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Recensione

M. Il figlio del secolo copertina

M. Il figlio del secolo di Antonio Scurati

C’è titubanza, ammettiamolo. Non solo per via del numero delle pagine, più di 800. Ma, anche e, soprattutto, per quella lettera M scritta a caratteri cubitali che sovrasta l’intero fronte della copertina. Una titubanza che, però, viene presto sostituita da curiosità. Sì, perché comprare il nuovo libro di Antonio Scurati significa accettare una sfida: quella di prendere la figura del Mussolini politico e unirla a quella del Mussolini uomo, leggervi l’emozione laddove vi è la strategia, capirne il pensiero laddove tutto sembra privo di logica.

A metà tra il memoir ed il reportage, tra il romanzo storico ed il saggio, l’autore si preoccupa di dar voce, con minuziosa precisione, ai principali protagonisti del post guerra italiano. E benchè sia una storia dal finale già scritto e noto, Scurati riesce a catturarci con le sue parole, riportarci indietro nel tempo, durante quei sei anni che seguono la fine della Prima Guerra Mondiale e che vedono il fascismo nascere, crescere e poi dilagare.

Sono anni difficili, confusi, stanchi: l’Italia, uscita trionfante dalla Grande Guerra, sul carro dei vincitori, in realtà, non ci salirà mai. E questo lo sanno gli Americani, che negano al popolo italiano qualsiasi ricompensa territoriale. Lo sa D’Annunzio che, dismessi i panni del poeta, decide di trascinare gli italiani in una nuova, folle impresa: quella di Fiume. E lo sa Mussolini quando, il 23 marzo 1919, in una misera sala riunioni del Circolo dei commercianti e degli industriali di Milano, davanti a poche decine di facce smagrite ed abbattute, fonda i Fasci di combattimento.

Ma chi è il Mussolini dipinto da Scurati? È il bambino che gironzola per le campagne romagnole e piange la nonna defunta; è il maestro di scuola che cammina con le scarpe in mano per non consumarne la suola; è il socialista rivoluzionario che, dopo dodici anni di militanza, viene espulso dal suo stesso partito; è lo stratega che riesce a stringere patti con tutti ed essere fedele a nessuno; è il politico ferito, preso il giro, ridicolizzato, dato per finito che riesce a trasformare pochi reduci di guerra dapprima in un movimento, poi in un partito politico, infine in un esercito.

È il carnefice imperturbabile che, con le mani ancora coperte dal sangue di Matteotti, davanti alla vedova disperata che chiede dove sia il marito, riuscirà a dire: “ Non so nulla, signora”.

Con questo romanzo dotato di un straordinario impatto emotivo, Antonio Scurati si conferma essere una delle voci storiche più brillanti dei nostri tempi, regalandoci il ritratto di un uomo che, per molti anni, è stato il ritratto di un paese intero.

Recensione di Elena Righetti

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