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Recensione

L' L' enigma di Flatey copertina

L'enigma di Flatey di Viktor Arnar Ingólfsson

Avanzando lentamente, pensò che a prima vista quella figura assomigliava davvero a un angelo rosso, come aveva detto il piccolo Svenni. Ma quando gli si avvicinò vide che si trattava di un corpo umano seminudo e insanguinato, inginocchiato sulla tomba. Le braccia e la testa penzolavano sulla lapide bianca. Sul dorso nudo c’era qualcosa che in lontananza ricordava proprio un paio di alette. Il sangue era colato sul corpo insieme all’acqua piovana per poi seccarsi e tingerlo di rosso. Cappotto, giacca e camicia bianca gli erano stati tirati giù fino ai fianchi.

Mercoledì 1 giugno 1960. Una barca a motore con a bordo tre generazioni della stessa famiglia - nonno, figlio e nipote - attracca nella minuscola isola di Ketilsey, nel Breiðafiörður, sul lato orientale dell’Islanda. Vanno a caccia di foche. Il piccolo Nonni si allontana di corsa per un bisogno urgente, non gli importa se verrà rimproverato perché il puzzo allontana le foche. Intanto quello che scopre manda un fetore peggiore della sua cacca: c’è un uomo morto e, dalle condizioni del cadavere, deve essere lì da un pezzo.

Si entra immediatamente in un’atmosfera magica, appena si inizia a leggere L’enigma di Flatey dell’islandese Viktor Arnar Ingólfsson. Magica non perché abbia qualcosa del realismo magico alla García Márquez, ma perché ci trasporta in un mondo ai confini del mondo dove tutto sembra essersi fermato e niente, tranne le preoccupazioni della vita quotidiana, pare avere importanza. È vero che la popolazione invecchia, che sempre più giovani abbandonano l’isola di Flatey, che uno dei ragazzi del posto ascolta musica rock sognando luoghi lontani. Ma l’obiettivo più lontano a cui possono pensare i suoi genitori è traslocare a Stykkishólmur, un paesotto sulla costa sud del Breiðafiörður abitato da una manciata di abitanti in più rispetto a Flatey. La vita trascorre immutabile dalle origini del mondo, a Flatey. Si dà la caccia alle foche, si raccolgono piume di edredone, si mangia pesce o carne di pulcinella o pasticci che sembrano disgustosi al giovane Kjartan, il rappresentante del prefetto inviato sull’isola per organizzare il trasporto del cadavere a Reykjavíc. Le notizie che arrivano dal grande mondo sono scolorite a confronto dei racconti delle saghe islandesi che tutti - chi più chi meno bene - conoscono. Ecco: la morte dello sconosciuto, che viene presto identificato come il danese Gaston Lund, deve aver a che fare proprio con le antiche saghe contenute nel Libro di Flatey, il patrimonio più prezioso dell’isola di cui, purtroppo, l’originale è conservato in Danimarca da quando l’Islanda è diventata possesso danese nel 1814 (solo nel 1971 il Libro di Flatey è tornato in madrepatria, accolto da una grossa folla al porto di Reykjavíc). Perché in tasca di Lund viene trovato un foglio con una serie di 39 lettere che dovrebbe trovarsi, invece, nella copia del libro conservata nella biblioteca di Flatey. Le lettere dell’alfabeto, viste così, non hanno nessun significato e però sono la chiave per risolvere l’enigma di Flatey, una sorta di gioco inventato in passato su cui più di uno studioso (e ce n’è un altro sull’isola) si è scervellato.


E ritorniamo a parlare della magia di questo libro in cui il lettore segue il filone delle indagini (ci sarà poi un altro cadavere trovato su una tomba) che scavano nella vita degli abitanti dell’isola e, parallelamente, viene quasi messo alla prova con gli indovinelli basati sul testo delle saghe contenute nel Libro di Flatey. Alla fine di ogni capitolo viene riportato un passo del Libro con il trancio di storia che fornisce la soluzione del quesito - e sappiamo che devono essere 39 domande perché con le 39 risposte esatte si forma la risposta alla quarantesima domanda. Questo secondo testo dentro il romanzo contiene una serie di vicende tremendamente cruente (in paragone l’Omero mediterraneo racconta favole per bambini) che trovano un raggelante riscontro in alcuni dei fatti del presente.


Riesce difficile decidere quale delle due narrative di questo intrigante romanzo sia la più affascinante - se quella di un genere letterario moderno contenuta nello spazio di otto giorni o quella di un genere antichissimo che si colloca in uno spazio atemporale. Facile, invece, scegliere il protagonista assoluto de L’enigma di Flatey: l’Islanda, con i suoi paesaggi ruvidi come la gente che la abita.

Viktor Arnar Ingólfsson - L’enigma di Flatey
Titolo originale: Flateyjargáta
Traduzione di Alessandro Storti
pagg. 289, Euro 16,50 - Edizioni Iperborea 2012 (Ombre)
ISBN 978-88-7091414-6


L'autore


20 novembre 2012 Di Marilia Piccone

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