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Recensione

1000 dischi per un secolo. 1900-2000 copertina
  • Merlin Enrico
  • 1000 dischi per un secolo. 1900-2000
  • Il Saggiatore
  • 2012

1000 dischi per un secolo. 1900-2000, di Enrico Merlin

Enrico Merlin ha realizzato un’opera, nel suo genere, monumentale. 1000 Dischi per un secolo, ovvero la storia della musica del ‘900. Edito da Il Saggiatore.

Complice la fine di un secolo fondamentale per la storia culturale della nostra civiltà, l’editoria musicale nell’ultimo decennio ha sviluppato, con cognizione di causa, un’immaginaria linea temporale che, da diverse angolazioni, ha spesso tentato di analizzare e ricostruire il percorso musicale che ha segnato il nostro ‘900. Chi ha analizzato la storia del rock, chi la crescita esponenziale della cultura pop, chi ha arditamente cercato di inquadrare le basi della musica jazz e della musica blues. E in questo baillame di pubblicazioni, non sempre apprezzabili, un grande impulso hanno ricevuto proprio quei libri che, attraverso l’analisi critica dei dischi pubblicati, ha cercato di mettere ordine alla letterale invasione di gruppi, produzioni, registrazioni che, in particolare, dal dopoguerra ad oggi hanno fatto del mercato discografico uno dei più redditizi di tutto il panorama culturale mondiale. È spesso divenuto compito arduo consigliare, scegliere, patrocinare libri a volte molto differenti tra loro, e non notare una generale confusione non tanto sulle scelte, quanto sull’approccio contenutistico. Proprio per questo, di tanti libri in commercio oggi, non possiamo che accogliere lo straordinario lavoro di Enrico Merlin, come uno dei più importanti, intelligenti e strutturati mai pubblicati ad oggi.   Enrico Merlin, musicista, storico della musica del ’900 e insegnante, è uno dei massimi esperti della musica di Miles Davis, di cui ha pubblicato il catalogo discografico completo. È curatore di rassegne, mostre e festival legati al mondo dell’improvvisazione. Già autore del bellissimo Bitches Brew, analisi storico comparata del capolavoro di Miles Davis, Merlin appoggiato da quelli de Il Saggiatore, ha realizzato un’opera, nel suo genere, monumentale. 1000 Dischi per un secolo, ovvero la storia della musica del ‘900.   Premesso che qualsiasi critico, intenditore o anche solo appassionato, avrà sempre da contestare le scelte incluse in un’opera di questo taglio (così è stato per ogni raccolta di recensioni o di analisi discografiche e, con ancor più precisione, è sostanzialmente impossibile scegliere una selezione di dischi che metta tutti quanti d’accordo) e che quindi non entreremo nel merito specifico delle scelte operate da Merlin, che comunque dimostrano intelligenza, lungimiranza e soprattutto un’immensa cultura personale, ciò che impressiona della grande opera merliniana è il metodo storico/scientifico applicato ad ogni singola recensione. Metodo che lo stesso autore, intervistato in eclusiva per Wuz, ci racconta:

Ho stabilito un modello di riferimento costituito dai sei parametri fondamentali sui quali ritengo sia costruita la musica del '900: timbro, dinamica, espressività, melodia, armonia e ritmo, più un settimo parametro generato dall'interazione delle parti, soprattutto quando di mezzo vi è l'improvvisazione, ossia l'interplay. Ogni opera sonora presa in esame doveva avere un alto coefficiente innovativo almeno in uno dei suddetti parametri. Mantenendo bene in vista le regole fondamentali, alcuni dischi (anche molto famosi) hanno finito con l'autoescludersi per carenza di elementi davvero innovativi.

E proprio su questo fondamento teorico, Enrico Merlin colleziona un excurus profondissimo, spesso contrassegnato da scelte musicali sorprendenti. Vengono presi in analisi dischi meravigliosi, ma spesso poco considerati dalla nomenclatura giornalistica europea, come il grande cantautore folk Davy Graham, i Red Krayola o, addirittura, la storica compilation Nuggets, sacra testimonianza della cultura sixties americana, segno questo di un percorso di ascolti, da parte dell’autore stesso, decisamente sterminato. Quanti dischi si devono ascoltare per poter scegliere un ideale best of di 1000 album?

"Devo dire di aver perso il conto dopo qualche decina di migliaia. La mia fortuna è stata quella di aver lavorato per 15 anni (fino al 2000) in un negozio di dischi che aveva come missione quello della promozione della musica «in toto». Quella è stata la mia università, un campo libero in cui potevo ascoltare qualsiasi cosa passasse di là. La mia fortuna, forse, è stata quella di essere dotato di una sana curiosità, anziché barricarmi dietro certezze o territori sicuri di genere.”

Non si stupiscano quindi i lettori se il libro apre incredibilmente con la Tosca di Puccini, e chiude con Fin de siècle dei Radiohead, degli Interpol e dei Tool, attraversando il secolo di Stockhausen, della dodecafonia, del folk,del pop, dell’hip hop, dell’heavy metal, del blues e della musica psichedelica. Ma qual è il minimo comun denominatore che accomuna queste musiche?

