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Recensione

Addio a Berlino copertina

Addio a Berlino di Christopher Isherwood

Io sono una macchina fotografica con l'obiettivo aperto, completamente passiva, che registra e non pensa. Registro l'uomo che si fa la barba alla finestra dirimpetto e la donna in kimono che si lava i capelli. Un giorno tutto questo andrà sviluppato, stampato con cura, fissato.

Pubblicato nel 1939 ed edito in Italia da Garzanti nel 1966, torna oggi disponibile per Adelphi Addio a Berlino di Christopher Isherwood. "È tutto ciò che rimane di quello che, nelle mie intenzioni originarie, doveva essere uno smisurato romanzo a episodi sulla Berlino prehitleriana, che volevo chiamare The Lost", scrive l'autore nell'introduzione. Chi parla in questi sei racconti è lo stesso Christopher Isherwood, anche se, ovviamente, non dobbiamo immaginare che queste pagine siano puramente autobiografiche.
Addio a Berlino è un testo dal fascino intramontabile, che è un piacere rileggere oggi. Dall'opera sono stati tratti film e musical, tra cui il celebre Cabaret di Bob Fosse con Liza Minnelli.


Ambientato nella Repubblica di Weimar tra 1930 e 1933, Addio a Berlino è il racconto di un mondo che nel giro di pochi anni sarebbe stato spazzato via dal secondo conflitto mondiale. La Berlino dell'ascesa del nazismo è la protagonista del racconto di Isherwood, che si aggira per le strade della città e ce ne restituisce l'atmosfera, fornendoci quasi distrattamente il resoconto di una catastrofe annunciata. Quello che interessa l'autore è soprattutto l'umanità che si muove in questo contesto storico (verso il quale, peraltro, Isherwood nutre un profondo scetticismo), ripresa nella sua quotidianità. Chi riprende è proprio Christopher Isherwood, arrivato a Berlino nell'autunno del 1930 per insegnare inglese. "Io sono una macchina fotografica con l'obiettivo aperto", dichiara all'inizio di questo suo diario berlinese che ha indubbiamente caratteristiche molto cinematografiche.

Le esistenze tra le quali Isherwood si muove sono le più varie: conosciamo un'anziana affittacamere e i suoi eccentrici inquilini; Sally Bowles, un'aspirante attrice inglese che canta in un locale di Berlino; Otto, giovane proletario, che ha una relazione ambigua e travagliata con l'amico Peter e con lo stesso Christopher; Natalia Landauer, una giovane donna di ricca famiglia ebrea. I destini si intrecciano, mentre la Storia avanza e distrugge. Per tre anni Isherwood racconta vite e situazioni con cui entra in contatto, girovagando tra caffè e locali notturni frequentati da omosessuali e intellettuali, tra squallide pensioni e case signorili, tra manifestazioni e scontri. Isherwood si perde in una città seducente e viva, mentre la crisi economica piega il paese, il nazismo si afferma e l'antisemitismo dilaga.


Come a chiudere il cerchio, l'ultimo racconto ritrae la Berlino stretta dal gelo dell'inverno 1933, che abbraccia i palazzi pomposi e i locali scintillanti, e si stende su ogni cosa. "Berlino è uno scheletro dolorante per il freddo: è il mio scheletro indolenzito", scrive Isherwood che si appresta a partire e a far ritorno in Inghilterra. Hitler è ormai padrone della città. È quasi impossibile credere che tutto questo sia davvero accaduto. Soprattutto in una giornata illuminata da un tiepido sole invernale, in cui non si può davvero fare a meno di sorridere.


Christopher Isherwood - Addio a Berlino
Titolo originale: Goodbye to Berlin
Traduzione di Laura Noulian
252 pagg., 18 € - Edizioni Adelphi 2013 (Fabula)
ISBN 978-88-4592777-5


L'autore


18 aprile 2013 Di Sandra Bardotti

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