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Recensione

La La donna dei fiori di carta copertina

La donna dei fiori di carta di Donato Carrisi

“Un giorno, nel futuro”, mi diceva Guzman, “tutte le famiglie all’ora di cena avranno qualcuno che si siederà a tavola con loro e gli racconterà delle storie. Sarà una cosa normalissima, vedrai. Come avere il teatro in casa.”


Donato Carrisi si è preso una pausa dal genere ‘thriller’ che lo ha reso famoso. Dopo Il suggeritore e Il tribunale delle anime, sembra quasi che si voglia concedere semplicemente il gusto di raccontare, come i contastorie della tradizione orale di un tempo. Dopotutto la frase “Io sono l’ultimo aedo!” ritorna sulle labbra di più di uno dei personaggi del romanzo “La donna dei fiori di carta”.

La morte è presente anche in questo romanzo, ma in maniera meno inquietante di quanto lo fosse in quelli precedenti. È il 1916, si combatte sulle montagne. Sulle pendici del Monte Fumo gli austriaci difendono il loro ultimo avamposto contro i soldati italiani. Jacob Reumann, medico dell’esercito austriaco, viene mandato a parlare con un prigioniero italiano: deve farsi dire il suo nome e il suo grado. Se parlerà non sarà fucilato insieme ai suoi compagni. All’apparenza dovrebbe avere un grado abbastanza elevato da poter ottenere dal nemico uno scambio: la sua vita per quella del tenente colonnello austriaco. La conversazione tra i due uomini dura una notte- sarà interrotta da un’esplosione di gas, avrà un’appendice conclusiva ventun anni più tardi.

Jacob Reumann parla italiano, è un uomo umiliato e addolorato perché la moglie lo ha lasciato. L’italiano senza nome esordisce chiedendo al medico di ascoltare una storia alla fine della quale gli rivelerà il suo nome. Non prima che la storia abbia dato risposta a tre domande: chi è Guzman? chi sono io? chi era l’uomo che fumava sul ponte del Titanic che stava affondando?

C’è qualcosa del Calvino di Se una notte d’inverno un viaggiatore in questo romanzo di Carrisi. Perché le storie si innestano una sull’altra, quella di Guzman, quella settecentesca del capitano portoghese Rabes, quella di Davì. Si srotolano sulle volute di fumo del prezioso sigaro di Guzman - perché Guzman, il re dell’ozio, ha l’arte del fumo (attenzione, fumava l’uomo in smoking sul Titanic) e quella di raccontare storie, nonché di collezionare le storie degli altri per poi raccontarle. Storie che ci portano in tempi lontani e in paesi diversi, inseguendo il padre di Guzman che, per amore, aveva abbandonato la moglie (per amore della moglie, non per un’altra donna come la moglie sospettava), cercando la musica delle montagne in Cina (la musica incantatrice che fa innamorare la donna prescelta), scoprendo il tango in Argentina per conquistare la fanciulla di cui Guzman deve indovinare il nome per poterla sposare (e sembra di leggere una fiaba in cui il giovane è sottoposte ad ardue prove per conquistare il cuore della principessa. E potrebbe la ragazza chiamarsi in altro modo che Isabel, il nome che contiene la bellezza?), fino alla scomparsa di Guzman. Ma - e l’uomo sul Titanic? Era registrato a bordo con il nome di una persona che era già morta. Chi era allora? Un filo sottile lega la vicenda dello sconosciuto che è stato visto per l’ultima volta la notte del quattordici aprile di due anni prima, esattamente la notte del compleanno di Jacob Reumann, con quella dello stesso Reumann lì sul Monte Fumo (è un caso ma non è un caso che la montagna si chiami così) che sembra una montagna di ghiaccio (come l’iceberg che urtò il transatlantico).


Il compito di uno scrittore è quello di raccontare storie che tengano avvinto il lettore. Anche se a tratti si ha l’impressione che, scrivendo questo libro Donato Carrisi abbia colto una sfida, riesce però a stregare con storie fumose ricche di rimandi letterari, incastrate l’una dentro l’altra, sullo sfondo della prima guerra mondiale.


Donato Carrisi - La donna dei fiori di carta
pagg. 169, 11,60 € - Edizioni Longanesi 2012 (La piccola Gaja scienza)
ISBN 978-88-3043396-0


L'autore


08 maggio 2012 Di Marilia Piccone

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