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Recensione

La La chimera copertina

La Chimera di Sebastiano Vassalli

«Nel presente non c’è niente che meriti d’essere raccontato. Il presente è rumore: milioni, miliardi di voci che gridano, tutte insieme in tutte le lingue e cercando di sopraffarsi l’una con l’altra, la parola “io”. Io, io, io… Per cercare le chiavi del presente, e per capirlo, bisogna uscire dal rumore: andare in fondo alla notte, o in fondo al nulla».

Il profondo lavoro d’archivio svolto da Vassalli rende La Chimera un tassello fondamentale nel novero dei romanzi storici italiani. L’autore riporta usi, costumi, leggende e modi di vivere del basso Piemonte, a cavallo tra sedicesimo e diciassettesimo secolo senza apporvi filtri, senza snaturare quel complesso di sudiciume sociale su cui si è costruita l’unità d’Italia.

Tra le righe del romanzo scorgiamo un’immagine impietosa delle istituzioni, ancora assoggettate a quel potere spirituale che dettava regole ed esigeva decime e tasse, sfruttando l’ignoranza della povera gente, appellandosi senza pudore a leggi vecchie di centinaia di anni. In un clima politico sconquassato dalla dominazione spagnola, la gente comune si arrangiava talvolta con sotterfugi e lavori ai limiti della legalità.

Vassalli non dimentica di descriverci occupazioni ormai dimenticate, ma ben presenti appena trecento anni fa: quelle dei risaroli, poveracci costretti a lavorare nelle risaie in condizioni disumane e di semi schiavitù; i camminanti, pirati delle campagne senza patria e governo; i quistoni, falsi preti discepoli di una cultura in estinzione più antica della Chiesa; gli esposti, orfani cresciuti dalla Chiesa, trattati come schiavi e talvolta venduti al miglior offerente. In questo quadro impietoso, si narra la vita di Antonia, bellissima orfanella accusata di stregoneria che sconterà i peccati di una società profondamente malata.

Sebastiano Vassalli ci accompagna in un tempo dimenticato ma vicino al nostro, più di quanto immaginiamo. Lo stile inconfondibile e l’ambientazione bucolica ci consegnano un romanzo robusto, importante, bellissimo.

Recensione di Alberto Clementi


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