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Recensione

E disse copertina

E disse di Erri De Luca

"Non sei caduto dal cielo e la terra non è un posto per angeli in esilio. Non è il fondo di precipizio del cielo. Terra è la nostra sostanza, siamo fatti di questa e di acqua che ti verso a gocce e di aria che ti fa muovere il petto. Sei della specie umana, guardati intorno e riconosci finalmente. La terra è la nostra altezza calpestabile. Dal bordo del mare alla cima più alta è tutto quello che ci spetta. Tu sei andato molte volte lassù a cercarti il confine dove la terra smette e io sono venuto con te. Abbiamo la stessa esperienza, la cima è un vicolo cieco dal quale si deve semplicemente tornare indietro. Lassù la terra non ha altro da aggiungere."

Entriamo nel sacco amniotico e ne usciamo, ripercorriamo la storia degli esseri viventi e arriviamo alla fine, tocchiamo ogni parte del nostro corpo, ogni muscolo, lo scheletro intero, il cuore, il cervello e di nuovo siamo fuori dal corpo, fuori dal tempo, in un "immenso che sta trattenendo il fiato", all'alba di ogni religione.
Questo è il viaggio che Erri De Luca fa fare ai suoi lettori nel suo breve libro, denso però di immagini, parole, riflessioni e soprattutto sentimenti e spiritualità.
Una spiritualità attiva, di ricerca, non statica, di semplice analisi.
La ricerca è rappresentata nella metafora della scalata, la difficoltà dell'uomo bensì il primo alpinista della storia: Mosé.
È lui a riportare ai compagni le parole della divinità, in ebraico e con il loro senso originario. È lui che le ha ascoltate da Dio mentre sulla cima del monte cercava una risposta. È lui a dare regole e quotidianità alla religione ebraica, è con lui che Erri De Luca divide le pagine di questo libro, un omaggio appassionato all'essenza dell'ebraismo.


Mentre le donne attendono alle pendici del monte, la divinità detta le sue leggi al maschile: "spettava perciò agli uomini trasmettere le clausole e le righe di alleanza con la divinità. Per loro, per le donne, un'incombenza in meno".
Alle donne De Luca lascia spazio e parola, cercando di spiegare o forse di giustificare una volontà divina di differenziazione sempre meno comprensibile. Nel corteo sempre più ampio che accompagna il protagonista anche loro hanno un forte ruolo attivo.


"Io sono Iod tuo Elohìm, non ci sarà per te Elohìm altro al di sopra dei miei volti".

Ecco lentamente arrivare la parola di Dio, incisa sulla roccia della montagna miracolosamente. Ecco riscoprire il vero senso di quelle frasi, il senso originario, ben diverso da quello costruito dall'uomo successivamente.

"Non solleverai il nome di Iod tuo Elohìm per falsità."

"Niente a che vedere - scrive De Luca - con la versione che legge: non nominare invano. Chi può stabilire quando è invano quel nome sulle labbra? La divinità non intende soffocare il suo nome che risale dal petto in una voce scossa, commossa. Il suo rigo era più solenne e riguardava l'uso del suo nome in atto pubblico.

"Non ammazzerai."

"Neanche se la legge lo prevede". "Non ammazzerai. Quando il tuo scalatore, il tuo servo pastore, il tuo solo scampato allo sterminio dei neonati ebrei, uccise un egiziano: lì si accese la tua prima irruzione dentro la violenza. Tu proteggesti il vendicatore di un ebreo percosso, gli procurasti forza, fuga, impiego. Era lui il trascinatore fuori dall'Egitto, che ora sta scandendo a voce sulla roccia la consegna delle tue parole. 'Non ammazzerai': lo sta pronunciando lui che ha ucciso. E tu sei il suo mandante, l'unico che può togliere ciò che ha dato, revocare la vita che ha creato."


Nell'accampamento gli uomini e le donne leggono e capiscono i comandamenti divini, mentre l'autore resta ai margini, osservando e raccontando, com'è solito fare.


Erri De Luca - E disse
89 pag., 10,00 € - Edizioni Feltrinelli 2011 (I Narratori / Feltrinelli)
ISBN 978-88-07-01843-5



L'autore



31 marzo 2011 Di Giulia Mozzato

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