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Recensione

La La biblioteca perduta dell'alchimista copertina
  • Simoni Marcello
  • La La biblioteca perduta dell'alchimista
  • Newton Compton Editori
  • 2020

La biblioteca perduta dell'alchimista di Marcello Simoni

"Uberto fece appena in tempo a udire quell'ultima parola, prima che la sagoma di Raymond de Péreille sparisse dietro il battente di una porta. Solo allora la disperazione si impossessò del suo cuore, mentre il buio iniziava a stringersi intorno a lui.
Non poteva immaginare che poco distante da quel luogo si stessero svolgendo eventi destinati a condizionare per sempre la sua vita."




Dopo il grande successo del suo romanzo d’esordio, Il mercante di libri maledetti, Marcello Simoni, vincitore del 60° Premio Bancarella, è presente nelle librerie con la nuova avventura di Ignazio da Toledo, La biblioteca perduta dell’alchimista.

Siamo nella primavera del 1227 e il mercante di reliquie è stato convocato a Córdoba da Ferdinando III di Castiglia per un’importante missione: ritrovare la regina Bianca di Castiglia.
Andata sposa al re francese Luigi VIII, detto “il Leone” e da poco rimasta vedova, la donna ha preso di persona il controllo della Francia, vista la giovane età del delfino, ed ha continuato, con l’appoggio della Santa Sede, la crociata del marito contro l’eresia catara diffusa in Linguadoca.
La notizia del rapimento non è ancora trapelata, ed è dunque necessario agire velocemente e con circospezione ma, prima della partenza, il vecchio magister Galib – che il giorno dopo verrà trovato privo di vita, avvelenato – convince Ignazio della necessità di impossessarsi di un libro che in molti stanno cercando, il Turba Philosophorum, un antico testo in grado di svelare segreti alchemici risalenti a Pitagora.
In questa ricerca, non priva di insidie e tranelli, durante la quale le capacità investigative e deduttive del mercante di reliquie vengono messe a dura prova, tutte le tracce lo conducono al temibile Conte di Nigredo, nell’inquietante castello di Airagne, dove ogni mistero troverà infine una spiegazione.


“Sebbene fondato su una trama di pura invenzione, questo romanzo è intessuto di riferimenti politici, culturali e leggendari riguardanti il XIII secolo, ma soprattutto si nutre delle suggestioni che ho provato documentandomi sull’alchimia medievale, sui suoi aspetti simbolici e sulle ripercussioni sul fronte della religione, della filosofia e del folklore”. 

Con queste parole, Marcello Simoni, nella nota finale dell’autore, introduce un importante aspetto del suo nuovo e più maturo romanzo, che merita certamente qualche approfondimento.

La biblioteca perduta dell’alchimista non è un semplice “medieval thriller” che usa la parola “alchimia” con leggerezza: fermo restando l’intento di scrivere un romanzo popolare, ovvero di una storia votata prima di tutto all’intrattenimento, esso si basa su un alternarsi di metasemie dedicato a concetti simbolico-antropologici. Nel sotto-testo si muove infatti un intricato meccanismo.
Tanto per cominciare, la dicotomia tra Albedo e Nigredo – due degli stadi del procedimento alchemico – corrisponde alla geometria chiaroscurale degli scacchi, ed ecco infatti che ci troviamo immersi in una trama popolata da re, regine, cavalieri e prelati-alfieri, ma anche da torri, arrocchi e moltitudini di pedine inconsapevoli del loro ruolo. In questo senso, Simoni ha voluto fare un omaggio a quella corrente narrativa che da secoli si nutre di citazioni scacchistiche, da Poe a Pérez-Reverte, ma sviluppando il tema seguendo le suggestioni che derivavano da quanto letto sulla Grande Opera.

Rientra poi nel romanzo un’altra grande passione dell’autore: i labirinti:
“E il concetto di labirinto, per immediata associazione, ci porta a un bivio. In una direzione ci imbattiamo nel mito di Arianna, ovvero la filatura, simbolo dell’intuito e della sapienza femminile, ma anche della primigenia Eva, rappresentata durante il Medioevo con un fuso in mano.
Il labirinto, tuttavia, allude anche alla ricerca di noi stessi, che avviene – non senza coraggio – attraverso un viaggio “sotterraneo”, un’introspezione legata al termine alchemico-junghiano di Nigredo, ovvero l’acronimo occulto VITRIOL (Visita Interiora Terrae Rectificando Inveniens Occultum Lapidem). Ecco quindi un implicito riferimento ai culti misterici di Mithra e di Orfeo, che svolgevano i loro riti dentro delle grotte, ma ancor più all’atavica Madre Terra, che tanto si avvicina alle Vergini Nere e ai culti paganeggianti di divinità femminili (le Fate e la dea Draco) legate a luoghi dimenticati, tra spelonche e gallerie, dove scorrono fonti di acque sotterranee. Ma anche le biblioteche sono labirinti! Chiunque si sia mai avventurato dentro una di esse sa bene che aggirarsi tra gli scaffali, con la scusa di andare a caccia di un libro o di un’idea, si sta di fatto seguendo un impulso che nasce dentro noi stessi”. 


Dopo aver messo a punto questo intreccio, Simoni si è reso conto che la sua alchimia non poteva che essere una pseudo-scienza femminile e, passando dai labirinti agli scacchi, è giunto all’ennesima sovrapposizione, tra l’alchimia e l’eresia catara.
Non è un caso che i catari di Linguadoca venissero soprannominati texerant, perché per buona parte impiegati nell’arte della tessitura – dettaglio che ha risvegliato il mito di Arianna. Questi uomini maceravano il loro fisico per dare risalto alla spiritualità, e ciò somigliava troppo alla fase di purificazione alchemica (passaggio da Nigredo a Albedo) per ignorarlo. Ancora una volta, stiamo parlando del contrasto tra luce e tenebra, e se la prima è chiaramente femmina, il principio maschile non può essere che il nero Saturno legato al Plumbun nigrum.

Per concludere, ancora con le parole dell’autore:
“Questi sono gli elementi base che danno solidità all’impianto filosofico di un romanzo che parte dalla verosimiglianza storica per sfociare in uno scenario surreale, che deve molto alla simbologia e all’iconografia del Medioevo, e si basa anche sulle suggestioni nate dall’Inferno di Dante, dove i gironi che si avvitavano verso i basso mi suggerivano le spire del serpente Ouroboros.
Tuttavia, nelle vene dell’androgino ricercato da Ignazio da Toledo non scorre sangue, bensì inchiostro: l’inchiostro di un libro realmente esistito, il Turba philosophorum, che promette per davvero di trasformare il metallo vile in oro, ma soprattutto di accedere alla vera conoscenza”.


Marcello Simoni - La biblioteca perduta dell'alchimista
329 pag., 9,90 € - Edizioni Newton Compton 2012 (Nuova narrativa Newton)
ISBN 978-88-541-4148-3



l'autore



12 novembre 2012 Di Lidia Gualdoni

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