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Recensione

Pelle di foca copertina
  • Pelle di foca
  • E/O
  • 1900

Pelle di foca di Su Bristow

«Non ti basterà la luce della luna»

Questo l’incipit del premiato romanzo di Su Bristow che, con elegante freddezza, ci trasporta sulle sponde di Scozia, in una notte di luna piena che cambierà per sempre la vita di un giovane pescatore solitario. E non è un modo di dire. Lì, su un isolotto, Donald Macfarlane troverà la donna che diventerà sua moglie.

«Donald non aveva mai visto una ragazza senza vestiti, non sapeva nemmeno se quelle che aveva davanti potessero passare per esseri umani; ma il suo corpo non aveva dubbi. Rimase immobile, rigido, col sangue che gli rimbombava nelle orecchie, in preda alla voglia di piangere di fronte a quella meraviglia»

C’è una cosa da precisare. La vita di tutti gli uomini cambia dopo il matrimonio. Ma Donald non ha una moglie come le altre. Dicono sia un po’ tocca. Ma la chiamano anche figlia delle fate. E in effetti, la moglie Mairhi sembrerebbe una fata. Così piccola e minuta. Così silenziosa e magica. Così bella. Ma Mairhi non è una fata. Quello che solo Donald e sua madre sanno è che Mairhi è una selkie, la donna-foca della mitologia nordica.

«Nove foche vennero a riva, si tolsero la pelle e si trasformarono in bellissime, giovani donne, che danzavano sulla spiaggia»

Con minuzia e garbo, Su Bristow ci restituisce una leggenda narrata come una fiaba moderna, ricca di quotidiana umanità, lasciando al lettore l’onorato compito di assistere alla lenta metamorfosi di molteplici personaggi. Sì, perché Mairhi, la prima a trasformarsi assumendo forma umana, trasforma a sua volta la vita di chi la incontra. Come faccia non si sa. Nel suo sguardo c’è una pace lontana nella quale tutti vorrebbero affogare. E un senso di meraviglia risveglia Donald dal suo torpore.

«Poi nella mente di Donald spuntò l’immagine della sua sposa come l’aveva vista la prima volta, mentre danzava agile e libera tra le sorelle, e all’improvviso gli salirono le lacrime agli occhi»

L’amore cambia, si dice. Ma questo cambiamento diventa tangibile in una favola dove la crescita di Donald è descritta in maniera sorprendente. Un cambiamento che avviene non senza l’ombra di una colpa passata, per cui Donald vuol chiedere perdono. Una colpa tenuta a bada, ma pronta a esplodere nelle frastornanti pagine che aspettano il lettore alla fine.

Un romanzo che ammalia e allieta. Uno stile distaccato e affascinante, che ha la pretesa di assomigliare alla protagonista cui appartiene la pelle di foca. Non basta dunque il chiarore della luna per far luce su questa fiaba dal gusto raffinato. Né tantomeno per cogliere appieno la bellezza sfolgorante di una selkie che il lettore non potrà dimenticare facilmente.

Recensione di Federica Martina Iarrera

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