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Recensione

Le Le avventure di Washington Black copertina
  • Edugyan Esi
  • Le Le avventure di Washington Black
  • Neri Pozza
  • 2019

Le avventure di Washington Black di Esi Edugyan

«Tutte queste sofferenze per quel tuo maledetto straccio volante».
L’uomo lanciò al padrone uno sguardo indifferente.
«Non è uno straccio, Erasmus, è un Nemboveliero».

Esi Edugyan non ambienta il suo Le avventure di Washinton Black in un periodo qualsiasi della storia. Decide di trasportarci in una delle pagine più buie dell’umanità, quando gli esseri umani vengono venduti e obbligati a lavorare senza diritti e dignità. La schiavitù è in declino quando Washington Black nasce nella piantagione Faith, nelle Isole Barbados: «A Faith succedeva abbastanza spesso che una donna restasse incinta, anche se le nascite erano rare, date le condizioni in cui dovevano lavorare le madri». Un bambino nato e vissuto in catene, abituato alle barbarie dei padroni e privato del desiderio stesso della libertà tanto da renderlo incapace di concepire una condizione diversa di vita: «Com’era possibile, pensavo, che noi vivessimo in un incubo del genere e che nel frattempo l’universo degli uomini continuasse a esistere, appena oltre l’orizzonte, uomini come questi, a bordo di navi che si spostano in ogni direzione in cui soffiasse il vento?». È lo stesso Black, nella sua fanciullesca innocenza, a fornirci un’analisi approfondita della malvagità che muove il genere umano da millenni: «mi resi conto che non avrei mai capito il padrone, perché non c’era nulla da capire».

Il romanzo parte da qui, con tutta la ferocia di quegli abusi inumani che non lasciano spazio alla speranza per il futuro. Quando Black viene reclutato dal fratello del padrone, per assisterlo nei suoi esperimenti scientifici, le prospettive mutano improvvisamente, dando inizio alla rocambolesca fuga a bordo del Nemboveliero che, come in un classico di Jules Verne, li conduce verso l’avventura.

La narrazione è sostenuta da grande tensione che ci accompagna fino agli ultimi capitoli, e si ha la costante sensazione che la storia possa finire in tragedia da un momento all’altro. Le pagine scorrono veloci tra le mani del lettore mentre percorre le tappe della vita di Black: dalla schiavitù alla libertà, dall’età dell’innocenza fino all’età adulta. Le analisi fanciullesche del protagonista diventano ben presto mature e adulte: «trascorrevamo ore ricche e piacevoli in mare […] e la libertà sembrava qualcosa in cui potevo anche vivere, come un cappotto, un calore che potevo indossare come un’armatura contro il mondo». Il lettore vive la crescita di Black maturando assieme a lui, vivendo i suoi stati d’animo fino a diventare un uomo, e quando si chiude il libro, si ha la sensazione di essere noi i primi a essere cambiati.

Recensione di Alberto Clementi

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