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Recensione Il filo infinito di Paolo Rumiz

«Cosa hanno fatto i monaci di Benedetto se non piantare presidi di preghiera e lavoro negli spazi più incolti d’Europa per poi tessere tra loro una salda rete di fili?»

Rumiz torna a viaggiare, e lo fa attraversando la geografia, la storia e la memoria della nostra Europa. Il filo infinito è un pellegrinaggio sentimentale attraverso i monasteri benedettini alla ricerca del fondamento della fratellanza europea. Nel tumulto delle invasioni barbariche e della società in disfacimento, dei saggi accomunati dalla regola di Benedetto, convertirono gli invasori, crearono biblioteche, coltivarono la terra e dettero speranza e conforto alla popolazione. Generazioni di confratelli vennero formati nonostante le mille differenze linguistiche e culturali. I benedettini erano uomini speciali:

«Riuscirono a salvare l'Europa con la sola forza della fede. Con l'efficacia di una formula semplicissima, ora et labora. Lo fecero nel momento peggiore, negli anni di violenza e anarchia che seguirono la caduta dell'Impero Romano, quando le invasioni erano una cosa seria […]. Ondate violente, spietate, pagane. […] Li cristianizzarono e li resero europei con la sola forza dell'esempio. Salvarono una cultura millenaria, rimisero in ordine un territorio devastato e in preda all'abbandono. Costruirono, con i monasteri, dei formidabili presidi di resistenza alla dissoluzione».

L’Europa è sempre stata il punto d’arrivo di popoli diversi. Oggi respinge i barconi, vive lo straniero con timore e diffidenza e lo rifiuta, lo discrimina, lo emargina. Rumiz cerca risposte e un bagliore di speranza. Tra muri antichi ritrova quella cultura fraternizzante che non si è persa nel tempo ma che oggi arranca soffocata dai razzismi. Ma nessuno è senza peccato e anche le istituzioni europee dovrebbero darsi da fare per armonizzare anziché reprimere: «Non avremmo situazioni come la Catalogna, se l’Unione desse ascolto alle sue diverse anime», senza mortificare il diverso ma abbracciando tutte le alterità. È ora di smetterla con proclami fini a sé stessi e di darsi da fare per politiche realmente integranti: «il Santo insegna ad abbattere gli individualismi e gli egoismi…»

Paolo Rumiz compie un viaggio spirituale e lo racconta con gli occhi del laico, con tutta la potenza di un messaggio antico, attraverso il suo stile ricercato e inconfondibile. Per il nostro futuro, per il futuro dei nostri figli e nipoti dobbiamo credere in questo continente, nella forza conciliante di diverse culture. Perché «l'Europa è soprattutto un atto di fede».

Recensione di Alberto Clementi

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