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Recensione

Fratello grande copertina
  • Fratello grande
  • E/O
  • 1900

Fratello grande di Mahir Guven

«L’imam cominciava sempre con […] un sermone politico. Già il francese lo parlava pochissimo, non so come faceva a capire la politica di qui senza riuscire a seguire la radio, a leggere i giornali o guardare la televisione. […] tocca aspettare che quelli della nostra generazione si facciano una cultura e prendano il posto dei vecchi».

Leggere Fratello grande è un viaggio nella sub cultura delle banlieue francesi. Assieme al protagonista ci immergiamo in un mondo di immigrazione e degrado. Come fece L’odio – film denuncia che per la prima volta raccontò in maniera brutale la vita delle banlieue – Mahir Guven ci fornisce il punto di vista di chi in quei luoghi ci è cresciuto. Dalla solitudine sociale fino all’esclusione dal tessuto economico. Dal 1995, anno di uscita del film, la situazione è grossomodo invariata, complici gli attentati e il clima di terrore che strozza l'Europa, sempre più diffidente e razzista.

«[…] ci pigliano per la spazzatura della Francia. […] I più grandi che spaccavano tutto, poi noi piccoli che li imitavamo […] poi quando diventi adulto capisci, ti penti […] ma spesso è ormai troppo tardi».

L’ambientazione di Fratello Grande è una fotografia lucida del passato e del presente. Le difficoltà di una generazione che ha lottato per integrarsi, fallendo, sono messe a nudo: «Vivere non è facile. Sarà pure un po’ patetico, ma non mi vergogno a dirlo». Le origini siriane, il padre taxista che non ha mai perso l’accento arabo, la sanguinosa guerra che dilania il paese d’origine, una religione amata e odiata ricca di dogmi che si scontrano col laicismo ragionato e bigotto della Francia che si crede illuminata.

«[…] se ti sei fatto la tua bella istruzione, dopo sei capace di ribellarti, di protestare contro l’ingiustizia. E poi un bel giorno te la trovi davanti. […] Allora sì che ti incazzi. Soprattutto quando sono tipo dei francesi tanto buoni e istruiti, che fanno sempre la morale sul bene e sul male, e poi fregano un povero immigrato indonesiano».

Fratello Grande è un viaggio alla scoperta di ferite che sanguinano ancora, dalle periferie francesi fino ai villaggi della Siria, passando per il cuore del protagonista: spezzato dalla scomparsa del fratello minore al soldo di un’associazione umanitaria impegnata in zone di guerra. La narrazione è duale, i capitoli si alternano tra fratello grande e fratello piccolo e poco alla volta si scoprono le vicende: il passato nebuloso, il presente incerto e le verità che lasciano il lettore senza fiato. Pagina dopo pagina scopriamo i tasselli del puzzle e ricomponiamo la vita dei protagonisti fino alla sconvolgente realtà.

Fratello grande è un testo sorprendente, scritto con linguaggio parlato, esaltato da Yasmina Melaouah – traduttrice di autori del calibro di Pennac, Chamoiseau, Colette – che si è adoperata a inserire slang provenienti da tutti i dialetti italiani.

Recensione di Alberto Clementi.


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