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Recensione

Tango a Istanbul copertina

Tango a Istanbul di Esmahan Aykol

Le ero talmente grata che evitai di rispondere per le rime. “Possiamo davvero partire dal presupposto che Nermin ti abbia raccontato la verità?”.
“No, ma possiamo partire dal presupposto che non aveva motivo di mentire. La differenza la capisci da te, vero?”.
Annuii. La mia care Lale ha un acume sorprendente. Sta raccogliendo i frutti della sua passione per i gialli. Anni e anni di letture in grado di stimolare le capacità logiche, come e più della matematica.

Kati Hirschel mi è sempre più simpatica. Così simile a una qualunque donna che osserva l’effetto del passare del tempo su se stessa con intelligenza e ironia, accettandosi per quella che è senza rinunciare alla civetteria. Kati è intelligente, è brillante, è vivace, è spiritosa. In una parola è simpatica, l’ho già detto e lo ripeto.

I romanzi di Esmahan Aykol non sono di indagine poliziesca, piuttosto di indagine dilettantistica svolta da una donna che ha superato i quarant’anni e che è appassionata di libri gialli, tanto da aver aperto l’unica libreria di Istanbul specializzata nel settore; Kati Hirschel, per l’appunto, tedesca nata in Turchia dove il padre si era rifugiato all’inizio delle leggi razziali in Germania, una sorta di Miss Marple ritoccata, più giovane, più carina, più frizzante. Con lo stesso acume, però, come si dice in quest’ultimo libro della serie (il quarto) che la vede come protagonista.

istanbul2IstanbulTango a Istanbul ha un inizio pretestuoso, una sorta di presagio: dopo tutto, non capita poi spesso a una normale cittadina di imbattersi in un delitto. Kati accompagna Fofo, il suo coinquilino gay, da una chiromante e, scettica ma curiosa, si fa leggere la mano pure lei. La chiromante si ritrae spaventata: ha visto il corpo senza vita di una donna nel futuro di Kati. Poco dopo Kati apprende che Pelin, la giovane commessa della libreria, è andata in ospedale: Nil, una sua amica di Smirne, è svenuta mentre era seduta al bar e ora è in coma. Soffriva di cuore? Si drogava? A quanto pare niente di tutto ciò, qualche spinello, sì, ma non da giustificare lo stato in cui si trova ora. È sufficiente per aguzzare la curiosità patologica di Kati che si mette sulle tracce di un possibile criminale, come un segugio, indagando sulla bella Nil che sembrava vivere molto al di sopra delle sue possibilità: appartamento splendido, quadro d’autore, vestiti e accessori firmati. Come era possibile visto che, oltre tutto, era stata licenziata sei mesi prima dal giornale per cui scriveva? Poi sono scomparse le sue chiavi di casa. E che ne è del romanzo che aveva scritto, una storia della sua famiglia, del nonno che era fuggito con un’amante greca in Argentina?

Il pregio dei romanzi di Esmahan Aykol è di essere leggeri con garbata serietà, di avere un fondo serio con l’apparenza di non essere tale: il meglio per farci riflettere senza che ce ne accorgiamo, per stuzzicare la nostra curiosità, per aprirci uno spiraglio sui retroscena della vita in Turchia. Le vicende di Nil ci parlano della storia passata della Turchia, della discriminazione e della persecuzione delle minoranze, della sempre attuale censura sulla stampa, di ricatti mafiosi anche se non firmati dalla mafia. Il tutto, però, spruzzato di frivolezza, con spuntini di appetitosi di simit (le squisite ciambelle cosparse di sesamo) e bicchierini di raki, occhi languidi di Kati e colpo di fulmine quando conosce l’intellettuale vicino di casa di Nil, l’allegria di una casa – quella di Kati – che si apre per dare ospitalità a chi dovrebbe altrimenti cercare una camera in albergo, i maneggi – non solo di Fofo – perché Kati possa rilevare il negozio accanto alla libreria per ingrandirla. Ed è con questa prospettiva, che segna il successo della nostra protagonista, che si chiude il romanzo; quando si fa anche luce su che cosa abbia causato la morte sia di Nil sia del suo amante che era stato ricoverato lo stesso giorno in ospedale in condizioni gravissime.

Un’altra cosa: se programmate un viaggio a Istanbul, acquistate pure una guida turistica ma leggete anche i romanzi di Esmahan Aykol. Vi condurranno per le strade della città, vi suggeriranno di saltare su un taxi e poi, se siete di fretta, di scendere e proseguire a piedi; vi indicheranno dove trovare i simit migliori e dove andare a bere qualcosa guardando il Bosforo. Vi ritroverete a citare, «Kati dice che…», meglio di una guida Lonely Planet.

Recensione di Marilia Piccone

Esmahan Aykol - Tango a Istanbul
Titolo originale: Tango Istanbul
Traduzione di E. Cervini
297 pag., 14,00 € - Edizioni Sellerio 2014 (La memoria)
ISBN 9788838932328


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