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Recensione

America amore copertina

America amore di Alberto Arbasino

"Come mai Cleopatra compare alla battaglia in pullover di cashmere celeste, con un incredibile paltò di cammello dell'anno scorso, con maniche normali, collo di leopardo, e cappuccio da sci? Chiaramente è un abito provato della Taylor, adatto a far spese di mattina in qualche via delle Repentine o delle Rabbonite: e lei lo portava arrivando sul set. Ivi le ipotesti non possono essere che due: o è stato utilizzato un provino e non la scena definitiva in costume; o nessuno si è accorto dell'errore se non quando era troppo tardi per rigirare le scene, dopo l'incendio delle triremi sullo sfondo."

Certamente quando il libro era in preparazione e la scelta delle copertina in discussione non era possibile immaginare che la nuova, mastodontica opera di Arbasino sarebbe uscita subito dopo la scomparsa di Liz Taylor. Una scelta di tempi che forse in Adelphi non avrebbero neppure voluto, a differenza di tante altre case editrici, in cui oggi si brinderebbe alla tragica concomitanza.
Liz Taylor è comunque una delle immagini più adeguate a rappresentare un momento, un'epoca, uno stile, un'idea dell'America tra gli anni Cinquanta e Sessanta dello scorso secolo.


E questo volume racconta esattamente quest'epoca con gli occhi di un italiano che, sbarcato in terra statunitense da una nave in un porto fatiscente, ai margini di una metropoli brillante e frenetica come New York, ritroverà questa schizofrenia in ogni luogo, un paese fatto di estremi, di eccessi, di eccellenze e grandi abissi.
La capacità e la fortuna portano Arbasino a essere spesso nei luoghi giusti nel momento migliore e a fare incontri straordinari anche casuali, raccontanti in queste pagine più con la leggerezza giornalistica che con la rielaborazione meditata di uno scrittore, più come un amico che ci riferisce con semplicità la sua avventura che come un intellettuale che ne racconta i meriti. In mezzo alle impressioni di quel momento, interessanti, curiose, talvolta spiazzanti se lette oggi, Arbasino sparge le meditazioni successive, mescolate, inglobate nel testo.


Arthur Schlesinger fotografato a N.Y. da J.P. Naughton

Girando pagina, tra il racconto di uno spettacolo e quello di un quartiere urbano, tra la descrizione dell'officina di montaggio della General Motors e una giornata al Jazz Festival di Newport, tra l'analisi del pensiero degli emergenti hipsters e beatniks e l'universo in fermento del Greenwich Village, tra le insegne italiane di San Francisco e le università di Berkeley e Stanford, tra East e West Coast (citando Frank Lloyd Wright "gli Stati Uniti sono un piano inclinato ove tutto rotola verso la California"), ci imbattiamo nei grandi del Novecento: Henry Kissinger, conosciuto ad Harvard come il grande economista John Kenneth Galbraith e il professore di Storia moderna Arthur Schlesinger jr collaboratore di Stevenson e Kennedy, il critico Alfred Kazin, lo scrittore Wallace Stegner (allora considerato il miglior romanziere californiano), Andy Warhol ("lo si vede generalmente di sera in uno dei suoi locali, salacce yé-yé che gestisce e lancia una dopo l'altra col suo complessino The Velvet Underground (tipo Rolling Stones più accalorati e frenetici), e la cantante 'fatalona' Nico e proiezioni allucinatorie-psichedeliche alle pareti, delicate e coloratissime, magari con riflettori azionati dalla bellissima Benedetta" [Barzini, sorellastra di Giangiacomo Feltrinelli, ndr.]) e poi i pundits, come Dwight Macdonald o Mary McCarthy, moglie di Edmund Wilson, cioè i luminari che godono di un grande prestigio intellettuale (forse adesso li chiameremo tuttologi), "ascoltatissimi da un pubblico ingenuo e ansioso di farsi spiegare 'cosa pensare' su un problema o su un altro, perché da soli non ci riescono, e quindi lo si chiede agli altri, come del resto la gente compra un sapone soprattutto se è preferito da Elizabeth Taylor".
Nulla è cambiato.



Grande appassionato dello spettacolo, Arbasino ha trascorso molto tempo tra le sale di Broadway, dove "il teatro appare lontano dalla vita letteraria". Curioso leggere la sua visione dell'ideologia che sta dietro questi intrattenimenti: "Quella della commedia sentimentale settecentesca a lieto fine, che fa passare una serata piacevole e manda a casa il pubblico soddisfatto, con un sorriso e una lacrima". E il meglio di questa offerta enorme? Il musical, naturalmente. "la forma di spettacolo che è solo americana, tipica, esemplare prodotto di collaborazione fra numerosi ingegni, di un divertimento enorme, di una vitalità pazzesca, di una bellezza da far urlare dall'entusiasmo come l'Opera italiana del primo Ottocento".
Dell'universo culturale newyorkese underground traccia un ampio ritratto nella sezione del libro intitolata Off-off.
"La grossa importanza del teatro off-off e del cinema underground negli anni Sessanta consiste proprio nell'aver dimostrato vigorosamente 'dal basso' una possibilità concreta di produzione e distribuzione dei prodotti culturali 'di minoranza' che era sempre stata clamorosamente negata 'dall'alto'."


Andy Warhol ed Edie Sedgwick a N.Y.
Straordinarie le pagine dedicate a quelli che erano gli scrittori emergenti, o poco più, del momento: Philip Roth, Norman Mailer - "scrittore giovane di buon nome, uno dei pochissimi (gli altri sono Salinger e Saul Bellow) regolarmente citati dai migliori critici quando si tratta di salvare qualcuno dalla palude del dopoguerra" - e quelle che raccontano l'approccio della generazione precedente verso la sperimentazione e la rivolta, da Ginsberg a Burroughs a Corso.
Un capitolo è speso per The Catcher in the Rye, uno a Lolita, uno alla stroncatura un po' snob del film Cleopatra ("la signorilità che si riflette in Cleopatra sembra quella della drogheria polacca e del lavandaio rumeno al primo scalino della prosperità") con una descrizione della figura di Liz Taylor decisamente critica, tranne forse per quegli occhi "assolutamente memorabili".


L'ultima parte del volume è dominata dai ritratti di trenta personaggi centrali della cultura americana del Novecento. Da Lionel Abel a Edmund Wilson passando per Updike, Gore Vidal, Ray Bradbury, Truman Capote, Kerouac, McLuhan, Easton Ellis, Ezra Pound... poche, davvero troppo poche e marginali le donne. Quasi sempre citate in riferimento a uomini. Nell'elenco figurano solo Djuna Barnes, Louise Brooks, Janet Flanner, Mary McCarthy, Dorothy Parker, Katherine Anne Porter. Sei su trenta, un po' poco davvero per un paese come gli Stati Uniti in un secolo come il XX.

Alberto Arbasino - America amore
867 pag., 19,00 € - Edizioni Adelphi 2011 (Gli Adelphi 385)
ISBN 978-88-459-2561-0



L'autore



28 marzo 2011 Di Giulia Mozzato

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