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Recensione

I I privilegiati copertina

I privilegiati di Jonathan Dee

Restarono abbracciati finché scese il buio. Adam si sentiva invincibile come un martire, come un guerriero sacro. Come aveva fatto a non capirlo prima? Non esisteva niente di sbagliato, se non quello che lo era agli occhi di lei.

L’ultimo romanzo di Jonathan Dee, I privilegiati, è stato inserito dal New Yorker tra i “100 notable books of 2010”. In effetti, quella di Dee è una penna che descrive e tramanda lo spirito del nostro tempo, o almeno di questo particolare tempo dominato dalla crisi economica mondiale, con il clima di incertezza di cui è intriso, e di una specifica generazione. Come solo la grande narrativa può fare.
In Italia è edito da Neri Pozza, nella collana Bloom, con la bella traduzione di Stefano Bortolussi che riesce a trasmettere la limpida ironia dello stile dell'autore.


“I privilegiati” sono Adam e Cynthia, una coppia invidiabile della New York benestante. Sono innamorati, belli, ricchi, affascinanti, hanno un matrimonio perfetto e due figli intelligenti. Si sono sposati alla soglia dei venti anni per tagliare i ponti con le famiglie di origine di cui disprezzano la mediocrità, celebrando un matrimonio in grande stile a cui si presentano radiosi e fieramente impreparati per essere trascinati nel mondo adulto delle responsabilità. Adam e Cynthia sono un universo a sé stante che trova nella forza dell’amore l’uno per l’altra il nutrimento necessario per la sua conservazione. Un amore che è forte come un macigno, che non conosce tentennamenti, che resiste alle tentazioni della inevitabile noia coniugale. È sempre stato così, fin dai tempi del college, e le cose non cambieranno con l’arrivo dei due figli, alcuni illeciti finanziari e traffici di denaro non trasparenti, i primi segni fisici dell’avanzare dell’età, qualche problema di depressione e droga, la morte del padre di Cynthia. Un unico interesse li guida: diventare sempre più ricchi, rendere il mondo intero e gli esseri che lo abitano qualcosa di acquistabile. Eppure non esattamente di interesse si tratta, bensì di una certa forma di destino a cui non possono opporsi e che ha a che fare con l’istinto di sopravvivenza.

Questo acclamato ultimo lavoro di Jonathan Dee, professore alla Columbia University e collaboratore di importanti riviste letterarie quali il New York Times Magazine e Harper’s, è un romanzo fine e intelligente che si astiene da qualsiasi giudizio morale e si affida solo a una prosa raffinata e intrigante. Qui sta la forza del romanzo, che sospende il giudizio per lasciarsi trasportare dalla pura forza del racconto, offrendoci un ritratto intimista di una famiglia attraverso qualche decennio, fino ad arrivare alle soglie del nostro presente. Non si può ricorrere alla morale comune per giudicare un amore così autoreferenziale, un pianeta che ha leggi proprie e fa riferimento solo a se stesso. Adam lo sa, non c'è niente di sbagliato nelle sue azioni, se non quello che lo è per Cynthia. Davanti a una storia di questo genere, sarebbe troppo semplice e semplicistico usare la morale come filtro. La buona narrativa, almeno, non lo fa, perché sa mettere in campo ben altre armi e stratagemmi. Alla buona narrativa basta un senso morale artistico, che è cosa ben diversa. Jonathan Dee costruisce così un romanzo seducente su una determinata categoria di persone che tutti pensiamo di odiare, quella dei nuovi ricchi, ma della quale in realtà condividiamo molte aspirazioni. La questione, infatti, non si restringe al bisogno e al benessere economico, bensì al desiderio di sentirsi al sicuro, protetti nelle proprie case, nel calore degli affetti familiari. E ci si sente mai sufficientemente al sicuro? No, perché il successo è un dio effimero e volubile, una fortezza che la paura erode di continuo. Offrire un futuro stabile e sereno ai propri figli è lo scopo dell'agire di ogni genitore. E oggi è sicuramente più difficile costruire solide basi economiche. Per questo alla fine della lettura del romanzo Jonathan Dee ci costringe ad ammettere che molti di noi, avendone la possibilità, si comporterebbero esattamente nello stesso modo.


Jonathan Dee - I privilegiati
Titolo originale: The Privileges
Traduzione di Stefano Bortolussi
304 p., 16,50 € - Edizioni Neri Pozza 2010
ISBN 978-88-545-0441-7


L'autore


15 dicembre 2010 Di Sandra Bardotti

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