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Recensione

L' L' oceano di mezzo. Un viaggio lungo 24.539 miglia copertina
  • Rampini Federico
  • L' L' oceano di mezzo. Un viaggio lungo 24.539 miglia
  • Laterza
  • 2019

L’oceano di mezzo di Federico Rampini

«Nella mia vita di nomade non ho mai smesso la ricerca di radici. Immaginarie, costruite, conquistate. Ma indispensabili».

Rampini ci accompagna nella strada della sua vita. Da Genova a Bruxelles. Da Parigi a New York. Da San Francisco all’India passando per la Cina. Tra quattro continenti e una distesa sterminata d’acqua, ci mostra i suoi paesi e le sue città facendole diventare un po’ anche “nostre”, grazie ai suoi racconti appassionati.

Le austere memorie di Genova, le atmosfere nordiche di Bruxelles, le contestazioni universitarie nella Milano degli anni settanta, le sorprese di Parigi con le sue cartoline indelebili, l’iniziazione all’Oriente in Indonesia, per poi dirigersi verso l'Ovest a respirare l’aria decadente di New York. La Grande Mela è una scheggia nel cuore di Rampini, ne parla accarezzandola come una cosa da proteggere. Racconta di Central Park «città nella città» con i suoi quartieri nei quartieri, con la sua artificiale bellezza che lo rende un’oasi tra grattacieli in continuo mutamento fino ai quartieri devastati dalla speculazione edilizia. Dalla west coast si passa alla east coast fino a San Francisco, dove la follia americana ha ricreato Treasure Island, la leggendaria isola del tesoro di Stevenson. Abbandonando l’America giungiamo a Pechino dove ci scontriamo con le violente mutazioni che hanno privato la Cina della sua storia. Nel piccolo quartiere dove Rampini ha vissuto per quattro anni ritroviamo uno scampolo di cultura in estinzione: «I suonatori del tradizionale violino, […] i padroni dei grilli che li portano a spasso in minuscole gabbie costruite a mano […], gli anziani capaci di ammaestrare i piccioni, legandogli un fischietto alla coda: così gli stormi, passando in volo sopra i tetti delle case, librano su noi umani una melodia celeste».
Dopo anni di colpi di spugna anche una cultura millenaria «più antica della nostra» rischia l’estinzione a causa delle politiche repressive e occidentalizzanti che da Mao a Xi Jinping, hanno trasformato la Cina in un colosso senza radici: brutta copia del decadentismo occidentale. Nell’epilogo Rampini tenta di scusarsi per aver intitolato un libro al mare senza in realtà parlarne: «so di aver tradito una promessa implicita», ma le scuse non servono perché a questo libro non manca proprio nulla.

Gli acquerelli di Nicola Magrin (dal suo pennello la fortunata copertina de Le otto montagne di Paolo Cognetti) accompagnano il lettore in questo libro di riflessione, da assaporare su una sdraio davanti al mare, con una birra ghiacciata tra le mani. Per conoscere località che fanno venir voglia di correre in aeroporto e salire sul primo volo per scoprirle, per vederle coi nostri occhi o per ritrovare attraverso luoghi a noi cari, sapori e odori fissi nella memoria che ci possano cullare assieme alla malinconia, quella buona, in qualche momento di svago in compagnia di un buon libro. Leggere Rampini è come chiacchierare con un vecchio amico.

Recensione di Alberto Clementi


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