Credo che l'evoluzione della tecnologia abbia determinato gran parte dell'evoluzione della musica. Strumenti e tecniche di registrazione impensabili solo dieci anni prima hanno permesso sviluppi creativi inimmaginabili. Poi c'è l'aspetto legato alla produzione discografica, che ha permesso l'affermarsi della musica di matrice popolare, mentre nei secoli passati ciò che arrivava alle partiture (e quindi alla diffusione fuori dagli spazi concertistici) era quasi sempre solo il frutto della creatività dei compositori accademici.

Oltrepassiamo la scelta musicale ed entriamo nell’ambito della critica culturale: prendiamo spunto dalla recensione di Sun Ra: The Singles, nella quale Enrico Merlin evidenzia la comprensione dell’artista non attraverso le singole canzoni, quanto del progetto musicale. Scelta importante e significativa, soprattutto alla luce dell’era del download, nella quale è la canzone singola a determinare la prima, e tranchant valutazione di ogni artista, quantomeno nella cultura popular. Quale l’obiettivo dell’autore?


"Credo questa sia una mia deformazione, forse non applicabile a tutti gli appassionati di musica, ma per me è fondamentale come primo passo – ai fini della reale comprensione – la contestualizzazione dell'oggetto d'arte sonora che si sta ascoltando. Sapere cioè quando quel disco è stato inciso, chi vi ha preso parte, quale fosse il background, cosa stava succedendo contemporaneamente su altri fronti e che cosa era successo prima. Uno degli intenti primari del libro è infatti quello di aiutare il lettore-ascoltatore a ricostruire questi percorsi. Improvvisamente, se ricontestualizzati, alcuni dischi acquistano una luce completamente nuova, mentre altri molto più blasonati finiscono notevolmente ridimensionati. Un altro processo che trovo molto utile è quello di riposizionare i singoli brani in ordine cronologico di registrazione indipendentemente dall'autore - come nel libro è stato fatto per tutte le opere prese in esame in testa a ogni anno. La cronologia stretta offre spunti nuovi di riflessione. L'invito è quello di costruire playlist cronologiche autonome, prendendo spunto da quelle offerte nel libro. Quando si sono apprese le informazioni di base, allora il gioco divertente è quello di decontestualizzare il materiale utilizzando lo «shuffle selvaggio». Saltare di palo in frasca cambia nuovamente il significato di molte opere.

Ed è questo il percorso straordinario che ogni lettore dovrebbe seguire, accompagnando il lavoro di Merlin con gli ascolti paralleli. Perché è proprio nel testo critico che accompagna ogni opera, che emerge la grande capacità di interpretazione dell’opera da parte dell’autore, musicista e storico musicale di grandissima sensibilità. 1000 dischi importanti per definire un secolo, ma quali l’autore?

Per me è molto difficile rispondere, anche perché come detto, la selezione non è avvenuta seguendo principi legati al mio gusto estetico personale (insomma, bello o meno bello), quanto piuttosto attraverso l'identificazione delle opere più innovative del secolo. Dovendo operare una scelta così stretta mi trovo comunque a fare i conti con i miei gusti personali, e quindi mi trovo costretto a uscire dalle vesti più scientifiche per rientrare nei panni del musicista e dell'appassionato di musica. Ok, accetto il gioco ma, come puoi immaginare, se tu mi rivolgessi questa domanda domani, alcuni dei nomi potrebbero essere diversi. Credo che imprescindibile sia avere almeno un disco di Debussy (per esempio i Preludes nell'interpretazione di Arturo Benedetti Michelangeli). Senz'altro un Ellington d'annata (Never No Lament potrebbe funzionare) e/o l'integrale di Louis Armstrong con gli Hot Five & Hot Seven. Founder of the Delta Blues di Charley Patton o The Complete Recordings di Robert Johnson o meglio ancora la raccolta delle registrazioni di Blind Willie Johnson. Sacre du Printemps di Igor Stravinskij. OHM, l'antologia dedicata alla nascita della musica elettronica. Revolver dei Beatles. Bitches Brew di Miles Davis. Läther di Frank Zappa. Calculating Infinity dei Dillinger Escape Plan o Roots dei Sepultura. Fondamentale, disco dei dischi, è sicuramente Plunderphonics di John Oswald. Immancabile! Peraltro scaricabile gratuitamente dalla rete. Ma attenzione: per poter apprezzare davvero questo disco bisogna possedere almeno la metà dei 1000 dischi di cui si parla nel libro, più almeno altrettante scelte personali, ah ah ah!  

Sono tutte queste motivazioni a portarci ad una conclusione: se volete approfondire la storia della musica del ‘900, rivolgetevi a questo libro, autentico fondamento per una discoteca degna di tale nome.



20 dicembre 2012 Di Mario Ruggeri

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