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Recensione

Due sirene in un bicchiere copertina
  • Due sirene in un bicchiere
  • Feltrinelli
  • 0410

Due sirene in un bicchiere di Federica Brunini

«Dicevo che avresti bisogno di una maschera per il viso. Bastano pochi ingredienti della cucina»
«Io? Una maschera?» Olivia scoppiò in una risata strozzata.
«La metto tutti i giorni al ristorante, grazie,» ironizzò
«Allora non è quella giusta…»

Un B&B senza una pagina social, dove l’unica pubblicità è il passaparola e l’unico modo per accedervi una lettera di referenze scritta a mano. Due donne che sono cadute e si sono rialzate, curandosi a vicenda le ferite. Cinque persone con un problema da risolvere e una vita da rifondare. Un’isola nel mezzo del mediterraneo che custodisce i loro segreti. Un mare saggio che non fa sconti e restituisce ciò che gli viene donato. Federica Brunini inserisce nel suo romanzo tutti gli ingredienti necessari per farne un best seller di questa estate afosa. Ma non sono i numeri delle vendite che ci interessano, perché la bontà di un testo non può e non deve essere solo questo. Tra le pagine del libro possiamo ritrovarci e specchiarci nei problemi dei protagonisti, possiamo affrontare le nostre ansie in buona compagnia per superare situazioni difficili che troppo spesso ci trascinano a fondo. Le protagoniste ci guidano assieme ai loro ospiti in un percorso detox dispensando ricette prelibate, attività fisica, e buoni consigli.

«E quand’è che guarisco?» Ironizzò Vera, prima di scolarsi la miscela.
«Oh è semplice. Quando non ti ricordi più come ti sei fatta male».

Tra le pagine di Due sirene in un bicchiere forse non troveremo la soluzione a tutti i nostri problemi ma questo romanzo ha dei poteri: quello di tenere compagnia, di farci riflettere, sorridere e infonderci buon umore. Ma non possiamo entrare nel merito del percorso curativo perché tutto è avvolto nel mistero dell’isola, che abbraccia gli avventori tra le sue rocce, i suoi arbusti e le sue spiagge scure. Nessuno ha il permesso di svelare quello che avviene sull’isola perché: «Quello che accade sullo scoglio, resta sullo scoglio».

Non ci resta che lasciarci catturare da questa lettura leggera e appassionata durante le nostre meritate vacanze. E non ha importanza se alla fine del libro avremmo voluto qualcosa di più, perché tutti i nodi tornano al pettine e ogni storia giunge alla sua conclusione senza lasciarci vuoti da riempire. L’unico rischio è quello di affezionarci ai personaggi, tanto da voler leggere di loro ancora e ancora per seguirli nella nuova vita dopo la “cura”, perché la loro storia è anche la nostra.

Recensione di Albeto Clementi


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