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Recensione

I I baci mai dati copertina

I baci mai dati di Roberta Torre

"A me i suoi baci sembrano una cosa nuova: sento il calore di questi baci, l'amore che preme dalle labbra e arriva fino a me, dentro di me.
E mi piacciono questi baci, baci mai dati e mai ricevuti, baci soltanto per me."


Esce a breve distanza dall'omonimo film di cui è regista (presentato alla 67° edizione della Mostra del Cinema di Venezia, candidato a due Nastri d'argento, di cui uno proprio per il soggetto), I baci mai dati di Roberta Torre. Un romanzo breve e intenso, che amplia e arricchisce il film con l'approfondimento dei rapporti familiari e l'evoluzione psicologica e sentimentale della giovane protagonista. Resta, come tratto inconfondibile, la visionarietà e la vena evocativa che caratterizza i migliori film della Torre.

Manuela ha tredici anni e vive a Librino, estrema periferia di Catania: palazzi di cemento uno dietro l'altro contrassegnati da lettere, dove a stento arriva la posta. Sua madre Minuccia è un cane che scodinzola riconoscente. Suo padre Giovanni è un cane bastonato. Il Dio che ogni tanto le appare è un cagnolino abbandonato, perché nessuno si è mai preso cura di lui e si sente molto solo. Anche i compagni di classe sono animali dello zoo, mentre sua sorella è una scimmietta rompicoglioni. Solo Giuseppe è diverso, bello e stronzo da star male.
Una notte la grande statua bianca della Madonna nella piazza principale perde la testa. Tutti gridano e si disperano, è un presagio cattivo, ma Manuela sa dov'è, glielo ha rivelato la Madonna in persona. È nel garage dei Lo Sicco, divisa in due, dietro le tazzine di porcellana. Così Manuela diventa la ragazzina del miracolo, e tutti adesso le prestano attenzione, come si fa con un giocattolo nuovo, per chiedere un piccolo intervento divino anche per sé. Minuccia odora l'affare, e apre la casa a orde di questuanti. Ma Manuela pensa solo a Giuseppe e ai suoi baci, ha le spalle troppo piccole e fragili per sostenere tutta l'infelicità e il dolore del quartiere. Decine di persone al giorno, che vengono a chiedere un lavoro per il figlio nel supermercato sotto casa, nel turno dalle 3 alle 8 del pomeriggio, che è quello migliore; un fidanzato bello e ricco; un seno nuovo; una comparsa al Grande Fratello o in qualche trasmissione della De Filippi. Poi padri strangolati dai debiti, disoccupati, disperati, con figli e mutuo da pagare. Manuela guarda tutto quel dolore, che prima non sospettava neppure esistesse, e guarda sua madre, adesso così premurosa, come mai era stata, intascarsi rotoli di soldi da quei disgraziati. Manuela sa quanti baci ha ricevuto da sua madre. Sa il numero preciso. Venticinque, in tutta la sua vita, uno più uno meno. Baci distratti, dati quando non ne poteva fare a meno, e scordati in fretta.
Manuela non riesce più a dormire la notte. Le preghiere le rimbombano nelle orecchie. Sono tutti affamati, quelli che vanno da lei, hanno un bisogno disperato di essere ascoltati. La Madonna non le parla più. In verità, non le ha mai parlato: quel giorno aveva visto i Lo Sicco giocare a pallone in piazza e colpire la testa della Madonna, che si era staccata e rotta.
Ma alla fine le cose possono cambiare, perché il finale lo decidiamo noi. Ci costringono alla bugia, che è come una lunga notte, ma si può scegliere di rivedere la luce. Così, scappando di casa, Manuela riesce a farsi ascoltare dalla madre, a confessare la sua bugia e a sentirla, per la prima volta, madre, a sentirsi, per la prima volta, figlia. Il grande miracolo sta forse qui, nel ritrovarsi, nel recuperare affetti che parevano distrutti e perduti per sempre .


Manuela, in una scena del film I baci mai dati


Un libro e un film che parlano dell'Italia di oggi
, dei problemi quotidiani delle persone comuni, dei pericoli dell'isolamento, delle speranze che la disperazione della povera gente ripone in una fede che sconfina nella superstizione. Viene fuori, soprattutto dalle pagine del romanzo, un urgente bisogno di sacro e autenticità. Lo dimostra anche il proliferare di romanzi, saggi, pellicole che si interrogano sul ruolo della religiosità e della fede nella società del consumismo e della spettacolarizzazione: solo per citare i più recenti, Habemus Papam di Nanni Moretti e Corpo celeste di Alice Rohrwacher. Quest'ultimo condivide con il film/romanzo della Torre molti temi: le protagoniste sono due adolescenti con una famiglia sgretolata e poco presente, l'azione ha luogo in una periferia del sud Italia, le due giovani si trovano a fare i conti con una spiritualità confusa, in crisi, vicina alla superstizione. E poi c'è un "miracolo" finale, che sposta il focus su un piano diverso, in cui umano e divino confluiscono per ricordarci che il sacro sta, semplicemente, nell'amore per sé e per gli altri.


Roberta Torre - I baci mai dati
92 pagg., 16,50 € - Edizioni La Tartaruga 2011 (Narrativa)
ISBN 978-88-7738499-7


L'autrice


26 luglio 2011 Di Sandra Bardotti

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