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Recensione

Notti di guardia copertina

Notti di guardia di Giuseppe Naretto

"Se dicessi che i miei colleghi sono stati toccati dalla mia rivelazione, mentirei. In realtà a nessuno interessava perché Martinez si fosse schiantato contro quel tir e nessuno riteneva che quell’informazione avrebbe in qualche modo influenzato il suo piano terapeutico e soprattutto la sua prognosi. Inutile discutere. Forse anch’io non ci credevo molto. Mi era piaciuta l’idea. L’idea che se noi non possiamo controllare completamente molecole, mediatori chimici, cellule, che almeno lì in mezzo ci sia posto per un po’ di magia e di poesia."
Bisogna avere nervi saldi, riflessi pronti e occhio acuto, per fare il medico di Rianimazione. Saper giudicare l’urgenza di un intervento, quando si è chiamati in Pronto Soccorso, in che modo intervenire, chi chiamare in aiuto. I medici dei reparti di Rianimazione sono come angeli custodi che spiegano le ali a sbarrare il cancello della morte. Massimo Dighera è medico di Rianimazione nell’ospedale di una grande città, avrebbe tante storie da raccontare quante sono le persone che ha soccorso. Perché questo è ciò che caratterizza Massimo Dighera: l’interesse umano per i pazienti, il pensare che, se si conoscono meglio, sia anche possibile curarli meglio. Da un punto di vista clinico non è proprio così, eppure in certo qual modo un approccio come il suo serve, se non altro per non far sentire al degente che è solo una patologia indicata nel cartellino ai piedi del letto, e ai suoi famigliari che si sta facendo l’impossibile per salvare chi è loro caro.

Quando Aldo Martinez arriva in ospedale, la sua situazione è disperata: la sua auto è finita contro un autocarro e, se una Mercedes esce distrutta da uno scontro, possiamo solo immaginare in che condizioni sia chi era al volante. La meccanica dell’incidente, però, è poco chiara: perché mai Martinez ha deviato improvvisamente a sinistra, schiantandosi contro l’autocarro?

Dighera non può fare a meno di svolgere una piccola indagine - rintraccia il dottore che è arrivato sul posto con i primi soccorsi, parla con la moglie che gli dice che il marito era tornato da Londra quello stesso giorno, trova un testimone che asserisce di aver visto un motorino che ha tagliato la strada alla Mercedes. E poi telefona una giovane donna che chiede notizie, angosciatissima.

È simpatico, il dottor Dighera. È molto piacevole ascoltarlo raccontare. Prima di tutto perché non assomiglia affatto ai medici freddi e distanti che trasformano ogni ammalato in un caso e lo riducono a quello. Forse perché è giovane e non è ancora diventato cinico, non si è ancora fatto una corazza che lo difenda dalle emozioni. Massimo Dighera ci parla di sé mentre si interessa di Aldo Martinez. Non nasconde le sue debolezze - un amore in sospeso per una ragazza che è appena ritornata dall’America e a cui lui non ha ancora telefonato, un’infatuazione per la bella donna che è l’amante di Martinez (o lo è stata? Perché Martinez dà in escandescenze quando la vede nella sua stanza?). Succede dell’altro, altri dolori aspettano la moglie della vittima dell’incidente, una donna dignitosa e coraggiosa a cui, alla fine, Dighera chiede il nome. Non è strano che delle amanti si conosca sempre il nome e le mogli vengano relegate al ruolo del silenzio? E poi, quando tutto si chiarisce, Dighera ha anche la sensibilità e la saggezza di tirarsi indietro perché a volte non va bene scavare troppo, portare tutto alla luce.

Giuseppe Naretto (lui stesso medico che lavora in un reparto di Terapia Intensiva) riesce a coinvolgere il lettore in due maniere, con l’intreccio della storia che si nasconde dietro il grave incidente di cui Aldo Martinez è rimasto vittima e con il racconto della routine delle sue notti di guardia. Il lavoro del medico acquista un nuovo fascino nelle pagine del suo romanzo perché è un’occasione di crescita per chi lo esercita, una possibilità di arricchimento interiore per chi si avvicina agli altri considerandoli non solo dei corpi ma esseri umani dotati di un’anima e una mente. In più è lo stesso personaggio creato da Naretto che ci incuriosisce con i suoi problemi sentimentali irrisolti e con la dedizione al suo lavoro. E la narrativa piana, vivace, spontanea come può esserlo la lingua parlata, ci conduce nei corridoi dell’ospedale facendoci dimenticare la paura che si prova respirandone l’aria perché è come se il dottore ci prendesse per mano - e noi ci fidiamo di lui.

Giuseppe Naretto - Notti di guardia
pagg. 151, Euro 12,00 - Edizioni Ponte alle Grazie 2012 (221B)
ISBN 978-88-6220665-5


L'autore


20 novembre 2012 Di Marilia Piccone

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