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Recensione

Esercizi di potere copertina

Esercizi di potere di Enrico Musso

«Non mi importa più niente di questa pletora di delinquenti e parassiti che ho intorno. Anche prima non mi importava niente di loro, ma pensavo avesse un senso stare qui a fare buone leggi. Non ne ha. Non si possono fare buone leggi in un paese marcio fino al midollo…»

Abbiamo incontrato Enrico Musso a margine di una presentazione del suo libro d’esordio Esercizi di potere (DeaPlaneta, 2019). Musso è un ex senatore dal sorriso facile e i modi gentili. Non risparmia strette di mano e parole cordiali per tutti i presenti, l’esperienza in parlamento è stata senza dubbio un buon allenamento per esercitare il savoir faire, ma Enrico pare sincero oltre che educato.

La presentazione inizia dopo un quarto d’ora “accademico” per permettere alla sala di riempirsi (Musso è ordinario di Economia Applicata presso l’Università di Genova) e veniamo subito trasportati nella trama complessa del suo thriller politico. Il genere non è dei più vicini al gusto del mercato italiano, che predilige i polizieschi/noir, ma tocca senza dubbio temi attuali in questo periodo d’incertezza politica.

Il protagonista del libro è un senatore alle prese con una legge che non condivide e si troverà a fare i conti con la propria coscienza oltre a minacce più o meno velate delle varie parti in causa. La disillusione provata dal protagonista nei confronti della politica rispecchia il pensiero di Musso che affida ai suoi personaggi l’analisi dei problemi che affliggono il nostro paese: a partire dalla sudditanza alle lobby, fino alla macchina burocratica lenta e inefficiente. La narrazione è complessa, come si conviene al genere, ma Musso adotta uno stratagemma narrativo efficace scindendo la storia tra i cinque protagonisti e li fa interagire alternando i punti di vista in base ai capitoli. A livello letterario il lavoro è stato sicuramente complesso ma il lettore, dopo il leggero disorientamento iniziale, viene catturato dalla storia e dalle vite dei protagonisti. Elemento essenziale della narrazione è Sonia, mistress dominatrice di fama nazionale, che fornirà un punto di vista inedito sul tema centrale dell’opera: l’esercizio del potere. La relazione tra Sonia e Gabriele, il protagonista, è uno splendido esempio di rapporti di forza, di cosa si è disposti a concedere al partner e di come il potere non sia prerogativa esclusiva della politica ma elemento imprescindibile delle nostre vite.

In chiusura Musso non risparmia un’autocritica al proprio operato come politico definendosi “inadeguato” perché quando sedeva tra i banchi di Palazzo Madama considerava importante quello che la gente pensava di lui senza preoccuparsi di cosa sarebbe stato meglio per la gente. Subito dopo però racconta un aneddoto che ci obbliga a riflettere. Quando faceva parte della maggioranza venne convocato dall’allora capo del consiglio che cercò di convincerlo a votare un pacchetto di leggi “ad personam” proponendogli in cambio ruoli importanti all’interno del governo. Musso decise di rifiutare, negando di vendere la sua dignità al servilismo e rinunciando così a essere rieletto. Se tutti i cattivi politici fossero così…

Recensione di Alberto Clementi

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