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Recensione

Di mercoledì copertina

Di mercoledì di Anna Marchesini

Le era capitato altre volte di smarrirsi, di perdere seppure per qualche istante la percezione di sé, delle cose intorno, della loro consistenza, uno strappo alla trama fitta degli istanti inesorabili dell'esistenza, si trattava di uno di quei passaggi in ombra, come fulminei inverni del tutto inattesi, attimi in cui ella si sentiva cancellare dal resto delle cose, poteva solo assistervi, non era in grado di farci nulla, anche ora ora che era accaduto, si era pericolosamente distratta.

Come tutte le settimane di mercoledì la signorina Else sale in ascensore fino al quinto piano di un vecchio palazzo. Nella sua testa i pensieri mulinellano come bandiere impazzite. Tutto il piccolo dramma della sua inquietudine e la confusione irregolare della sua vita la cattura davanti a un'immagine che non riconosce appartenerle nello specchio dell'ascensore. Da tempo le ripetevano che aveva bisogno di un aiuto medico, per riuscire finalmente a guardare in faccia la vita - quella vita sottile e profonda che sta dietro la crosta delle apparenze, quella che conta, quella che la corrodeva dentro. Ma quando, seduta di fronte alla dottoressa, era arrivato il momento di parlare, non era riuscita a spiccicare una parola. Le erano mancate del tutto le parole adatte e l'orrore di trovarsi di fronte a un'estranea si era impadronito di lei. Del resto, aveva sempre pensato di non essere capace di parlare di sé senza perdersi in particolari inutili; temeva di non potercela fare a riassumersi. Si sentiva fuori di sé, spettatrice della sua vita dall'esterno, come se tutto si muovesse solo altrove.

C'erano stati anni migliori, quando la felicità era ancora possibile e viva in lei la sensazione misteriosa di uno stato di cose importante e inspiegabile che il tempo a poco a poco le avrebbe rivelato. Quegli anni erano finiti, di colpo, con la malattia della madre, quando Else era ancora una bambina. Li avrebbe rivoluti indietro, ma non c'era niente da fare: perduta la felicità e l'innocenza, tutta la famiglia si era ammalata. Il padre era diventato un ostaggio della malattia della madre, si era chiuso in un dolore disperato e sgomento. Tutti gli adulti della sua famiglia avevano scelto di assentarsi da qualunque altra esistenza per rimanere accanto alla malata. E così avevano scelto anche per lei, la piccola Else, che non poteva scegliere da sola. Avevano permesso che il dolore catturasse la sua breve vita e la congelasse in un lutto insuperabile. Da quel momento aveva imparato a pensare che non ci sarebbero state più occasioni di felicità. C'era un prima e un dopo; intanto la vita passa e i giorni si perdono aspettando solo che passino in fretta.

Else incontrerà Zelda proprio nella sala d'attesa dello studio medico. Una donna eccentrica, emotiva, spontanea, divertente, in terapia per procura del marito. Una vita che non era mai riuscita a sbocciare. Per questo, senza figli e con un uomo freddo e disinteressato al suo fianco, si era dedicata al giardino e aveva coltivato con amore fiori di qualunque specie. Quel giardino era il luogo in cui aveva raccolto sentimenti e vocazioni che la vita non era riuscita a svelare.
Dal buio di uno stanzino, Else assisterà alla seduta di Zelda, conoscerà il brusio quotidiano della sua vita familiare, rimarrà folgorata dalla sua persona. Inizieranno a frequentarsi - due figure curiose a braccetto per la strada: Else, spilungona e trasandata, e Zelda, bassina e cicciottella - e tra le due nascerà l'amicizia, la prima amicizia del tempo adulto per Else, il primo oggetto reale emerso dall'ombra di tutto il resto.


Uno di quei mercoledì pomeriggio, Else e Zelda vengono a sapere della morte di Maria, la bella ragazza che abitava sullo stesso pianerottolo dello studio dei dottori. In silenzio quella giovane aveva vissuto una tragedia più grande di lei. Quante cose non sappiamo e non possiamo immaginare delle vite degli altri, del loro dolore segreto?
La felicità è sempre sopravvalutata. Tutti vi aspirano e la rimpiangono, tutti si affaccendano disperatamente per conquistarla come se fosse l'unico modo per tenersi attaccati alla vita. Eppure non si è mai felici come si crede.


Di mercoledì è un romanzo di esistenze sensibili, felicità perdute o mai realizzate o mai cercate, che si incrociano ed entrano in contatto per condividere una piccola porzione di vita e dolore. Anna Marchesini presenta una appassionata galleria di vite, ognuna dipinta con delicatezza, profondità e ironia, alla ricerca di un momento di armonia, un pezzo di infinito. Ognuna con la sua stanza tutta per sé, dove ritrovare il proprio centro sfuocato, un rifugio alla quotidianità del non essere.

Anna Marchesini - Di mercoledì
205 pagg., 17 € - Edizioni Rizzoli 2012 (Scala italiani)
ISBN 978-88-1705593-2


L'autrice


09 marzo 2012 Di Sandra Bardotti

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