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Recensione

La La leggenda del morto contento copertina

Andrea Vitali - La leggenda del morto contento


Cessato il rintocco delle campane, il silenzio ridivenne assoluto. Per un banale orecchio, un timpano volgare. Non per quello di Lepido, che si serviva dei cinque sensi per inseguire e penetrare i meccanismi della scienza che aveva sempre covato.

Sembra, a volte, che le storie nascano nella fantasia di Andrea Vitali a partire dalla suggestione che un ricchissimo repertorio di nomi ispira all’autore.
Bisognerebbe compilare un "dizionario enciclopedico dei nomi vitaliani” (e forse qualcuno starà già pensandoci): troveremmo allora perle rare come “Lepido”, “Diomira”, “Giangenesio”,  “Onorato”, “Estenuata”,  “Eufrasia”, solo per scalfire la punta di un iceberg onomastico che forse non ha pari in nessun altro autore italiano contemporaneo.
Nel frattempo, possiamo ingannare l’attesa godendo della produzione feconda e regolare di questo narratore, che – mattone dopo mattone – costruisce un monumento all’epica bellanese con le sue storie divertite e divertenti, levigate dal languore lacustre che sembra pervadere ogni pagina, eppure saporite, come un guazzetto un po’ piccante.
Al centro delle vicende che Vitali racconta c’è sempre un aria di provincia completamente riconciliata con sé stessa, coi suoi ritmi indolenti e con i rituali di una borghesia che si perpetua nel tempo senza troppe variazioni e prospera accanto alla gente semplice e più umile che affolla le osterie e ripara le suole delle scarpe.
In “La leggenda del morto contento”, ad esempio, si racconta dell’anno 1843. Ma la sarabanda di dicerie ed equivoci innescata dalla morte di un ricco rampollo della famiglia più in vista della comunità, assieme alla scomparsa del figlio dell’ingegnere a capo dei lavori ferroviari che permetteranno di collegare Milano alla Valtellina, rappresenta per Vitali l’occasione ottima per compiere una riflessione attuale sul tema della giustizia.
A scatenare l’imprevisto, il prevalere del favonio sulla breva.
Una questione di venti, dunque; venti che increspano le acque altrimenti placide del lago; così placide da spingere due giovani vitelloni a uscire in barca, nonostante l’avvertimento dato loro in extremis dal sarto di paese, meteorologo per diletto che nella nuvola a forma di cane che scollina e si dirige verso il paese, riesce a leggere l’arrivo di una tempesta coi fiocchi.
E la tempesta arriva, infatti, scuffiando la barca e facendole fare naufragio.
Quel che seguirà sarà una storia di ordinaria corruzione, malagiustizia e vessazione, con i semplici e i più umili a fare le spese della tigna che certi signorotti locali o funzionari corrotti impiegano per tenere ben diviso il grano (loro) dal loglio (altrui).
Il tono del racconto, però, è quello che il medico condotto di Bellano ci ha abituati a conoscere e apprezzare, e anche le considerazioni amare scaturite dall'ingiustizia sono digerite e metabolizzate in dialoghi sapidi e veloci, e dall'uso di una lingua vernacolare che nella sua ricchezza sa farsi - un po' come il siciliano di Camilleri - universale.
Si ride, dunque, e più ancora di questo si sorride, con una punta di amarezza nel constatare che (come direbbe il collega siciliano) "munnu ha statu e munnu è".
C'è bisogno di tradurre?

Andrea Vitali - La leggenda del morto contento
238 pagine, 18,60 euro - Garzanti libri
ISBN 9788811681519



L'autore


18 aprile 2011  

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