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Recensione

Come dire. Galateo della comunicazione copertina

Stefano Bartezzaghi - Come dire. Galateo della comunicazione - Mondadori


La mia impressione è che sappiamo benissimo che esiste un tempo, un luogo, un contesto in cui bisogna fare ics e un tempo, un luogo, un contesto più adatti per ipsilon. A fregarci non è la teoria, è la pratica: e sappiamo che val più la pratica di quella parola che fa rima con pratica, e non è natica e neppure diplomatica.

Un galateo della comunicazione 2.0, per tempi in cui la pratica val più della teoria (ma c’è bisogno di qualcuno che metta dei punti). Virgola.
Bartezzaghi lo conosciamo. Tutti sappiamo che quel cognome è una ragione sociale, condensa in quattro sillabe interi paradigmi di enigmistica, raccoglie l’eredità di un padre che è stato croce e delizia di intere generazioni di aficionados delle parole crociate.
Da qualche anno Stefano Bartezzaghi è però anche felice divulgatore di una teoria dei giochi (di parole) che sembra per certi versi farne l’erede di Gianpaolo Dossena, scomparso nel 2009, che fu autore di libri eterogenei e bellissimi sul rapporto fra lingua, letteratura e giochi.
Dopo aver passato in rassegna (e sulle espressioni figurate come appunto “passare in rassegna” ci sarebbe da scrivere un intero libro) l’orizzonte verticale delle parole crociate, dopo aver sbeffeggiato (a volte bonariamente, altre volte con una punta di divertito sadismo) errori e strafalcioni, dopo aver compilato interi repertori di crittografie, rebus e giochi assortiti, in quest’ultimo libro Bartezzaghi analizza alcuni degli spazi di comunicazione che la contemporaneità prevede ma che  - come dire? – soffrono di una sorta di drammatica deregulation. Non basta inventare il media, si potrebbe parafrasare McLuhan. Ci vuole anche il messaggio giusto, da metterci dentro.
Cosa vuol dire giusto? Vuol dire appropriato al contesto in cui si esprime. Così, ad esempio, chiunque abbia rabbrividito almeno una volta davanti a certe prose dall’incedere bellico dei cronisti sportivi durante le telecronache delle partite di calcio, avrà più di una buona ragione per tuffarsi nella lettura di questo libro.
In “Come dire” Bartezzaghi passa in rassegna modi di dire, tic linguistici (e culturali), vezzi e malvezzi linguistici, e cerca di attualizzare alcuni precetti di buona educazione che abbiamo perso per strada man mano che i modi di comunicare cambiavano. Così, nel corso delle duecento pagine di questo eterogeneo vademecum, c’è spazio per alternare considerazioni sociologiche a aneddoti che vien voglia di leggere e rileggere.
Il telefono cellulare, ad esempio, è senz’altro cespite di malintesi, fraintendimenti e fonte inesauribile di pentimento da parte di chi ne fa un uso sconsiderato. Specialmente in ambito galante.
Ma anche la brevità epigrafica cui obbligano i limiti di lunghezza degli SMS è un fenomeno degno di essere studiato, con i cambiamenti che ha prodotto nella comunicazione spicciola fra le persone.
Altri “topics” (oltre all’uso improprio e fuori luogo di anglicismi e parole mutuate da altre lingue?): be’, ad esempio c’è un capitolo dedicato al come scrivere una e-mail; uno in cui si spiega come – quando si parla di ortografia – l’importante non sia ricordarsi proprio tutto, ma sapere a cosa prestare attenzione. E poi “come scrivere un libretto operistico” variegato e divertente repertorio retorico che attinge a tormentoni verdiani e ne mette a nudo gli intrinseci paradossi; “come compilare un menu”, dove si punta l’indice (giustamente) sulla vezzosa e insopportabile tendenza mostrata da molti ristoratori a prendersi tremendamente sul serio generando risultati grotteschi (avete mai provato ad ascoltare le “confidenze dell’orto raccolte in coccio” quando avreste solo voglia di mangiare una zuppa di verdure?).
L’acume delle osservazioni di Bartezzaghi però ha il pregio di non cadere mai fra di noi dall’alto di una torre d’avorio. Il nostro sa bene che la lingua è organismo vivo, proteiforme e inafferrabile nel suo perenne mutare e reinventare sé stessa. Se si vuole avere qualche possibilità di coglierne lo spirito più autentico, e di fotografarla in modo attendibile nel momento storico presente, gli snobismi e le puzze sotto il naso non aiutano, e anzi possono rivelarsi un ostacolo insormontabile. Ci vogliono invece orecchio, curiosità, intelligenza e passione.
Punto.

Stefano Bartezzaghi - Come dire. Galateo della comunicazione
210 pag.,  17 euro - Mondadori
ISBN 9788804611462





07 ottobre 2011  

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