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Recensione

Sottomissione copertina

Michel Houellebecq - Sottomissione

Era lui, Rediger, il primo a riconoscere che la cristianità medievale era stata una grande civiltà, i cui risultati artistici sarebbero rimasti eternamente vivi nella memoria degli uomini; ma a poco a poco aveva perso terreno, aveva dovuto venire a patti con il razionalismo, rinunciare ad annettersi il potere temporale, finendo per condannarsi all’insignificanza, e questo perché? In fondo, era un mistero: Dio aveva deciso così.

L’attesa per il nuovo romanzo di Houellebecq era alta.
Lo è diventata ancora di più dopo i fatti accaduti in Francia tra il 7 e il 9 gennaio: l’attentato avvenuto nella redazione di Charlie Hebdo e le successive sparatorie hanno mosso in tutto il mondo sentimenti di emergenza identitaria e religiosa, temi che sono al cuore di Sottomissione, un’opera che merita tuttavia d’essere letta soprattutto alla luce del singolare percorso dell’autore e della sua crescente affermazione all’interno del territorio culturale francese ed internazionale.
Ottenuta la fama di provocatore letterario dopo l’uscita dei suoi primi romanzi, Estensione del dominio della lotta e Le particelle elementari, Houellebecq ha conquistato definitivamente i favori della critica letteraria francese vincendo l’autorevole Prix Goncourt nel 2010 grazie al romanzo La Carta e il Territorio.
È proprio con quest’ultima opera che Houellebecq sembrava iniziare a distaccarsi dalle tematiche ricorsivamente presenti all’interno delle sue prime opere: la solitudine dell’ “uomo medio” stretto tra le maglie impazzite del mondo contemporaneo e le sue reazioni nevrotiche a questo destino, consistenti nel desiderio di fuga verso luoghi lontani e disabitati dai segni della tecnologia umana, la ricerca di rifugio dalla disperazione attraverso i riti della sessualità e a quelli di religioni profane o profanate, sempre insufficienti nel liberare dall’ “Io” e dall’ indelebile zavorra del desiderio umano.Michelcover

Il lieve cambiamento di rotta dovuto a La Carta e il Territorio, opera più complessa e sibillina rispetto alle precedenti, sembrava ironicamente suggerito anche dalla mise en abyme di Houellebecq stesso: presente come coprotagonista all’interno del racconto e, significativamente, vittima di un brutale assassinio.
L’autore, incarnandosi in un personaggio secondario, lasciava spazio e rilevanza ad un'altra figura, quella dell’artista Jed Martin, vittima di demoni ed ossessioni vicine ma non coincidenti con quelle tipicamente “houellebecquiane”.
Tutto ciò sembrava prefigurare lo sviluppo di differenti approcci narrativi per i successivi romanzi o che, addirittura, potesse costituire un evento di rottura che avrebbe portato l’autore a dedicarsi esclusivamente alla poesia e alla recitazione (si consideri la sua presenza in Near death experience, film proiettato alla 71a edizione della Mostra del Cinema di Venezia).
Con Sottomissione Houellebecq torna a concentrarsi sugli scenari tipici della sua narrativa, dando però l’impressione di aver perso qualcosa rispetto al passato: la sua potente capacità di narrare incubi presenti e futuri tipici della società occidentale sembra livellarsi, apparentemente sorpassata dall’urgenza di raccontare paure troppo contemporanee ed eccessivamente aderenti alle trame dell’attualità politica e sociale.

