile e per la storia di Eleonora Fonseca Pimentel... tutto quel periodo dell'illuminismo napoletano, di cui non sapevo nulla, finì con l'appassionarmi. Avevo anche provato a guardare il film che trassero dal libro, con Maria de Medeiros nei panni di Lenor, ma non mi aveva coinvolto più di tanto. Ricordo - fra le tante pagine del libro - quelle con la descrizione di Posillipo (l'etimologia "pausa dal dolore" mi parve doppiamente fantastica: nel senso di immaginaria e di bellissima). Un saluto agli ammiratori di Striano!



      Scritto da Q3ttola, lunedì 4 novembre 2013

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