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Recensione

La La vegetariana copertina

La vegetariana di Han Kang

Alla protagonista del suo quinto romanzo, Han Kang regala quel tanto di incompreso e irrisolto che deriva dalla tecnica narrativa scelta per raccontarla: gradualmente, e sempre attraverso il filtro spesso indifferente o crudele, ma mai del tutto fedele, dello sguardo altrui.

Ciò che non ci si deve aspettare è la storia di un’eroina contemporanea che sfida tutto e tutti per portare avanti nuovi ideali e stili di vita. “La vegetariana” è un romanzo che parla di sofferenza e di violenza mentale e fisica, delle conseguenze distruttive dell’incapacità dell’essere umano di vedere e accogliere il disagio del prossimo, soprattutto quando questo diventa scomodo in quanto manifesto, perché rischia di minare la rassicurante stabilità delle convenzioni sociali.

Yeong hye è una giovane donna con una vita tristemente convenzionale: dalle prime pagine la si scopre passivamente coinvolta in un matrimonio senza odio e senza amore, personalità incolore calata in una realtà che la trascina nell’apatia.
È curioso come anche l’evento destinato a sconvolgere l’intera vita della protagonista avvenga, in apparenza, senza alcun intervento della sua volontà. In una mattina qualunque di un giorno qualunque, Yeong hye si sveglia e, senza avvertire il bisogno di dare spiegazioni a se stessa o agli altri, inizia ad espellere meticolosamente dal frigorifero tutto ciò che non sia vegetale. All’improvviso, senza alcuna avvisaglia, ha sviluppato un’intolleranza totale nei confronti della carne: non può maneggiarla, cucinarla, né tantomeno mangiarla.

Yeong hye inizia così la sua battaglia ostinata, sempre più radicale e sempre contraddistinta dal silenzio. È questa l’arma che la donna oppone all’insistenza fintamente premurosa, apertamente violenta dei suoi cari. Dalla sua bocca non passa più cibo, ma neanche un chiarimento o una richiesta d’aiuto. È lo stesso silenzio che viene riservato al lettore, al quale l’autrice concede scarsi e a tratti criptici sguardi su ciò che avviene nella mente della protagonista; che nonostante tutto riesce a farsi amare, se non altro per la sua fragilità. È quest’ultima caratteristica ad emergere prepotentemente soprattutto nella seconda parte dell’opera, nella quale insieme al cognato (sorta di archetipo della figura maschile prevaricatrice e violenta alla quale sono assimilabili tutti gli uomini presenti nel romanzo), Yeong hye si abbandona ad una relazione segreta non soltanto agli occhi degli altri famigliari, ma in parte a quelli della stessa protagonista, sul cui carattere ormai completamente indebolito l’uomo riesce a fare facilmente presa utilizzando banali pretesti. In questi contesti, la donna sembra davvero avvicinarsi alla forma vegetale nella quale vorrebbe tramutarsi: completamente abbandonata agli eventi, la sua volontà si assottiglia come la sua carne, fino a diventare inconsistente.

Quella di Yeong hye è una crociata contro la brutalità del mondo di cui è stata testimone, una risposta estrema, si può dire ascetica, ad una società insensibile e meschina; è un rifiuto senza eccezioni opposto alla violenza inferta o subita. “La vegetariana” è il diario di un viaggio verso una purezza irraggiungibile, che merita di essere seguito dalla prima all’ultima riga.

di Elisa Valcamonica


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