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Recensione

Goodbye, Columbus e cinque racconti copertina
  • Roth Philip
  • Goodbye, Columbus e cinque racconti
  • Einaudi
  • 2012

Goodbye Columbus, di Philip Roth

I treni dei pendolari di Lackawanna arrivavano rombando a qualche isolato  di distanza verso nord, e mi sembrava di poterli sentire: i vagoni verdi pieni di sole, vecchi e puliti, con i finestrini che si aprivano completamente. Certe mattine, mi spingevo fino ai binari per vedere arrivare i finestrini aperti che avevano sui davanzali gomiti di vestiti tropicali e angoli di borse, proprietà degli uomini d'affari che venivano da maplewood, dalle Orange e dai sobborghi più lontani.

Goodbye, Columbus è il primo libro di Philip Roth, uscito in America nel 1959 quando lo scrittore aveva ventisei anni. Nel 1969 ne verrà realizzato un adattamento cinematografico diretto da Larry Peerce, con Richard Benjamin e Ali MacGraw. È un romanzo breve a cui vengono aggiunti cinque racconti: La conversione degli ebrei; Difensore della fede; Epstein; Non si può giudicare un uomo dalla canzone che canta; Eli, il fanatico. Nel 1989, nella prefazione per il trentennale dell’uscita di Goodbye, Columbus, Roth definirà il se stesso di quegli anni, uno scrittore embrionale, culturalmente schierato contro il filisteismo americano di quel periodo: disprezzava la rivista Time, Life, Hollywood, la televisione, la lista dei best-seller, i testi pubblicitari, il maccartismo, il Rotary Club, i pregiudizi razziali e la mentalità americana della competizione. Leggeva molto, dozzine di libri, tra cui Saul Bellow, John Cheever, Sigmund Freud, George Orwell, Erich Fromm, Joseph Conrad, Dylan Thomas, E. E. Cummings. La prima reazione del giovane scrittore embrionale all'idea che un pubblico potesse realmente interessarsi alle sue storie, era quella di stupore. In fondo Roth rilevava a tutti "segreti tribali": la tensione tra genitori e figli nelle classi medio basse del New Jersey, l'attrazione verso le shiksas ovvero le ragazze non ebree, l'abitudine di non frequentare la sinagoga. Nella sua prefazione Roth giunge alla conclusione che se non fosse diventato uno scrittore la sua separazione dalla mentalità provinciale in cui era cresciuto sarebbe stata naturale. Con la scrittura invece convivono in lui il desiderio di ripudiare e il desiderio di aggrapparsi, un senso di fedeltà e la necessità di ribellarsi, una lotta da cui sarebbe scaturita la sua fiction negli anni successivi. In Goodbye, Columbus il protagonista Neil Klugman potrebbe essere un prototipo del futuro Zuckerman. Nel breve romanzo conquista la ricca studentessa Brenda Patimkin. La differenza di classe non consentirà mai al rapporto di raggiungere una dimensione diversa da quella lussuriosa e ossessionerà i comportamenti di Neil. Tutto si svolge nel tempo di una vacanza estiva, in una dimensione sospesa, ospite, come del resto si sentirà sempre ospite Neil nel ricco quartiere di Short Hills. Tra le cinque short stories che seguono, Difensore della fede, provocò il disappunto delle comunità religiose ebraiche nei confronti di Roth. Nel racconto un sergente subisce le pressioni di un commilitone che vuole sfruttare la comune etnia per ottenere facilitazioni sotto le armi. Ne La conversione degli ebrei Roth attraverso il bambino Ozzy se la ride dell'ortodossia religiosa. Al suo esordio, il grande scrittore statunitense, rivelava già un'incontenibile curiosità per le trappole verso cui incorre l'animo umano.

Philip Roth - Goodbye, Columbus
Titolo originale: Goodbye, Columbus. And Five Short Stories
Traduzione di Vincenzo Mantovani
247 pagg., 19,50 € - Edizioni Einaudi 2012 (Supercoralli)
ISBN 9788806209575


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14 febbraio 2012  

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