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Recensione

Due milioni di baci copertina
  • Due milioni di baci
  • DeA Planeta Libri
  • 1900

Due milioni di baci di Alessandro Milan

«Non ricordo l’ultimo bacio di mia moglie, la morfina la stritolava. Ora io bacio tutti, sempre».

Dopo il successo di Mi vivi dentro, Alessandro Milan torna a raccontare le emozioni, i dolori e le gioie di un padre rimasto solo con due figli da crescere. Milan trova la forza per andare avanti nei baci e ce ne ricorda l’importanza, per districarsi nella complessità della quotidianità.

«L’amore è un bacio, un bacio ancora, un altro bacio»

Due milioni di baci è pieno di vita, racconta i problemi di tutti giorni, dal rapporto con i figli a quello con i propri genitori. È un libro che tutti dovrebbero leggere per capire cosa passa nella testa di mamma e papà, per capire quanto sia difficile pendersi cura di chi vede ancora il mondo attraverso gli occhi del fanciullino. Milan lo sa bene e con Angelica e Mattia i problemi e le situazioni al limite dell’assurdo si susseguono: «Ho capito tutto: i miei figli, a undici e nove anni, devono aver letto L’arte della guerra di Sun Tzu». Le difficoltà vengono scongiurate e combattute a colpi di baci. Perché i baci: quelli dati e ricevuti, quelli mancati e quelli sognati, sono il filo conduttore dell’opera.

«”È che io vorrei dare loro… tutto. È come se volessi rimediare a questa grande ingiustizia che hanno subito”.
“Continua a dar loro dei baci. Va bene così”».

Due milioni di baci tiene compagnia, strappa qualche lacrima e tanti sorrisi, mentre la vita prosegue in bilico tra alti e bassi tanto che vorremmo telefonare all’autore per dargli un consiglio su come comportarsi, o fare due chiacchiere coi suoi figli per intimargli di trattare un po’ meglio il loro «papo», che ci mette l’anima per donargli una vita normale e felice.

«Giro il cucchiaino nella tazzina per sciogliere lo zucchero e in quel liquido nero vedo di colpo un pozzo senza fondo. Non ce la faccio. No, anzi, ce la faccio. In qualche modo. A fatica. Male».

Il finale non chiude il cerchio, ci lascia sul filo del rasoio, con la vita che continua. Restiamo in sospeso, come sempre nel nostro cammino, perché è la vita stessa ad esserlo: fragile e imprevedibile. Un ventaglio di possibilità, mille strade percorribili, per i personaggi e per noi stessi. Ma la novità, rispetto alle prime pagine del libro, è la voglia di equilibrio e la timida felicità ritrovata, la speranza irrinunciabile che le cose possano andare meglio. Dopo le ingiustizie della vita: «Di colpo, la felicità. La felicità di essere vivo. La felicità di sentire riaffiorare un desiderio che sembrava perduto, affogato nel tempo e dai sensi di colpa»

Recensione di Alberto Clementi


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