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Recensione

L' L' unico figlio copertina

L'unico figlio di Anne Holt

"Me lo strinsi al seno e per la prima volta sentii di amarlo. Mio figlio aveva cinque mesi. Fino a quel momento non avevo mai provato niente per lui. Tutto era stato anormale fin dall'inizio."

Bambini. Non ci stupisce incontrare dei bambini sin dalle prime pagine del romanzo di Anne Holt. Chi ha amato le sue storie – a partire dalla prima pubblicata in Italia, Quello che ti meriti -, sa che il suo modo di raccontare l’infanzia e l’adolescenza è speciale. Ne la Dea cieca era un ragazzino, ne La vendetta era una giovanissima donna. In tutti i suoi romanzi hanno spazio indifesi, deboli, giovanissimi protagonisti. Ma forse in nessuna storia il lato oscuro dell’innocenza è così violentemente descritto come in questa, sin dalle prime pagine.
Può un neonato apparentemente normale essere già mostruosamente diverso dagli altri?
Può un dodicenne odiare profondamente, inesorabilmente il prossimo?
Può una madre accorgersi subito dopo il parto che nel figlio c’è qualcosa che non va?

Siamo in Norvegia - descritta come un luogo molto meno perfetto e sereno di quel che possiamo immaginare - dove quei bambini che per qualche motivo non possono crescere insieme ai genitori biologici vengono dati in affido. Ma i casi più disperati, quelli così distrutti, così rovinati dalla vita e da genitori inaffidabili che nessuna famiglia è in grado di affrontare, finiscono da Agnes, in un istituto alloggiato in una magnifica villa, gestito dall’Esercito della Salvezza e diretto da questa solida e decisa donna. L’ultimo arrivato è Olav, e si capisce subito che non sarà facile fargli seguire regole e piccole imposizioni. Dodicenne incredibilmente grasso e piuttosto brutto, come la madre del resto, costantemente affamato e soggetto a crisi d'ira profonde, Olav è poco più che un bambino, ma circondato da un'aura angosciosa: fa paura.
L'unica al mondo a volergli bene è la sua mamma.


Con Agnes si innesca subito una spirale di conflitto, come del resto con tutti i collaboratori della casa famiglia. L'unica a cercare costantemente un dialogo col ragazzino, riuscendoci anche parzialmente, è Maren Kalsvik, la vicedirettrice.
Quando Agnes viene trovata accoltellata nel suo ufficio mentre Olav è fuggito dalla villa, la faccenda diventa un caso di omicidio e tutti pensano che il ragazzino potrebbe essere il colpevole, anche se l'istituto nasconde segreti e gli addetti sospettano l'uno dell'altro.
Hanne Wilhelmsen, ispettore capo a Oslo, già al centro dell'inchiesta nei romanzi La vendetta e La dea cieca, affida l'indagine a un vecchio amico, Billy T., uomo corpulento, dall'aspetto al contempo pauroso e affascinante, convinto proprio da lei a tornare fare il detective dopo anni trascorsi come inflitrato alla Narcotici.


Prove? poche.
L'omicidio è avvenuto usando un coltello dell'Ikea, come nell'istituto non ce ne sono, perfettamente ripulito da qualsiasi segno di riconoscimento. Apparentemente non è stato portato via nulla e l'assassino sapeva bene muoversi in quegli spazi. Orme e impronte digitali? molte, tutte quelle degli abitanti della casa, inutili ai fini dell'indagine.
Il ragazzino? non si trova, ma gli inquirenti non possono credere che sia lui il colpevole. Piuttosto si indaga per scoprire dove sia nascosto, immaginandolo unico testimone dell'omicidio e in pericolo.
Olav: un "bambino a rovescio" che "vede del buono dove gli altri ci vedono il male e viceversa".
Olav: un bambino problematico, ma anche indifeso, aggressivo e debole, molto solo.
Olav: possibile che sia lui l'assassino?


Anne Holt - L'unico figlio
Titolo originale: Demonens dod
Traduzione di Margherita Podestà Heir
283 pag., 18,00 € - Edizioni Einaudi 2011 (Einaudi Stile Libero Big)
ISBN 978-88-06-19899-2



L'autrice



06 aprile 2011 Di Giulia Mozzato

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