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Recensione

Io confesso copertina

Io confesso di John Grisham

Un innocente sta per essere giustiziato. Solo un criminale può salvarlo

"Senta, reverendo, io ho fatto cose terribili, ma ce n'è una in particolare che mi tormenta da parecchi anni. Devo confidarmi con qualcuno e non ho nessun altro posto dove andare. Se io le parlo di un crimine terribile che ho commesso anni fa, lei non può dirlo a nessuno?"

Grisham appartiene a quella categoria di autori anglofoni che si scelgono a scatola chiusa.
Pensandoci bene non sono tantissimi, ma sono stabili e consolidati nel tempo.
Era così per Crichton, è così per Wilbur Smith, la Cornwell, Stephen King, James Patterson, P.D. James, Frederick Forsyth, Le Carré e pochi altri.
A unirli la straordinaria capacità di creare storie avvincenti, che siano legal thriller come in questo caso o romanzi d'avventura poco importa. E, inoltre, una dote che accomuna molti altri autori anglosassoni: la capacità di scrivere dialoghi efficaci e coinvolgenti.


Forse se leggessimo le prime pagine di un romanzo come questo, scritto però da uno sconosciuto, non lo reputeremmo granché originale.
Quante volte ci è stata raccontata - o abbiamo visto in un film - la storia di un assassino che confessa (o che si dice sul punto di confessare) a un religioso - certo che questo non possa raccontare a nessun altro i fatti di cui viene a conoscenza -, il suo crimine?
Eppure c'è già nel primo capitolo del romanzo - in cui appunto vediamo un delinquente malato di tumore in fase quasi terminale, arrivare da un pastore protestante e denunciare la sua sofferenza nel vedere che un innocente sta per essere condotto alla sedia elettrica per un delitto che non ha commesso -, qualcosa che esula dalla banale ripetizione di un tratto narrativo già ampiamente svolto da altri.


E man mano che la storia procede questo quid narrativo si amplia, prende forma e riempie le pagine con prepotenza. Il criminale malato nei fatti è tutt'altro che determinato a scagionare il ragazzo nero ingiustamente imprigionato nel braccio della morte, pur mancando poche ore all'esecuzione, e la storia diventa un conto alla rovescia drammatico e travolgente verso quella che sembra una inevitabile terribile ingiustizia.
L'avvocato del ragazzo contemporaneamente sta cercando in tutti i modi di fermare i tempi dell'esecuzione, tentando di convincere un testimone - ai tempi dell'omicidio rivale in amore del giovane e dunque determinato a fargliela pagare - a ritrattare quello che ha affermato al processo.
E quando il pastore protestante si mette in contatto con lui per parlargli della possibile testimonianza del criminale assassino, non gli crede, pensando che il tutto sia frutto dell'ennesima esaltazione di un mitomane.


Mentre le ore passano e la fine del ragazzo si avvicina, l'ansia cresce accanto a un sentimento di impotenza ma anche alla rabbia e alla determinazione di tentare veramente il tutto per tutto.
Grisham riesce così a raccontare una storia credibile, avvincente, ma anche a mettere in luce una ennesima volta (molti sono gli autori americani che l'hanno fatto prima di lui) il dramma della pena capitale, le ingiustizie e la disumanità che l'accompagnano, facendo riflettere noi, ma soprattutto i suoi concittadini, sull'insensatezza e l'inutilità di questa scelta.


John Grisham - Io confesso
Titolo originale: The Confession
Traduzione di Nicoletta Lamberti
437 pag., 20,00 € - Edizioni Mondadori 2010 (Omnibus)
ISBN 978-88-04-60886-8


L'autore


24 dicembre 2010 Di Giulia Mozzato

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