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Recensione

Mancarsi copertina

Mancarsi di Diego De Silva

"È piuttosto volgare, il buonsenso. Abbassa il livello delle aspirazioni, valuta le possibilità di successo e soprattutto quelle di fallimento, calcola. Il coraggio, la sincerità e l'istinto non hanno nessuna possibilità di resistergli, se gli dai il tempo di organizzarsi e preparare la controffensiva."

Il metodo Stanislavskij potrebbe essere utile anche in letteratura. Lo scrittore non deve "sembrare" il personaggio, ma esserlo. Solo così il lettore dimentica che la storia che sta davanti ai suoi occhi è finzione, solo così la scrittura diventa naturale, logica, vera. Solo così entriamo nella vicenda senza accorgerci che la stiamo leggendo. Un po' come quando, guardando un film, dimentichiamo che la storia è recitata da attori, che c'è una telecamera, un set e decine di tecnici e collaboratori non inquadrati.
Forse l'intenzione di De Silva era quella di rompere davvero la quarta parete e rendere percepibile la finzione, senza però darne direttamente comunicazione al lettore.


Perché certamente il De Silva che ci ha presentato e fatto amare il suo Vincenzo Malinconico è abile nel farsi dimenticare, nello scomparire dietro le parole, quando vuole. Invece in questo libro non ci fai mai scordare di essere uno scrittore che racconta una storia.
Una storia duplice, che corre parallela attraverso i due protagonisti: una donna divorziata - Irene - e un uomo vedovo - Nicola.
Il matrimonio di entrambi, finito in modi così diversi, ha un punto comune: l'essere sbagliato, infelice.

Irene ha avuto il coraggio di abbandonare il marito.
"È così che Irene ha lasciato suo marito, Mica era sicura di riuscirci. L'ha detto, è successo. Parlava e intanto fissava l'orologio sulla parete della cucina. Avesse rimandato anche di un solo giorno non l'avrebbe più fatto, perché la notte, si sa, porta consiglio."


Non cambierebbe le cose, - aveva commentato Nicola spostando lo sguardo su una caricatura di Buster Keaton appesa alla parete di fronte.
Nicola ha affrontato l'inevitabile:
"Licia, azzardando con tanta leggerezza delle previsioni sulla propria morte, aveva reso meno accidentale il fatto che un camion uscisse di strada e la investisse mentre tornava da scuola in bicicletta."


Entrambi si siedono in un bistrot, lo stesso, e condividono malinconie e speranze, ma il loro destino è mancarsi, anche se forse sarebbero fatti l'uno per l'altra.
«L’unico vero possesso dell’uomo è nelle cose che ha perduto» è la frase epigrafica di Franz Werfel che apre il libro. Una premessa che potrebbe rappresentare anche la sintesi estrema del racconto.


Diego De Silva - Mancarsi
100 pag., 10,00 € - Edizioni Einaudi 2012 (L'Arcipelago Einaudi n.197)
ISBN 978-88-06-21526-2



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19 febbraio 2013 Di Giulia Mozzato

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