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Recensione

The The chain copertina
  • The The chain
  • Longanesi
  • 1900

The Chain di Adrian McKinty

«Mi chiamo Rachel Klein e fino a pochi minuti fa ero una madre qualunque, una donna qualunque. Ma adesso sono una vittima. Una criminale. Una rapitrice. È bastato un attimo: una telefonata, un numero occultato, poche parole. Abbiamo rapito tua figlia Kylie. Segui le istruzioni. E non spezzare la Catena, oppure tua figlia morirà».

Il genio di McKinty non ha mezzi termini e sforna una storia originale e ammaliante. Rachel è una madre come tante, alle prese con l'inizio di un nuovo lavoro e reduce dalla lotta al cancro e da un divorzio. Pensa che la vita si stia finalmente rimettendo in sesto quando Kylie viene rapita. Ma l’atrocità del delitto non basta perché: «L'unico modo per riavere tuo figlio è rapire il figlio di un altro». La catena non lascia scampo e appare come un essere vivo, che respira e si autoregola: «”Devi ricordare due cose”, dice una voce distorta da qualche congegno. “Uno: non sei la prima e di certo non sarai l'ultima. Due: non è una questione di soldi. Ogni cosa viene fatta per la Catena”».

«La morte non è la cosa peggiore che ti possa capitare. La cosa peggiore è quello che può succedere a tuo figlio. Avere un figlio ti trasforma immediatamente in un adulto».

McKinty non si limita a inorridirci con reati efferati ma scava nell’animo umano e nelle pieghe della società contemporanea. I personaggi utilizzano quelli che sembrano i compagni innocui della nostra quotidianità per i loro scopi: «George Orwell si sbagliava, pensa. Nel futuro non sarà lo Stato a schedare tutti esercitando una sorveglianza pervasiva; saremo noi stessi. Faremo il lavoro dello stato postando continuamente la nostra posizione, i nostri interessi, cibi e ristoranti preferiti, idee politiche e hobby su Facebook, Twitter, Instagram e altri social. Saremo la polizia segreta di noi stessi». Tra le pagine del libro ci scorgiamo vulnerabili come Rachel, come tutte le persone che ogni anno scompaiono senza lasciare traccia, e si ha l’impressione che l’incubo non debba finire mai: «”Quando finirà tutto questo?” sussurra rivolta al buio. Il buio tiene per sé la risposta».

«Ogni essere umano può essere costretto a violare i suoi principi più profondi»

The Chain è un thriller mozzafiato che inquieta e travolge il lettore. Come agiremmo se entrassimo a far parte della catena? Diventeremmo carnefici a nostra volta? Saremmo in grado di compiere reati efferati per salvare noi stessi e le persone che amiamo? Le paure più profonde dell’animo umano si concretizzano senza filtri tenendoci incollati fin dalle prime pagine. La struttura è solida e l’intreccio regala colpi di scena inaspettati mentre McKinty ci trascina in una impervia camminata in montagna dove, assaliti dalle vertigini, procediamo sull’orlo del baratro.

Recensione di Alberto Clementi

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