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Recensione

Inés e l'allegria copertina

Inés e l'allegria di Almudena Grandes

“Non so dirti perché, ma non mi piace.”

Perché l’aria non aveva il profumo, la consistenza che avrebbe dovuto avere. Perché gli abitanti del paese non erano usciti di casa per accoglierci. Perché tutte le porte, tutte le finestre erano chiuse, e nessun bambino, nessuna donna era scesa a curiosare in strada. Perché fiutavo la loro paura attraverso il buco della serratura. Perché nessuno mi aveva abbracciato, nessuno mi aveva sorriso, nessuno aveva alzato il pugno o aveva applaudito da quando eravamo arrivati lì.


Una protagonista narratrice femminile, Inés. Un protagonista narratore maschile, il capitano Galán. Un terzo narratore ‘neutro’, la scrittrice stessa che inserisce i capitoli con i ragguagli storici, spiegando e riempiendo le lacune delle altre due narrative. Il tempo e il luogo dell’azione: una settimana alla fine di ottobre del 1944 in un luogo sui Pirenei, con un epilogo molto più tardi, dopo la morte del Caudillo Franco.

Con Inés e l’allegria Almudena Grandes ci ha dato un altro romanzo - dopo Cuore di ghiaccio - di vasto respiro. Un altro romanzo che non si limita a raccontarci una storia, ma che intende esplorare la Storia, gli anni sofferti della guerra civile, della dittatura, della paura e del silenzio.
Tra il 19 e il 27 ottobre 1944 l’esercito dell’Unione nazionale spagnola varcò la frontiera francese per invadere la valle d’Aran. Quello che i capi pensavano: era chiaro che ormai Hitler avrebbe perso la guerra, Franco restava senza sostegno, gli alleati avrebbero aiutato i repubblicani, il popolo spagnolo li avrebbe accolti con esultanza come liberatori. Quello che accadde: non arrivarono i rinforzi promessi agli uomini che avevano occupato la valle, o per una fuoriuscita di notizie o per tradimento l’effetto sorpresa venne a mancare, e quanto al sollevamento popolare… cinque anni di carceri franchiste avevano spento qualunque fantasia di libertà.


Alcune immagini scattate da Gerda Taro su diversi fronti della Guerra Civile Spagnola

Ci sono personaggi veri (la Pasionaria Dolores Ibárruri, Jesús Monzón, Carmen de Pedro e altri) e personaggi fittizi che potrebbero essere veri - i compagni d’arme di Galán, tutti rigorosamente con il nome di battaglia, e la famiglia fascista di Inés, nonché le altre donne che circondano Inés. Il Bocas che parla troppo (morirà, il Bocas, e ci saranno tanti Miguelitos a ricordarlo, perché i suoi compagni daranno il suo nome ai figli), lo Zurdo dal dolce accento delle Canarie (come Galán, anche lui incontra l’amore nella settimana sui monti), Comprendes che finisce ogni frase con la domanda, comprendes?, Montse che impara a cucinare da Inés e Virtudes che viene fucilata. E soprattutto Galán e Inés, i due protagonisti, due voci diversissime, tanto quanto la storia che hanno alle spalle. Il fratello di Inés è il delegato della Falange spagnola di Lérida, durante la guerra lei aveva allestito un ufficio del Soccorso rosso  internazionale nella grande casa di famiglia (se i suoi lo avessero saputo!), era stata tradita, rinchiusa nello spaventoso carcere di Ventas, liberata grazie al fratello che però l’aveva spedita in convento… Eppure, potevano fidarsi di lei, apparsa in groppa a un cavallo e con un cesto pieno di ciambelle, gli uomini che erano entrati in Spagna sognando di liberarla? C’è tutto il carattere di Inès in questa apparizione che fa innamorare Galán: audacia, sprezzo delle convenzioni, libertà interiore e, sì, allegria, nonostante tutto. Se fosse soltanto una storia di sesso, la storia di Inés e Galán sarebbe forse più realista ma ci appassionerebbe di meno. Invece è una storia d’amore, destinata a durare tutta la vita, nonostante le insinuazioni iniziali che Inés possa essere un’infiltrata della Falange. Quando è Inés a parlare, prevale il lato femminile della vicenda: è la prima volta che leggiamo ricette di cucina intrecciate ad amore e guerra. Quando la parola passa a Galàn, ci vengono in mente i versi di Byron in cui diceva che per una donna l’amore è tutto, per un uomo è solo una parte della vita. Perché il bel capitano, per quanto innamorato, ha altre priorità, adesso e anche dopo, quando entrambi trovano rifugio a Tolosa, la città francese prediletta dagli spagnoli in esilio.


Una frase fa da leit motiv nel romanzo di Almudena Grandes: La Storia immortale crea strani effetti quando s’intreccia con l’amore dei corpi immortali. È questa frase che spiega l’alchimia del romanzo, in equilibrio tra durezza e sentimento, azioni di guerra e fornelli in cucina, cameratismo maschile e passione d’amore, speranze ardenti e delusioni cocenti. La scrittrice ci annuncia che questo è il primo “di sei romanzi indipendenti, accomunati dallo stesso spirito e da un titolo: ‘Episodi di una guerra interminabile’.” È un progetto grandioso. Suggeriremmo però di alleggerire i prossimi romanzi di un paio di centinaia di pagine.

Almudena Grandes - Inés e l’allegria
Titolo originale: Inés y la alegría
Traduzione di Roberta Bovaia
pagg. 741, 20,00 € - Edizioni Guanda 2011 (Narratori della Fenice)
ISBN 978-88-6088484-8


L'autrice


07 ottobre 2011 Di Marilia Piccone

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