Di cosa parla Sottomissione? La storia è questa: in un futuro prossimo (siamo nel 2022) un partito di ispirazione islamica vince le elezioni presidenziali in Francia battendo al ballottaggio il Front National di Marie Le Pen grazie all’appoggio del sempre più abulico Partito Socialista, guidato da François Hollande.
La Francia cambia radicalmente identità: la cultura islamica prende il posto di quella illuminista e libertaria, la poligamia diviene legale, l’Unione Europea si prepara ad inglobare alcuni Paesi del Nord Africa,le strutture degli atenei pubblici vengono stravolte.
Il protagonista del romanzo è proprio un professore di letteratura della Sorbona, François, specialista di Joris-Karl Huysmans, inquietato dallo stravolgimento politico in atto e dal timore di perdere la stima e l’autorità acquisita all’interno della gerarchia universitaria.
Nel frattempo, l'uomo consuma relazioni sessuali con alcune studentesse, discute di sviluppi politici e di letteratura francese dell’Ottocento e del Novecento. Così come Huysmans diviene cattolico di seguito ad una crisi religiosa (Barbey d’Aurevilly scrisse a proposito di A ritroso - manifesto del decadentismo letterario - l’apocalittica frase: "Dopo un libro tale non resta altro all'autore che scegliere tra la canna di una pistola e i piedi della croce"), François decide di farsi musulmano: ma la sua scelta, rispetto a quella di Huysmans, è deliberatamente opportunistica, una svolta che la sua condizione privilegiata di uomo e professore universitario favorisce in un processo di adattamento altrimenti arduo e svantaggioso.Odilon_Redon

Ciò che è assente in Sottomissione, e che ci si aspetterebbe leggendo l’aletta del libro, è la percezione dello straniamento psicologico del protagonista: François è inerme come tutti i protagonisti passati di Houellebecq, ma diversamente da quelli cede alla volgarità del “nuovo” senza il lirismo e il patetismo dei personaggi di L’estensione del domino della lotta e Piattaforma.

Sono indicative per questo le descrizioni dei rapporti sessuali avuti con le sue studentesse: quasi comiche nella loro accuratezza anatomica e poco efficaci proprio perché non costituiscono per François un tentativo di avvicinamento alla vita naturale oltre la catastrofe: François sembra parteggiare per il compromesso ideologico non appena gli viene proposto quale possibile alternativa, sembra aver scelto facilmente dove e con chi stare sin da subito; il senso di “protesta metafisica” - l’unica forza rimasta ai personaggi tipici dell’autore - è qui debole, impalpabile.
E Houellebecq - il cui stile è pur sempre efficace nella sua orditura ritmica e nella sua desolante laconicità - sembra paradossalmente lontano dalla storia da lui stesso raccontata, forse perché affannato alla ricerca di un pubblico diverso o concentrato su altre idee da raccontare, a cui dare aria e tempo perché si possano sviluppare adeguatamente.Houellebecq_Near_Death

La narrazione è invece fluida ed efficace non appena Houellebecq decide di soffermarsi sulla vita universitaria, sul racconto delle passioni meschine e rarefatte di François e dei suoi colleghi: sono interessanti e divertenti (e qui sta tutta la caustica ironia conservatrice dell'autore) i riferimenti agli scrittori della letteratura francese di fine Ottocento.
Si fanno in nomi di Bernanos, di Leòn Bloy (la cui figura intellettuale non sembra attirare affatto le simpatie dell’autore), di Barbey d’Aurevilly, di Gérard de Nerval, si cita più volte Péguy nei significativi passi dedicati alla conversione di François: una buffa sequela di eccentrici e quasi dimenticati scrittori del passato, citati da personaggi ipercolti e stanchi di pensare ad altro che alle proprie faccende personali: tutto questo mentre la Francia e l’Europa cambiano velocemente faccia, nel nome di un futuro imprevedibile e angosciante.

Purtroppo Sottomissione appare eccessivamente ancorato a riferimenti relativi alla situazione politica attuale e la lettura lascia con impressioni che si potrebbero condividere con i suoi interpreti più distratti e retrivi: che i radicali cambiamenti in atto nella nostra società siano prevedibili e portatori unicamente di confusione e stordimento, che la differenza tra ideologie e religioni estremamente differenti sia in fondo relativa, che un racconto (come questo) dedicato alla noia, non possa essere nient’altro che noioso.

Recensione di Boris Stoinich

Michel HouellebecqSottomissione
Tit.or. Soumission, trad. di V. Vega
252 pp., euro 17,50 - Bompiani
ISBN 9788817150859

 


Commenti (1)

  • levin 10 feb 2015 18:34

    Il protagonista di "Sottomissione" è un moderno Des Esseintes "parigino" di berchetiana memoria,apaticamente invischiato in contrapposizioni di civiltà . Associato purtroppo a tragici avvenimenti, penso che il riuscito bel romanzo rimandi piuttosto alla leggenda dell'inquisitore di Dostoevskij

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