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Recensione

La La bomba. Cinquant'anni di Piazza Fontana copertina
  • Deaglio Enrico
  • La La bomba. Cinquant'anni di Piazza Fontana
  • Feltrinelli
  • 2019

La bomba. Cinquant'anni di Piazza Fontana di Enrico Deaglio

«La bomba del 12 dicembre 1969 ha cambiato l’Italia; o meglio l’ha picchiata come un pezzo di ferro rovente su un’incudine, umiliata. Per cinquant’anni, tutta la vasta cospirazione di potere che l’ha prodotta ha lavorato per lei, perché restasse impunita e si moltiplicasse».

Per comprendere appieno le motivazioni che portarono alla strage, e ai successivi depistaggi e insabbiamenti, occorre intraprendere un viaggio nel tempo, fino alla fine dell’800, quando scoppiò il maggior conflitto politico e sociale che coinvolse la Francia: l'affare Dreyfus. Il capitano Alfred Dreyfus, ebreo alsaziano, fervente patriota e innocente, venne accusato di tradimento, destituito e imprigionato.

«Dreyfus (completamente innocente) fu incastrato in modo grossolano e volgare».

Accusato senza processo e senza alcuna prova gli venne porta la pistola per il “suicidio d’onore” ma Dreyfus rifiutò, proclamando la sua innocenza. La condanna fu un errore giudiziario figlio dell'antisemitismo imperversante nella società francese e nel clima politico avvelenato dalla perdita dell'Alsazia e di parte della Lorena ad opera dell'Impero tedesco. Il vero responsabile dei reati contestati, il colonnello Ferdinand Walsin Esterhazy, verrà infine smascherato dopo anni di indagini ma la Corte Marziale farà arrestare il suo accusatore cercando di insabbiare l’errore commesso con Dreyfus. Passarono anni prima che la situazione potesse percorrere i binari della giustizia ed è grazie a un intellettuale se oggi possiamo osservare la storia dalla giusta prospettiva. Il famoso “j’accuse” di Emile Zola, che gli costerà l’esilio, darà adito a nuove indagini e, infine, alla liberazione di Dreyfus, ormai palesatasi la sua innocenza.

Ma cosa accomuna l’affare Dreyfus con la "nostra" bomba di Piazza Fontana?

Le storie sono legate più di quanto sembri, purtroppo. La necessità di trovare un colpevole, il bisogno di dare in pasto all’opinione pubblica una storia a cui credere. Depistare e condizionare. Le dittature e i poteri forti mirano a muovere i burattini per i loro fini. Così come “l’affare” diede inizio a una forte stagione antisemita, sul finire dell’800, in Italia ebbe iniziò una caccia alle streghe che mise alla gogna anarchici e comunisti. I fini erano molteplici, come molteplici gli attori coinvolti: ex burocrati fascisti peroravano la missione contro le sinistre mentre organizzazioni neofasciste miravano a soverchiare la neonata repubblica. Politici collusi, magistrati, burocrati e servizi segreti deviati erano il potere occulto che tramava all’ombra dell’agognata democrazia italiana. Anche le ingerenze straniere non furono da meno:

«L’Italia era un paese a sovranità limitata. […] la CIA era in grado di fare quel che voleva. E quel che voleva era di tenere fuori i comunisti dal governo. […] In quest’ottica tutto era permesso e ben visto: la P2, Gladio, la mafia, i neonazisti, le bombe. Tutto ciò […] fino al 1989, quando cadde il muro di Berlino e l’Urss si dissolse».

Deaglio ripercorre le tappe che hanno portato lo spettro della bomba fino ai giorni nostri. Dalle prime indagini, con la falsa pista anarchica e le montature ad hoc per nascondere una strage di stato, fino alle scoperte susseguitesi col contagocce tra minacce ed errori. Un libro per riappropriarci del nostro passato e della verità di cui abbiamo il dovere di essere partecipi. Il puzzle della nostra storia deve essere ricomposto perché oggi disponiamo di tutti gli elementi e Deaglio ce li illustra pagina dopo pagina, indagine dopo indagine. La bomba è anche questo, una spinta alla formazione di una coscienza critica, per aprirci gli occhi e confinare il potere dispotico negli antri oscuri del nostro passato. La democrazia e la libertà devono primeggiare su nostalgici, neofascisti, complottisti e apparati dello stato deviati.

Recensione di Alberto Clementi

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