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Recensione

Il Il caso Battisti. Un terrorista omicida o un perseguitato politico? copertina
  • Turone Giuliano
  • Il Il caso Battisti. Un terrorista omicida o un perseguitato politico?
  • Garzanti
  • 2019

Giuliano Turone - Il caso Battisti - Garzanti


Ma un'altra persona che potrebbe fare moltissimo per permettere al Paese di chiudere i conti con gli anni di piombo è, paradossalmente, Cesare Battisti. Se decidesse di riappacificarsi con il Paese, di mutare il suo atteggiamento, di assumersi le sue responsabilità, di tornare volontariamente in Italia e di accettare quella pena che - grazie alla legge Gozzini - è meno spaventosa di quanto non sembri, allora potrebbe diventare lui una sorta di catalizzatore dell'agognato superamento di quegli anni.

Italia-Brasile si gioca sul filo del fuorigioco, ultimamente, e non mancano interventi fallosi ad infiammare gli animi, da una parte e dall'altra.
È in corso uno scontro diplomatico che ha raggiunto toni inusuali, e anche se non si  può arrivare ad una vera e propria rottura – troppi sono gli interessi commerciali fra i due paesi – ci vorrà senz’altro del tempo per ricucire lo strappo che si è consumato.
Cesare Battisti è il pomo della discordia, e il caso creatosi attorno alla sua mancata estradizione, e alla successiva liberazione dalle carceri brasiliane, è un bubbone suppurante che nulla lascia intuire si sgonfierà nei prossimi mesi.
Ricordiamo le linee fondamentali di questa intricata vicenda: Cesare Battisti, di Latina, negli anni settanta partecipa alle azioni di un gruppo armato chiamato PAC (Proletari Armati per il Comunismo). Nel corso di alcune azioni svoltesi nell’arco di un anno e mezza, restano uccise diverse persone. Battisti, nello specifico, viene condannato come responsabile di quattro omicidi (tre come concorrente nell'esecuzione, uno come mandante e ideatore). Sconta un paio d’anni di carcere, dopo essere stato arrestato nel corso di un’operazione di vaste proporzioni, e riesce a fuggire. Ripara in Francia, dove vive in latitanza, prima di fuggire in Messico, ritornare successivamente in Francia, e infine – in seguito ad un’ennesima richiesta di estradizione – approdare in Brasile, dove verrà arrestato nel 2007 e rilasciato in seguito ai “fondati sospetti” - espressi dal Governo Lula e suffragati da quello attuale di Dilma Rousseff – che Battisti sia perseguitato per i suoi convincimenti politici. Cos’ha originato un simile stallo?
“È mancato qualcosa alla nostra cultura e alla nostra politica” ha detto il Presidente Napolitano in merito alla vicenda Battisti “per trasmettere e far capire davvero, il senso di ciò che accadde in quegli anni tormentosi del terrorismo”.
Vero. Verissimo, anzi: ma se questo è accaduto – nota giustamente il giornalista Turone nei capitoli conclusivi del suo libro - è perché quella comprensione è mancata in primo luogo a noi stessi, o abbiamo deliberatamente trascurato di valutarne l’impatto sulla società che siamo diventati.
Il caso di Sabina Rossa, figlia dell’operaio Guido Rossa, che fu ucciso da un commando delle Brigate Rosse per aver denunciato un collega che distribuiva in fabbrica volantini e comunicati inneggianti la lotta armata, rappresenta a tutt’oggi la strada maestra per “mettersi alle spalle” gli anni di piombo (e forse bisognerebbe promuovere uno studio sulle locuzioni che vengono usate per parlare di quegli stessi anni). Sabina Rossa, qualche anno fa, ha infatti interceduto presso giudice e tribunale competenti per testimoniare del sincero ravvedimento dell’uomo che trent’anni fa uccise suo padre. Ma questo, è ovvio, è potuto accadere solo in forza della disponibilità dello stesso Guagliardo (nel frattempo ammesso al regime di semilibertà e occupato presso una cooperativa) a incontrare Rossa e – lontano dai clamori dei media – a spiegare a quest’ultima quale fosse il clima in cui era maturata la scellerata decisione di uccidere suo padre.
La “modesta proposta” di Turone segue questa direzione. Fra le ragioni per cui il giornalista sostiene di aver scritto il suo libro, anzi, c’è proprio quella di rivolgere un appello al latitante Battisti.
È lo stesso Battisti, infatti, il quale non perde occasione per auspicare un “superamento”, che a quello stesso superamento potrebbe contribuire in modo sostanziale. Rimettendo il proprio caso nel flusso della storia cui lui pretende di appartenere: quella della lotta armata.
Senza invocare generici e inappropriati condoni di ordine morale, che non potrebbero che venire eventualmente dalle vittime, ma rimettendosi al sistema giudiziario che, solo, ha l’autorevolezza per stabilire di chi furono le responsabilità.

Giuliano Turone - Il caso Battisti
176 pag., 16,60 euro – Garzanti (Saggi)
ISBN 9788811601357



L'autore


22 luglio 2011  

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