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Recensione

Dieci donne copertina

Dieci donne, di Marcela Serrano

“E il linguaggio: al tempo stesso maledetto e benedetto, che non riposa mai, che smaschera ogni cosa, che ti colloca in uno spazio preciso nel mondo, che ti attribuisce un’identità, ma che ti mette a nudo”.

È il linguaggio di “nove donne più una” che come un fuoco amico la scrittrice cilena Marcela Serrano regala con il suo nuovo romanzo edito da Feltrinelli.
“Le matte”, nove donne, tante donne, “scendono l’una dopo l’altra, e affondano pesantemente i piedi nella ghiaia quasi volessero tenerli ben saldi a terra”.
Si incontrano e chiacchierano animatamente, come se si conoscessero da una vita, nel giardino fiorito di Natasha, la loro psicoterapeuta.
Ognuna accetta il peso della valigia, ognuna accetta il peso di “essere quello che inevitabilmente è”.
Nello specchio della realtà appaiono Francisca, quarantaduenne socia di un’agenzia immobiliare che spezza la catena ereditaria, “la ripetizione”, portando in salvo ciò che è uscito dal suo ventre.
Manè che come in un film, Viale del tramonto, rimane sola, abbandonata, intenta ad incollare con “colla di farina” le figurine del suo passato.
Juana, cerettista “formica” con un deficit di attenzione, amante degli uomini, che di stanze ne vive solo due, quella della madre semi invalida e della figlia affetta da un disturbo bipolare, aspettando la pace del buio, della notte.
Simona che di anni ne ha sessantuno, che ha combattuto più della metà della sua vita per la parità dei diritti della donna, per il rispetto della differenza sino ad arrivare dove “ha scelto di essere”, senza trappole, senza dipendenze, senza cinismo.
E poi Layla, giornalista attenta ad “osservare un fenomeno, scoprirlo, sollevandone il velo, senza l’urgenza della scrittura immediata”, divorata da una maternità dagli occhi verdi e i capelli chiari, da una “spirale” difettosa e ferita, ad alto tasso alcolico.
Luisa, figlia di contadini, ancora in attesa “del ritorno a casa” del suo unico e grande amore, Carlos, ancora in ascolto di quel “silenzio” che ammazza, ancora con lo sguardo rivolto al cielo.
Guadalupe, dalla vita complicata e confusa, dalla vita diversa per gusti sessuali di cui non si vergogna, da una testa che funziona in fretta, persino troppo, tanto da non “riuscire a decifrare tutte le informazioni che l’attraversano, da mangiarsi le parole perché dentro tutto gira come un turbine, tutto è rapido e fugace”.
Andrea, giornalista televisiva di successo, manager vincente con una forte predisposizione a gestire “il potere”, divorata da un’ansia, quella della fuga, che “fugge” nell’aridità, nel deserto, Atacama. Osserva senza smettere e il paesaggio si impadronisce di lei, persino “gli uccelli in cielo, le colline dietro l’hotel che sembravano, a una certa ora, gigantesche ferite, vive, profonde, come se anno dopo anno, stagione dopo stagione, qualcuno raschiasse la loro crosta”.
Ana Rosa, figlia inconsistente della famiglia più religiosa del comune La Florida, che vive in attesa, come non fosse padrona di quello che è, come se un giorno potesse trasformarsi “in una vipera che avvelenerà il mondo, in un rettile spietato e annientatore” e tutta la sua compostezza se ne andrà alla deriva, dando conferma “che le preghiere non sono bastate e gli abusi di cui è stata vittima” l’hanno guastata per sempre.
Storie di donne, di femminilità e di solitudine. Una donna è sempre una miriade di dettagli. È sempre una molteplicità di ruoli nella costante ricerca della propria identità, che se non è perduta è ancora da svelare, da comprendere, da forgiare attraverso le parole, i gesti, le emozioni, i ricordi.
Donne che continuano a remare, come “barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato”, perchè il passato è un rifugio sicuro, è una costante tentazione”. Donne che sanno di poter andare in un unico posto: il loro futuro.

Marcela Serrano – Dieci donne
Tit.or. Diez Mujeres Trad. di Michela Finassi Parolo e Tiziana Gibilisco
285 pag., 18,00 euro - Feltrinelli libri (I narratori)
ISBN 9788807018428


l'autrice


09 settembre 2011 Di Claudia Caramaschi

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