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Recensione

I I cieli copertina
  • I I cieli
  • Ponte alle Grazie
  • 1900

I cieli di Sandra Newman

«Tu ricordi i sogni?»

Immaginatevi di avere sonno. E di addormentarvi. Ma la vostra mente non si riposa nel buio sbiadito. Vi risvegliate in un’altra vita, in un’altra epoca. Eppure siete voi. Con due memorie. La vostra identità onirica e la vostra identità reale. Al risveglio, però, c’è qualcosa che non va. L’incubo non viene spazzato via dalla lucidità del mondo reale. Vostro fratello non c’è più. Vostro padre non c’è più. Spariti, inghiottiti nelle conseguenze di un sogno. E anche il mondo di pace e libertà nel quale avete vissuto fino ad ora non c’è più.
Questa l’idea di base del nuovo sconcertante romanzo di Sandra Newman.

«Kate aveva cominciato il sogno da bambina. All’inizio solo qualche volta all’anno, ma ora accadeva quasi ogni notte. Le mattine dopo il sogno, sentiva una sorta di importanza particolare, sublime – come se il sogno fosse una missione segreta, da cui dipendeva il destino di milioni di persone; come se custodisse la chiave della salvezza del mondo».

Kate, dunque, quando è sveglia vive a New York. È l’anno Duemila, e nel mondo non ci sono guerre, la gente non sa cosa sia la plastica, e i letterati non sanno chi sia Shakespeare (d’altronde – nel mondo in cui vive Kate – ha lasciato solo un poemetto senza importanza). Kate ha un fratello e dei genitori magnifici, coi quali non litiga mai. Vive a scrocco a casa della sua amica Sabine, dove, in occasione di una festa, incontra Ben.
Quando dorme, Kate si chiama Emilia, vive nella Londra funestata dalla peste del Cinquecento. È ebrea, parla l’italiano ed è amica di Will il triste, che poi, senza girarci tanto intorno, è William Shakespeare.

«Poi un rumore di passi dall’esterno e l’attore, Will il Triste, apparve dietro di lei sulla porta.
I loro occhi si incontrarono ancora. E il cambiamento la attraversò come un brivido. Lo conosceva, lo sentiva come se stesse mettendo un piede nudo nell’acqua gelata. Era reale. Tutto attorno a lui era un sogno, ma lui era reale».

Kate, Emilia. Emilia, Kate. Will, Ben. Duemila, Cinquecento. La vita onirica di Kate si sovrappone, si schianta, si mischia con le visioni di un’apocalisse che si avvicina. Ed è sola nella sua follia immaginaria. È ovvio che prima o poi la psiche di Kate subisca una lacerazione. Lei vive in un mondo che tutti considerano utopico ma che lei ricorda vivido e reale. Nessuno le crede, naturalmente. E il punto di rottura viene sapientemente frantumato dall’autrice aprendo lo spiraglio a una svolta sorprendente.

Leggere questo libro è un’esperienza come poche altre. Il suo punto di forza? Sandra Newman sa trascinare nel mondo di Kate, viverlo con lei, svegliarsi, confusi, dubitare di quello che si è letto, come Kate comincerà a dubitare della sua sanità mentale. Un libro che si sogna, dall’atmosfera assorta e opprimente. Un libro che, se assaporato con calma – e lo stile ammaliante dell’autrice aiuta – si potrebbe definire geniale. Di un’originalità sorprendente.

E voi siete pronti a sognare? Questo, ve lo assicuro, sarà uno di quei sogni che rimarranno impressi nella vostra memoria.

Recensione di Federica Martina Iarrera


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