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Recensione

Blacklands copertina

Blacklands di Belinda Bauer

Lo zio di Steven, Billy, il ragazzo le cui mani avevano costruito la stazione spaziale, era stato assassinato!

Lewis aveva sentito rizzarsi i peli sulle braccia, quando Steven glielo aveva detto. Come se non bastasse, era stato assassinato da un serial killer e - cosa ancora più fica - il suo corpo con tutta probabilità era stato sepolto da qualche parte a Exmoor! In quella stessa brughiera che lui, Lewis, poteva vedere dalla finestra della sua stanza!


Un bambino che stuzzica un assassino. Un bambino che non si rende conto del pericolo della situazione in cui si sta cacciando. Un assassino che sente risvegliare in sé la voglia di un bambino per poi ucciderlo, come ha fatto diciotto anni prima. Perché è da diciotto anni che Arnold Avery è in prigione per aver ucciso un numero imprecisato di bambini. Si sa solo di quelli i cui corpi sono stati ritrovati sepolti nella brughiera di Exmoor.

L’alta tensione che si avverte nella lettura di Blacklands, primo romanzo di Belinda Bauer, è singolare proprio per questo: conosciamo fin dalle prime pagine la vittima e il criminale, in qualche maniera sappiamo che ci sarà un confronto finale, anche se pare impossibile perché Avery sta scontando la pena in prigione, non c’è mistero o dubbio tranne che quello sul "come" si incontreranno i due. E se il personaggio di Arnold Avery rivela la psicologia tipica del serial killer, con i suoi riti, la modalità di approccio, il feticismo, quello del dodicenne Steven Lamb è più originale e interessante. Ci fa male al cuore, leggere della vita quotidiana di Steven Lamb, primogenito di una ragazza madre (del padre non c’è traccia), meno amato del fratellino Davey di cinque anni. Perché tutto ha inizio dalla solitudine, da una vecchia tragedia famigliare che ha trasformato la nonna di Steven in una sentinella del dolore: la nonna passa le giornate immobile alla finestra, aspettando il figlio che non ha più fatto ritorno a casa da un giorno lontano, quando aveva più o meno l’età che ha ora Steven. Regna il culto della memoria nella casa di Steven: è proibito entrare nella cameretta di zio Billy dove tutto è rimasto uguale, anche la costruzione con i mattoncini del Lego sul pavimento. Ecco com’è venuto in mente a Steven di mettersi a scavare metodicamente nella brughiera: forse, se riuscisse a trovare il corpo dello zio, la nonna avrebbe pace, l’atmosfera in casa sarebbe diversa. Ecco come gli è venuta l’idea - dopo che l’insegnante si è congratulata con lui per una lettera scritta in classe come compito - di scrivere a Arnold Avery in prigione, di fare ricerche in biblioteca nei giornali dell’epoca, di leggere sulla psicologia dei serial killer. Ed ecco come è incominciato il gioco a rimpiattino, o del gatto con il topo, con Avery che prepara la trappola in cui - ne è certo - riuscirà a far cadere Steven.

Da una parte la vita di Steven, con nonna, mamma, fratellino e gli "zii" che affiancano la mamma. Nel breve periodo in cui "zio" Jude gira per casa, tutto è diverso: Steven dimentica persino la spasmodica attesa del postino per intercettare una qualche missiva di Avery dal carcere, passa il tempo con "zio" Jude a coltivare un pezzo di giardino e l’attesa della comparsa dei germogli sostituisce quella della posta. Dall’altra parte i giorni uguali nel carcere ad alta sicurezza di Dartmoor, dove Avery è costretto alla solitudine perché si sa quale sia il trattamento riservato ai pedofili in prigione. Finché arriva un nuovo carcerato che sembra non sapere nulla, assorto com’è nella gelosia per la moglie sexy che potrebbe non avere voglia di aspettarlo. Una serie di colpi di fortuna per Avery, che li coglie al volo - non da ultimo la leggerezza con cui il direttore della prigione ha sottovalutato l’evasione: chi mai si azzarderebbe a fuggire nella brughiera? Tutti sanno che quel paesaggio brullo, con il suo microclima e le nebbie fittissime e improvvise, è un ostacolo non da poco.


C’è qualche ingenuità nella trama di Blacklands. La scrittrice, nella postfazione, dice che, in origine, questo non sarebbe dovuto essere un giallo: aveva in mente la storia di un ragazzino e della sua nonna. Poi aveva visto in televisione una madre il cui figlio era stato assassinato e si era chiesta come venisse alterata la vita di un’intera famiglia quando succedeva una cosa del genere.  Ed è questa la forza del romanzo, la sua parte più bella - l’esplorazione dei meccanismi mentali dopo la perdita più dolorosa che possa capitare ad una madre. Un’altra particolarità bellissima del romanzo è la descrizione della brughiera con i declivi coperti di erica rossa e bianca e con le nebbie improvvise - quasi una metafora del pericolo che si può nascondere ovunque.

IL LIBRO

Belinda Bauer - Blacklands
Titolo originale: Blacklands
Traduzione di Fabio Zucchella
295 pag., 17,50 euro - Edizioni Marsilio 2011 (Farfalle)
ISBN: 978-88-31-70998-9


L'AUTORE


22 novembre 2011 Di Marilia Piccone

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