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Recensione

L' L' assassino copertina

Georges Simenon - L'assassino - Adelphi


Quelli che piagnucolavano per paura della morte lo irritavano. Non era forse malato anche lui? Non aveva consultato dei colleghi?
Ma quello era prima. Ormai tutto era cambiato: aveva smesso di tenersi sotto osservazione e non si auscultava più i battiti del cuore; mangiava e beveva di tutto, e ogni notte si dava alla pazza gioia.


Libro scelto da Wuz in una selezione di grandi gialli

Le tragedie di un uomo comune molto spesso cominciano così, quasi per gioco.
A un certo punto la griglia ordinata e monotona dei giorni mostra l’anello che non tiene, uno scarto – all’apparenza insignificante – da quella linea fra le piastrelle del pavimento che un travet si ostina a seguire coi suoi passi, o un capello di troppo nel lavandino del bagno che condivide con la moglie da vent’anni.
È un attimo. Ma le conseguenze di quell’epifania (o di quella pazzia) sono per sempre.
Ecco che Hans Kuperus, il nome che ricorda una dermatite, le palpebre cascanti, l’aspetto nel complesso insignificante, decide che il tradimento della moglie con il presidente dell’Accademia del biliardo  (della quale anch’egli fa parte) è durato un giorno di troppo.
Allora compra una rivoltella, sale sul treno che lo porterà sul luogo dove il tradimento si consuma, e compie il suo delitto: uccide i due, e getta i loro corpi nel lago.
È martedì. Una strana euforia pizzica sottopelle il dottor Kuperus, e la consapevolezza di aver compiuto quella tratta in treno con un giorno d’anticipo rispetto al solito tran-tran è il valore aggiunto al piacere di aver spezzato la gabbia dei giorni, quella gabbia di cui tutti siamo custodi e prigionieri allo stesso tempo.
Da quel momento, libero da complessi e inibizioni, Kuperus intreccia una relazione con la florida domestica di casa, alla quale in precedenza non osava avvicinarsi per paura della moglie.
Poi si candida alla successione alla presidenza dell’Accademia del biliardo, perché il suo legittimo rappresentante – lo sa bene Kuperus – è “momentanemente irreperibile”.
Beh, si candida e - sorpresa! Viene addirittura eletto! Nulla sembra ostacolare la sua hýbris mediocre, la sua rincorsa di una tiepida, autistica felicità.
Ma qualcosa non torna: perché nessuno sembra sospettare di lui anche quando i resti dei due amanti scomparsi vengono rinvenuti e viene aperta un’inchiesta per omicidio?
Non sarà che tutti – dal panettiere che incrocia tutte le mattine, ai pazienti che riceve invariabilmente fra le sette e le undici nel suo studio, fino ad arrivare al barista dell’Accademia – conoscono la verità, sotto sotto, e fanno finta di niente al solo fine di incastrare meglio il povero Kuperus?
Instillato il sospetto, come un tarlo malevolo nel legno stolido del cervello di Kuperus, comincia l’inesorabile discesa agli inferi di quest’uomo che, nel suo consegnarsi volontariamente ad una colpa oscura, preesistente il delitto di cui si è macchiato, assume una statura kafkiana.
La bravura di Simenon è già evidente in questo romanzo giovanile, chiarissima: ogni cosa è chiamata col suo nome, ogni gesto assume nella pagina un'evidenza plastica, ogni parola dei rarefatti dialoghi ha la risonanza giusta.
Quietamente, con precisione, il narratore affila le parole come il chirurgo farebbe coi suoi bisturi, e - dopo averne saggiato il filo - affonda il suo colpo.


Georges SimenonL’assassino
Tit.or. L’assassin – Trad.Raffaella Fontana
153 pag. 16 euro – Adelphi edizioni (Biblioteca 575)
ISBN 9788845926020



L'autore


06 luglio 2011  

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