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Recensione

Ternitti copertina

Mario Desiati -Ternitti - Mondadori


Ma la notte passò, in una distesa di gesti mancati, in una semplice ma memorabile stretta di mano, un intreccio di nocche, dita e pelle che fu la prima notte d'amore di Ippazio e Mimì.
"Pati" lo chiamò. Come veniva chiamato il santo a Tiggiano.
"Mimì, chiamami così solo quando siamo noi due".

La storia di Mimì Orlando, donna coraggiosa e dei letali uncini dell'amianto che hanno fatto strage di una generazione, diventerà presto un film. Mario Desiati, entrato in cinquina dello Strega con "Ternitti", racconta una storia che brucia.


Un lunghissimo fiume ha attraversato la frontiera tra Italia e Svizzera, negli anni settanta.
Era un torrente di persone, una marea di uomini e donne che dalla Calabria, dalla Sicilia e  dalla Puglia andavano in cerca di miglior sorte nelle fabbriche svizzere.
Alcuni sono riusciti a strappare qualche millimetro alla miseria cui erano condannati. Altri, i più fortunati, sono riusciti a garantire a sé stessi e alle proprie famiglie una vita dignitosa, più ricca; nella speranza lineare, progressiva, che ciascuna generazione avrebbe il diritto di sognare per sé: “per i miei figli le cose andranno meglio, la vita sarà più semplice”.
Ma tanti, tantissimi sono stati ingannati.
Usati come mano d’opera a basso costo per produrre profitti eccezionali, hanno sacrificato braccia, occhi, torace e polmoni a un nemico invisibile che, anno dopo anno, è penetrato dentro di loro e ha lasciato nei loro corpi un’eredità velenosa.
“Ternitti” è la storpiatura dialettale per “eternit”, la fibra d’amianto che veniva colata incandescente negli stampi, e la cui lavorazione spargeva nell’aria migliaia di sottilissimi aghi letali.
Ma “ternitti” è anche una parola salentina per indicare il tetto, ciò che sta sopra le nostre teste, e in quella paradossale, involontaria, tremenda ironia si cela parte dell’ambiguità che rende efficace il racconto di Desiati.
È la storia di una generazione che fece di necessità virtù, e che un tetto sulla testa, per quanto misero, lo poté avere solo grazie a quel lavoro, a contatto per decenni con l’amianto.
Mimì Orlando è la protagonista della storia. La incontriamo ragazzina nel 1975, al momento della sua partenza per la Svizzera, e poi sarà un salto di vent’anni a riconsegnarcela, madre di una figlia già grande, tornata definitivamente al suo paese.
Mimì rompe le convenzioni della provincia in cui vive, è una donna anticonformista, non per presa di posizione, ma per il suo modo di sentire. Questo la rende ammirata e invisa ad un tempo, nella provincia salentina alla quale ha scelto di tornare, “il mento alto e gli occhi piantati sull’orizzonte”. Gli uomini le sciamano attorno, come api attorno al miele, ma molti sono segretamente intimiditi da quella tempra volitiva e indomita.
Gli uomini di Mimì, però, rappresentano però ai suoi stessi occhi un pallido riflesso di quell’amore irripetibile che vent’anni prima, ai giorni del “ternitti” per lei è stato Ippazio, detto “Pati”.
Eredità della sua relazione con Pati è Arianna, studentessa in medicina che intrattiene con la madre un rapporto complesso, contraddittorio.
Arianna non ha mai conosciuto suo padre: una ferita profonda, insanabile, che lui ha inferto alla madre prima che lei nascesse, è sempre lì ad occupare il posto di quell’uomo, e impedisce ogni riconciliazione.
Desiati racconta una storia a cavallo di quattro decenni che è un tributo alla gente del Capo, estrema e bellissima propaggine italiana fra l’Adriatico e e lo Ionio, cosparge di sale una piaga storica troppo a lungo taciuta e, attraverso il carattere di una donna forte e ribelle, offre il risarcimento della letteratura a un’intera generazione.

Mario Desiati - Ternitti
258 pagine, 18,50 euro – Mondadori
ISBN 9788804608844



L'autore


29 giugno 2011  

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