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Recensione

Tre volte all'alba copertina

Tre volte all'alba di Alessandro Baricco

Si ricomincia da capo per cambiare tavolo, disse. Si ha sempre questa idea di essere capitati nella partita sbagliata, e che con le nostre carte chissà cosa saremmo riusciti a fare se solo ci sedevamo a un altro tavolo da gioco. Cambiare le carte è impossibile, non resta che cambiare il tavolo da gioco.

Tre volte all'alba è un titolo che non suonerà nuovo a chi ha letto Mr Gwyn. È il titolo di un piccolo libro dello scrittore angloindiano Akash Narayan, citato nella parte finale. Si tratta ovviamente di un libro immaginario, ma che riveste una certa importanza in Mr Gwyn. Nato come divertissement letterario, Tre volte all'alba è un lontano sequel della precedente opera narrativa, che promette "uno sguardo in più sulla curiosa vicenda di Jasper Gwyn e del suo singolare talento", ma è anche un libro dotato di completa autonomia, che può essere letto anche da coloro che non hanno mai preso in mano Mr Gwyn. Di tutto questo ci avverte Baricco in una nota iniziale. Ma non è ancora il momento di entrare nel vivo del racconto. Un altro avviso che campeggia sulla pagina bianca come un epitaffio proclama l'obiettivo di chi scrive: non perdere mai di vista perché ci troviamo qui: per la magia narrativa. Siamo in un Tempo sospeso, "che inutilmente si cercherebbe nell'esperienza quotidiana", che non ha niente a che vedere con il tempo della vita. È un Tempo che esiste solo se lo si riempie con una storia, nello spazio della nostra mente.

Due personaggi si incontreranno per tre volte nella hall o in una stanza d'albergo (un luogo chiave anche in Mr Gwyn). Ogni volta hanno età diverse e non lineari. Ogni volta sarà l'unica, la prima e l'ultima. Ogni volta percorreranno insieme, senza potersi riconosce, un breve ma significativo tratto della loro vita. Ogni volta accadrà all'alba, sotto quella luce liminare in cui tutto è possibile. La luce giusta per tornare a casa, dice l'uomo del secondo racconto, la luce migliore per sentirsi puliti e ricominciare. È la stessa luce sotto la quale Jasper Gwyn osserva i suoi modelli, con l'intenzione di "riportarli a casa". Una luce infantile, che solo le lampadine Caterina de' Medici riescono riprodurre. Alle Caterina de' Medici è dedicato il libro, e al Maestro di Camden Town, l'artigiano che fabbrica con minuziosa cura le lampadine scelte da Jasper Gwyn per illuminare il suo studio. E ora, proprio nel primo racconto di in Tre volte all'alba, troviamo l'autoritratto di Mr Gwyn.


Un uomo e una donna si incontrano nella hall di un albergo, mettono a nudo le proprie vite e si perdono.
Una ragazzina di 16 anni si ferma a parlare con il portiere di notte dell'albergo in cui soggiorna con il fidanzato, molto più vecchio di lei. 
Un bambino e una donna poliziotto stanno scappando e si stanno dirigendo verso il mare, dove c'è un uomo che non li aspetta ma che sarà pronto ad accoglierli.
Tutti sono destinati a perdersi, dopo essersi salvati a vicenda. Tutti cercheranno di guardare oltre le proprie rovine, fare la cosa giusta, mettere a posto le cose.

Tre volte all'alba
è un esercizio di stile basato quasi esclusivamente sul dialogo, e gioca sull'alternanza tra discorso diretto e indiretto, vagliandone le possibilità e gli esiti narrativi. I personaggi di Baricco, del resto, sono quello che dicono.
Tre storie, dunque, che si incrociano e si toccano per un attimo, collegate l'una all'altra e nell'insieme all'opera precedente, ma allo stesso tempo autonome sotto ogni aspetto. Anche stavolta tutto si tiene grazie alla maestria narrativa di Baricco. Ma resta sempre quell'impressione di artificialità che si avverte quando dietro ogni parola c'è un autore che ci ricorda che siamo nel suo racconto.


Alessandro Baricco - Tre volte all'alba
94 pagg., 10 € - Edizioni Feltrinelli 2012 (I narratori)
ISBN 978-88-07-01905-0


L'autore


05 aprile 2012 Di Sandra Bardotti

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