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Recensione

Il Il Grande Scomunicato copertina

Il Grande Scomunicato di Luca Di Fulvio

Per assurdo fu proprio la purezza che gli stava intorno, così chiara e intelligibile, che lo consacrò definitivamente al male. Non è possibile dire se sarebbe cambiato in meglio se solo avesse potuto partecipare almeno marginalmente a quella pace. L'unica cosa certa è che, senza rendersene conto, sapendosi così fatalmente estraneo, decise di portare il fuoco della civiltà a quella gente, di addomesticarla al dolore, al dispiacere, alle disgrazie, all'infelicità. Decise, in una parola, di umanizzarli.

Il booktrailer di Silvio Muccino

Leggi l'intervista all'autore:
Luca Di Fulvio e Vincenzo Salemme: il Male e il nostro bisogno di Rivoluzione


Il mondo è "ottimo e perfetto" perché contiene in sé tutti "i mali possibili", concludono Momo e Prometeo nell'operetta morale leopardiana La scommessa di Prometeo. L'uomo, creatura meravigliosa, sublime invenzione, è capace di tutto il male che può immaginare, perché il male fa parte della sua stessa natura ed è radicato nel suo essere. Non c'è nuova acquisizione che non celi in sé il germe della corruzione.
Gli uomini erano esseri puri e beati nell'Eden remoto che non conosceva il male, l'ingiustizia, la malattia, il risentimento, il dolore, prima che l'invidia degli Dei seminasse nei loro animi il seme funesto della speranza di ricongiungersi alla luce. Così racconta il mito.


Il Grande Scomunicato di Luca Di Fulvio è una rivisitazione allegorica del mito prometeico e della tradizione mitica occidentale. Il Grande Scomunicato è un uomo potente, crudele, scellerato. Il suo nome è andato perso, ma si sa che è nato cento anni dopo la scoperta delle Americhe. È vissuto, quindi, nel Seicento, il secolo terribile dell'Inquisizione e della peste. Fin da giovane cresce in lui il germe della malvagità, e inizia la sua ascesa nella Città Santa, diventando uno degli uomini più vicini al Papa. Ma presto uno scandalo lo condanna ad abbandonare il suo prestigio e a vagare per l'eternità senza trovare pace.
Un giorno il Grande Scomunicato giunge in una terra deserta, incontaminata dal virus letale sparso dagli Dei sugli uomini, dove vivono dodici coppie di "mentecatti" che si nutrono solo di zuppa di farro e fagioli e non conoscono il male, la malattia e il trascorrere del tempo. Non ci vorrà molto perché il Male che alberga nell'animo del Grande Scomunicato si risvegli e inizi a tessere la sua rete malvagia su quel gruppo di innocenti. Gettate le basi della sua dittatura, egli costruisce una città e condanna i suoi sudditi a vivere nel terrore, dando loro l'anima e distruggendo il loro legame naturale.
Sarà l'amore di un discendente dei mentecatti per la figlia del Grande Scomunicato, Lafemmina, a scatenare l'opposizione rivoluzionaria contro la dittatura malvagia. E solo la loro passione indicherà la via per una rinascita.


Luca Di Fulvio ci offre una galleria di personaggi e di temi trattati a "tinte forti", attraverso una lingua che non conosce esitazioni e sfumature, a tratti molto suggestiva e poetica. Il Grande Scomunicato, maestoso personaggio, rappresenta il male assoluto, e proprio nella sua assolutezza è l'unico che mette in atto la totalità del suo essere. A differenza dei Mentecatti, che si lasciano assorbire e imprigionare dalle regole imposte loro, perché incapaci di avere un sogno proprio, il Grande Scomunicato è cattivo ma è anche l'unico "puro", a cui non è stata data un'anima che può corrompersi. Così nella senilità assistiamo alla sua redenzione, quando lo vediamo mangiare di nuovo il cibo degli uomini innocenti, la zuppa di farro e fagioli.
Il Male, dunque, esiste perché si possa scegliere il Bene. Qui sta il libero arbitrio dell'uomo, e solo così Lafemmina e Luis Veloce possono consapevolmente scegliere di seguire il loro sogno d'amore. Essere se stessi, in una parola, e assumersi tutta la responsabilità delle proprie azioni.
Temi molto attuali, dunque, quelli che il libro di Luca Di Fulvio echeggia, a partire dalla instabile situazione geopolitica del nostro Mediterraneo, alla crisi delle democrazie occidentali, alla corruzione politica e culturale, al leaderismo. Il discorso pubblico ci ha abituati a farci dire come dobbiamo essere, e nessuno ha il coraggio di dire chiaramente chi è e di prendersi la responsabilità delle parole che pronuncia. Inseguiamo solo i sogni di potere degli altri, e così ogni rivoluzione è destinata a fallire.


L'autore


01 aprile 2011 Di Sandra Bardotti

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