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Recensione

Il Il lupo nell'abbazia copertina
  • Il Il lupo nell'abbazia
  • Mondadori
  • 1900

Il lupo nell’abbazia di Marcello Simoni

«Walfrido, così terrorizzato da non riuscire a proferir parola, si limitò a sollevare i palmi. Che alla luce della lanterna si rivelarono rossi di sangue…»

Con il pretesto di una violenta bufera di neve, un contingente armato dell'imperatore Ludovico il Pio trova riparo presso l'abbazia benedettina di Fulda, nel cuore del Sacro Romano Impero. L’ospitalità imposta dalla regola benedettina costringe l'abate Rabano ad aprire le porte del monastero per concedere riparo agli armigeri. In concomitanza con il loro arrivo il cenobio è scosso da una serie di sanguinosi eventi che tingono la neve del sangue di numerosi monaci. Inizia così a circolare la voce che nell'abbazia si nasconda un lupo assassino o addirittura un leggendario werwulf, creatura mostruosa della cultura pagana celtica e germanica. Spetterà al giovane monaco Adamantius, aiutato dai suoi amici: Lupo, Walfrido e Gotescalco, indagare sul mistero per soddisfare la propria curiosità e per salvarsi la vita.

L’instancabile Marcello Simoni pare disporre di una riserva infinita di storie e personaggi. Dopo l’uscita de L' enigma dell'abate nero (Newton Compton, 2019), La prigione della monaca senza volto (Einaudi, 2019) e Il monastero delle ombre perdute (Einaudi, 2019), anche Mondadori pubblica un volume per la collana “Il Giallo Mondadori” che quest’anno festeggia il novantesimo compleanno. Per Simoni è la prima volta con Mondadori e per l’occasione l’autore ha dovuto sottostare alle necessità della collana, lavorando a un libro più breve rispetto alle solite pubblicazioni (il testo non supera infatti le 200 pagine). Ma se le case editrici variano a non cambiare è lo stile di Simoni, sempre ricercato e appassionante.

L’ambientazione di questo romanzo è medievale, come l’autore ci ha abituati, ma sposta l’asticella temporale fino al nono secolo, quando il Sacro Romano Impero si trovava alla vigilia delle lotte dinastiche tra i figli dell’imperatore Ludovico il Pio. Luogo prescelto come teatro per la narrazione è l’abbazia benedettina di Fulda che nell’anno domini 832 contava quattrocento monaci e grandi possedimenti terrieri ottenuti grazie a un privilegio d’immunità concesso da Carlo Magno. La vita monastica e la regola benedettina sono riportate in modo cristallino e fanno da sfondo agli omicidi e alle indagini dei protagonisti. Personaggi inventati e realmente esistiti (come l’abate Rabano Mauro e il miniaturista Adamantius) si susseguono nel romanzo dando vita a un giallo storico serrato e avvincente, ricco di riferimenti e confezionato con la sapienza che ha portato Simoni ai vertici delle classifiche.

Recensione di Alberto Clementi


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